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Ritardi sul Dopo di noi e il rapporto con l’Africa
Don Franco incontra il vescovo
“Donne e giovani, siate protagonisti”

FERMANO - Intervista al fondatore della Comunità di Capodarco. Il suo invito all'incontro del 25 ottobre a Servigliano e la prospettiva di un Distretto dell’economia sociale dei Farfensi
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di Andrea Braconi

L’etichetta di parroco “resistente” sembra non abbandonarlo mai. Del Dopo di noi (l’assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, esplicitata nella legge del giugno 2016) Don Franco Monterubbianesi ha fatto una vera e propria battaglia. Perché il ritardo, spiega, è preoccupante. Soprattutto nel Fermano.

“Ho però scoperto che a Civitanova come sezione diocesana sono molto più avanzati e portano avanti questo discorso con due dottori, genitori di figli disabili. Lì c’è un bel fermento, attraverso il quale si tenta di dare ai ragazzi un processo di autonomia. Credo che la mia progettualità si possa estendere. Faranno una manifestazione che inizierà il 26 ottobre e proseguirà fino a novembre con altri incontri”.

Il giorno prima, invece, ci sarà la vostra iniziativa a Servigliano dedicata alla donne.

“Insieme a Noi Ragazzi del Mondo a promuovere questo evento c’è EWA- European Women Alliance, associazione di 2.000 donne di tutta Europa, unite nella loro forza propulsiva per la costruzione di un’Unione Europea più forte e più giusta. All’iniziativa, che si intitola ‘Donne protagoniste del nuovo welfare e del territorio’ e che si terrà venerdì 25 ottobre dalle ore 17 al Teatro Comunale di Servigliano, parteciperà anche la presidente di EWA Alessia Centioni.”

Hai affermato che, in quell’occasione, nascerà la proposta di costituire l’associazione “Donne, Famiglia per la qualità della Vita”. E in questo un ruolo importante lo giocherà quello che definisci “il gruppo operativo di Palazzo Monti”.

“Il mio invito alle donne è di seguire le mie idealità, come ho già ribadito in una lettera inviata lo scorso settembre. Ho scritto come una grande alleanza si impone oggi tra le nuove generazioni, la politica e il territorio per superare le crisi sociali e ambientali. E in questa sfida di ricostituzione delle comunità basate sulle relazioni e sull’equilibrio naturale, il protagonismo delle donne è irrinunciabile. Donne ‘generatrici dell’Umano’, con la reale parità dei diritti di partecipazione attiva, che lottano per i figli disabili, per un nuovo welfare e una nuova economia sociale.”

L’incontro, che vedrà anche la partecipazione di Meri Marziali, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, si concluderà con una tua riflessione.

“Per me sarà anche l’occasione per tessere la rete di alleanze e di azioni necessarie per il futuro di qualità dei piccoli Comuni della Montagna, per il nuovo welfare che si deve realizzare, per i quali le donne, con la loro determinazione e capacità di cura, devono diventare vere protagoniste, nelle istituzioni, nelle aziende e nell’educazione.”

Proprio con i piccoli Comuni del Fermano hai sviluppato un interessante lavoro di prospettiva.

“Nel tempo mi sono convinto dell’importanza di un Distretto dell’economia sociale dei Farfensi, che coinvolga 14 realtà del nostro territorio, con Palazzo Monti di Servigliano che deve diventare il fulcro di tutte queste attività. E con il termine economia sociale intendo anche temi come lo spopolamento dei borghi e la mancanza di sviluppo, accentuatisi con i terremoti del 2016. In questi anni ho lavorato molto con i sindaci e credo sia determinante il loro contributo, così come quello dei nostri giovani.”

E dentro, ovviamente, resta anche il Dopo di noi.

“Certamente. Con il Dopo di noi, sullo stile di Capodarco, dobbiamo dare un progetto non assistenziale, coinvolgendo i giovani che devono proteggere le fragilità dei ragazzi disabili. Dicevo dell’Anfas Civitanova, ma c’è anche Fermo e c’è l’esperienza di Grottammare (all’incontro di Servigliano parteciperà proprio la presidente Maria Lauri, a capo anche del Comitato di lotta dei genitori dei disabili delle Marche, ndr). Sono in contatto con Macerata e possiamo allargare anche la partecipazione della chiesa.”

La chiesa, appunto, che naturalmente ritroviamo in ogni tua considerazione. Un baluardo in ambito sociale, che però più volte hai stimolato a guardare oltre.

“Sono stato dal vescovo Pennacchio e finalmente la mia progettualità, a partire dal coinvolgimento dei giovani, la sta facendo sua con l’ufficio missionario diocesano, dove c’è il direttore Don Mauro. Sono stato da lui insieme a Natalia Conestà, originaria di Montecosaro, da vent’anni impegnata in Africa con una Ong: sarà lei a portare avanti il nostro rapporto con l’Africa. E ci avvarremo anche dell’aiuto di Pierluigi Bernabei, un giovane di Amandola collaboratore di Wega ed operatore sociale.”

Di quali altri temi avete parlato con Monsignor Pennacchio?

“Abbiamo parlato molto anche dello sviluppo del Servizio Civile. Occorre cambiare mentalità: i giovani, andando nel sud del mondo, possono capire meglio anche i problemi italiani. Quindi, l’esperienza internazionale puoi aiutarli su scala nazionale, a partire dal Dopo di noi. È la dimensione del mondo che fa comprendere loro quali sono le vere problematiche da affrontare. E tornando alle donne, in quella lettera ho detto: oggi le vere persone per dare una speranza ai giovani siete proprio voi. Per questo dovete essere protagoniste.”


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