facebook twitter rss

‘Bella ciao’ in curdo e il no alla guerra della Turchia
Calcinaro e l’esempio di Fermo:
“Mobilitarsi è importante”

FERMO - In Piazza del Popolo un centinaio di persone hanno preso parte al presidio organizzato da sigle sindacali e Comitato 5 Luglio
Print Friendly, PDF & Email

di Andrea Braconi

Verrà un giorno in cui la guerra sembrerà così assurda da sembrare impossibile. E verrà un giorno in cui le Nazioni si porgeranno la mano attraverso i mari, si scambieranno i prodotti, il loro commercio, le loro industrie, le loro arti, i loro geni. E non più le proprie armi. Le parole estrapolate dallo storico discorso di Victor Hugo del 1849, in occasione del Congresso Internazionale per la Pace a Parigi, hanno riecheggiato (insieme ad una “Bella ciao” cantata in lingua curda) in una Piazza del Popolo dove un centinaio di cittadini hanno manifestato, bandiere arcobaleno in mano, la loro ferma contrarietà all’operazione militare condotta dalla Turchia di Erdogan.

Perché Fermo, attraverso l’impegno di sigle sindacali, Comitato 5 Luglio e associazionismo, ha fatto sentire nuovamente la propria voce. A sorpresa, con megafono in mano, anche il sindaco Paolo Calcinaro, che di fronte agli scenari bellici in atto (e alle imprevedibili conseguenze che ogni conflitto genera, indipendentemente dalla distanza dalle nostre coste) ha voluto ribadire come anche in un capoluogo di provincia di ridotte dimensioni sia fondamentale che la comunità si mobiliti, attraverso gesti piccoli ma di grande significato.

A richiamare le parole di Hugo, però, è stata Ombretta Morganti in rappresentanza dell’associazione Aloe, sempre presente quando c’è da ribadire un concetto chiave: il futuro è nello scambio tra popoli e nella fraternità, non nella guerra. Perché proprio il padre del Romanticismo in terra d’oltralpe (nonché attivista per i diritti umani e deputato dell’Assemblea Costituente), esattamente 170 anni fa aveva incentrato la propria disamina su un’idea di progresso basata non nel combattersi o nello scambiarsi le armi, quanto piuttosto nell’apertura alle idee e al benessere collettivo, nessuno essere umano escluso.

“La sua visione è stata una cosa meravigliosa – rimarca Morganti – ed è quella che vogliamo trasmettere oggi, soprattutto alle nuove generazioni, di fronte all’ennesima decisione di attaccare un altro popolo, con l’obiettivo di cancellarne la storia, il presente e il suo futuro”.

Al presidio erano presenti anche Cgil, Cisl e Uil, oltre ad Alessandro Metz, armatore di Mediterranea, e diversi gruppi politici della sinistra governativa ed extraparlamentare, che da un lato hanno sottolineato l’importanza strategica della Siria e le continue ingerenze nei suoi confronti da parte di diverse nazioni (a cominciare dagli Stati Uniti a guida democratica prima e repubblicana oggi) che l’hanno fatta precipitare in un drammatico conflitto interno; dall’altro è stato ricordato come proprio la Turchia stia vivendo una crisi economica fortissima e quindi il perché la guerra sia anche strumento per rigenerare consenso e fare investimenti economici, considerando la forza dell’industria bellica.

All’unisono, oltre ad una condanna ferma dell’invasione, è stato richiesto il blocco della vendita di armi alla stessa Turchia, con un richiamo alla Legge italiana 185 del 1990 che ne disciplina il commercio nei confronti di nazioni belligeranti e che perpetuino una grave violazione dei diritti umani, come sta appunto avvenendo nei confronti della popolazione curda.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti