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Area ex stazione Santa Lucia,
Articolo Uno e le domande a Calcinaro:
“Subito un consiglio comunale aperto”

FFERMO - Del Monte: "Inevitabile domandarsi a questo punto se dalla vicenda dell’area Santa Lucia per come si è svolta si dimostra da parte dell’amministrazione la capacità politica di affrontare i grandi temi irrisolti della città"
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Alessandro Del Monte

La questione dell’Area Santa Lucia, attuale deposito Steat, è giunta, purtroppo, a quell’epilogo che tutti, tranne forse il sindaco Calcinaro, speravano di evitare. Con l’assegnazione provvisoria alla ditta Cardinali per ben un milione e cinquecentocinquantamila euro, l’area, strategica per la città, come diverse volte ribadito in più occasioni, è finita in mani private. Per la ditta Cardinali sostanzialmente un’operazione filantropica a favore dei giovani. Staremo a vedere. Però, a volerla dire tutta, i conti non tornano e le domande a cui Calcinaro e la sua amministrazione dovrebbero rispondere sono molte e non tutte semplici”.

E’ il punto del coordinatore provinciale di Artico Uno Fermo Alessandro Del Monte che incalza: “La prima, la più banale. Perché il sindaco ha risposto negativamente al Demanio che lo invitava, già nel 2017, ad esercitare il diritto di opzione sull’area al prezzo di 656mila euro? Cifra a cui si sarebbe potuto far fronte tranquillamente con l’attuale affitto che la Steat paga a Demanio. Seconda domanda. Perché non ha informato della possibilità di acquisto dell’area a quel prezzo il consiglio comunale, investendolo del problema? Terza domanda. Perché il sindaco Calcinaro appena dopo l’aggiudicazione da parte della ditta Cardinali afferma che l’acquisizione dell’area da parte di un privato non è assolutamente un male, ed anzi, con le procedure di aggiudicazione ancora in corso, avendo la Steat la possibilità di chiedere il diritto di prelazione sull’area al prezzo di un milione e 550mila euro, parla di variante urbanistica ed opere compensative dando forse quasi per scontato che la Steat non avanzi il diritto di prelazione? Per contro la ditta Cardinali avrebbe ribadito la prospettiva di un grande progetto di riqualificazione con funzioni sociali e filantropiche. Ma resta da capire se il progetto includa pure costruzioni in quell’area di altro tipo e con altre destinazioni. Ora, è almeno concesso interrogarsi sulla dinamica di tutta questa vicenda? Parlare di variante ed opere compensative ad operazioni di aggiudicazione in corso, è dal punto di vista quantomeno politico corretto? E’ lecito chiedersi cosa il sindaco Calcinaro si augurasse? Due ditte con interessi contrapposti hanno portato la cifra a valori stratosferici, più del doppio della base d’asta, e la Steat non avrebbe potuto forse, qui il condizionale è d’obbligo, aderire. E ciò è o no conseguenza delle scelte politiche dell’attuale amministrazione? Uno schiaffo alla città di Fermo, alla Provincia di Fermo e ai Comuni della provincia di Fermo, tutti soci della Steat, che dovrebbero vedere nel Comune capoluogo un massimo punto di riferimento a tutti i livelli. Una politica inammissibile che potrebbe costringerli ad un potenziale ulteriore esborso di denaro per compensare scelte politiche inadeguate alla situazione ed al ruolo richiesti.

Ora, in ultima istanza, non resta che sperare che – aggiunge Del Monte – dal punto di vista procedurale in sede di assemblea dei soci, il Comune di Fermo almeno mantenga, come dichiara di voler fare, l’impegno assunto in Consiglio comunale di partecipare con il 30%, ma finalizzato alla ricapitalizzazione della Steat e per consentire alla stessa di poter esercitare il diritto di prelazione. Ciò affinché si possa tornare ad un prospettiva pubblica della questione tanto agognata da più rappresentanze nel territorio, ovvero rendere quell’area strategica e nodale per Fermo a progettualità pubblica, con la attenta delocalizzazione di una società controllata, com’è la Steat, per una realizzazione in contesto pubblico di una prospettiva più ampia di tutta una zona della città. Non è questione di demonizzare o meno i privati, che legittimamente portano avanti i propri interessi, i quali in alcune circostanze e per talune realizzazioni ben meno articolate e ben meno rilevanti per il contesto collettivo e di fondamentale sviluppo di una città, possono finanche apportare, e comunque sempre con discernimento negli equilibri, il proprio ausilio sotto forma, tipo, di opere compensative, la realizzazione di una rotatoria o di un attraversamento pedonale, ad esempio.

