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Ex Santa Lucia, De Grazia (Cgil):
“Il dado è tratto, ora si pensi
almeno alla variante urbanistica”

FERMO - Sull'argomento urbanistico che tiene banco in questi giorni a Fermo, interviene anche il segretario generale Cgil. Critiche all'amministrazione e invito a lavorare sulla variante, come proposto dai consiglieri Rossi e Torresi
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“Prevedibile l’esito nefasto della vicenda ex stazione di Santa Lucia, che si conclude con l’aggiudicazione dell’area, oggi in uso a Steat, all’imprenditore Mauro Cardinali, privando di fatto la città di Fermo di poter disporre di una superficie di 10mila metri quadri dove, vista l’ubicazione, il Comune avrebbe potuto realizzare un progetto di riqualificazione a lungo termine, in attesa di trovare una diversa ubicazione al deposito delle corriere della Steat”.

E’ l’affondo della Cgil, con il suo segretario generale della camera del lavoro di Fermo, Alessandro De Grazia che spiega: “Nefasto, non per il fatto che Mauro Cardinali si sia aggiudicato legittimamente l’asta, ma per gli effetti che questo produrrà per i fermani. Molti i tentativi nelle scorse settimane, da parte di comitati cittadini, associazioni, partiti politici e consiglieri d’opposizione, di convincere il sindaco Calcinaro dell’importanza, per il comune di Fermo, di venire in possesso dell’area al prezzo fissato dal demanio di 656 mila euro. Insieme al collega della Cisl Alfonso Cifani, nel corso dell’incontro con Calcinaro del 27 settembre, anche noi provammo a convincerlo della necessità di evitare che quell’area finisse in mano a privati, che il Comune avrebbe potuto accendere un mutuo, facilmente sostenibile per l’ente visto il canone d’affitto annuo pagato da Steat, che su un tema cosi importante per lo sviluppo, la viabilità e vivibilità della città avremmo auspicato un tavolo di confronto, non solo politico ma aperto alle parti sociali.

Purtroppo – aggiunge De Grazia – nessuno dei tentativi fatti ha convinto il sindaco a rivedere la sua posizione, cioè che quelle risorse dovranno essere investite in altre opere pubbliche, a suo dire, più urgenti e necessari per la città di Fermo. Tanti i dubbi e gli interrogativi, su come è stata gestita tutta la vicenda: perché il comune di Fermo non esercitò il diritto di opzione, nei termini previsti dal Demanio, che avrebbe bloccato il prezzo d’acquisto a 656 mila euro? Perché non aprire da subito un tavolo di confronto con tutti gli attori politici, economici e sociali? Quale futuro per Steat che dovrà trovare una diversa ubicazione o, in alternativa, far valere il diritto di prelazione, ma ad un prezzo più che doppio rispetto ai 656 mila euro, di per sé un danno economico alla società partecipata? Francamente le risposte, giunte a caldo dal sindaco, non ci convincono, anzi lasciano ancor più perplessi. Nessuna assunzione di responsabilità, da parte sua, anzi quasi a far credere che il fatto che l’area sia, molto probabilmente, diventata di proprietà privata sia un fatto positivo per la città. Il dado è oramai tratto o, per meglio dire, il danno è fatto. Ora si può solo correre ai ripari, come proposto da Massimo Rossi e Maria Giulia Torresi, cioè l’approvazione di una variante urbanistica urgente che vincoli il privato agli scopi di pubblica necessità. Una vicenda che lascia l’amaro in bocca e, sulla quale, questa amministrazione aveva l’onere di avere le idee chiare su cosa bisognava farci di quell’area strategica per la città di Fermo”.


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