Stimiamo il pubblico, per sua stessa natura, ancora la massima garanzia per l’interesse collettivo, anche in virtù di una sua progettualità che riesce a tener conto di equilibri generali e specifici di sistemi in ambito complessivo. Basta scegliere da quale parte stare. Il futuro dell’area Santa Lucia è tra le questioni fondamentali per la città di Fermo, la Steat è un valore pubblico per la città di Fermo e per il territorio fermano e nessuno crediamo mostri tanta attenzione e preoccupazione per le sorti di tale complessa questione per il solo capriccio di motivi strumentali, mere opportunità politiche o peggio per il gusto di rappresaglie politiche, men che meno in chiave elettoralistica. Orbene – conclude il coordinatore di Articolo Uno, Del Monte – pensiamo sia inevitabile domandarsi a questo punto se dalla vicenda dell’area Santa Lucia per come si è svolta si dimostra da parte dell’amministrazione la capacità politica di affrontare i grandi temi irrisolti della città. Si palesa o si è sin qui palesata una visione strategica, di visione e di prospettiva per Fermo nel contesto del territorio per il ruolo determinate che la città dovrebbe avere per l’intera provincia? Un luminoso vivere politico alla giornata tra poco più che l’essenzialità di certo ordinario, una pista di ghiaccio, un concerto di Jovanotti, una sagra, un taglio di nastro e l’altro, e tanta comunicazione. Noi pensiamo sia giunto il momento si convochi urgentemente un Consiglio Comunale aperto poiché questa seria vicenda dell’area Steat emerga in tutte le sue contraddizioni e dubbi e riteniamo non possa essere derubricata quale semplice, normale ed ordinaria vicenda amministrativa. Ricordando, specie per chi rammenta la politica quella ‘antistorica’, che una volta si chiedevano, nella azione politica complessiva e su determinate questioni, le dimissioni di un sindaco per molto meno”.


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1 commento

  1. 1
    Giorgio Benni il 19 Ottobre 2019 alle 22:37

    Sicuramente l’intervento di Del Monte ha sintetizzato in modo egregio tutta la problematica relativa alla vicenda dell’area Santa Lucia attuale stazione STEAT. Calcinaro da risposte e giustificazioni del suo operato non certo all’altezza politica del ruolo che ricopre. Il suo atteggiamento alle giuste critiche, piovute da più parti, sembra più una difesa da manuale “Per l’arte di ottenere ragione ” di Schopenhauer piuttosto che una articolata e motivata disamina del Suo operato. Non un ripensamento, non un accenno di errore di valutazione che mette in seria difficoltà una controllata pubblica come la STEAT a favore di un privato che, ancorché di Fermo, non ha alzato la posta solo per filantropia, come si vorrebbe far credere, ma semplicemente per un tornaconto economico ben superiore al prezzo stabilito dall’asta. Ciò detto vorrei ricordare al nostro Sindaco che a poca distanza dalla STEAT c’è l’esempio vivente di quanto la politica del “privato è bello” esercitata in anni passati dalla giunta Di Ruscio è stata devastante per il nostro territorio. Basta alzare lo sguardo per vedere “l’ex Area Vallesi” dove è sorto un mostro di circa tredicimila metricubi che ha devastato definitivamente il centro storico e che per anni è stato abbandonato a se stesso con immobili invenduti e parcheggi “trappola” e solo grazie all’intervento e soldi pubblici è stato riqualificato e tolto alla inevitabile rovina. Sindaco Calcinaro lei è riuscito nel non facile intento di complicare tremendamente una opportunità unica e irripetibile per la città non esercitando il diritto di opzione sull’area Santa Lucia che non sarebbe costata un euro alle casse comunali, in quanto il mutuo sarebbe stato ampiamente coperto dall’affitto della STEAT solo per consentire ad un privato di mettere mano all’area e poi concordare una variante urbanistica data anche da Lei per certa in cambio magari di una rotatoria per il realizzando nuovo polo scolastico della Betti. Neppure la più fervida fantasia avrebbe potuto credere a tanto. Ora non Le resta che l’unica via d’uscita per non perdere definitivamente credibilità faticosamente conquistata con tante feste, tagli di nastri, giochi, frizzi e lazzi. Risarcisca dell’errore fatto i cittadini di Fermo e del Fermano ricapitalizzando la quota del comune di Fermo nella STEAT per consentire alla stessa di poter far fronte al diritto di prelazione. Sarebbe un gesto ancorché tardivo ma degno di un politico di rango. PS. Per le scuse alla città c’è tempo. Giorgio Benni

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