“Vorrei eliminare il cliché della fiaba, umanizziamo la storia. Portiamo in primo piano i sentimenti, non solo il canto e l’immagine”. Con queste parole il celebre regista Pier Luigi Pizzi presenta la ‘sua’ Turandot’, opera con cui si aprirà il 9 novembre alle 21 la stagione d’opera del teatro fermano con la stagione 2019/202 della Fondazione Rete Lirica delle Marche. E che apertura. Poter vantare un’opera così complessa, come unanimemente riconosciuto, come la Turandot, e averla ‘firmata’ da uno dei più grandi registi e scenografi come Pizzi, non capita tutti i giorni. A lui la regia, le scene, i costumi e le luci. Legittimo dunque il vanto dell’amministrazione comunale e della Fondazione Lirica delle Marche.
Ma andiamo per ordine. Questa mattina alla rollina del teatro a presentare la prima dell’opera si sono ritrovati il sindaco Paolo Calcinaro, il regista Pier Luigi Pizzi, l’assessore alla cultura Francesco Trasatti, il presidente della Fondazione Rete Lirica delle Marche, Igor Giostra, il direttore della stessa, Luciano Messi, e il direttore d’orchestra Pietro Rizzo. Presenti anche il presidente della fondazione Carifermo, Amedeo Grilli, e quello della Carifermo, Alberto Palma. In sala anche i cantanti.
“La prima è una bellissima occasione per la nostra città, apriamo la stagione d’opera con qualcosa di unico. E lo dimostra anche il fatto che siamo quasi al tutto esaurito – l’esordio del sindaco Paolo Calcinaro – ringrazio gli artisti, tutti, per il loro prezioso apporto culturale. Non posso non ringraziare anche Palma e Grilli per la vicinanza che la Carifermo e la Fondazione dimostrano da sempre nei confronti del Comune e della città. Simili eventi portano la nostra Fermo alla ribalta internazionale. Accogliamo infatti molti appassionati anche stranieri”.
“Noi speriamo di essere all’altezza delle aspettative – l’umiltà di un ‘mostro sacro’ dell’opera come Pier Luigi Pizzi – ci stiamo confrontando con un’opera molto difficile ma bellissima. Puccini non era nelle mie corde ma mi sono ravveduto. Curai la Turandot come scenografo a Verona. A Fermo presenteremo una versione che si ferma dove è arrivato Puccini, ‘mutilata’ del finale di Alfano. E l’ho pensata anche senza interruzioni (per una durata di circa un’ora e 45 minuti) perché con la continuità e con la non frammentazione l’opera a mio avviso ci guadagna. Vorrei togliere il cliché della fiaba, umanizzando la storia. Il messaggio che l’amore domina su tutto resta comunque assoluto. Porteremo in primo piano i sentimenti, non solo il canto e l’immagine”.
“Sono davvero ottimista sulla riuscita – gli fa eco Pietro Rizzo – abbiamo degli artisti di primissimo livello. Certo, la Turandot è molto difficile, la sua scrittura richiede una miriade di colori. Oggi partiamo con le prove di scena. Abbiamo dieci giorni”.
E’ il turno della Fondazione Rete Lirica delle Marche. “Per il secondo anno riusciamo – il punto del presidente Igor Giostra – a mettere in piedi un’offerta con tre opere. La collaborazione con il Comune è eccellente. E dalla nostra c’è anche la Carifermo che fa della cultura un vessillo di promozione territoriale. Ancora mi è difficile credere che siamo riusciti a portare a Fermo uno dei più celebri e celebrati registi d’opera. E inauguriamo la stagione con un’opera simbolo che ha anche segnato la fine del magnifico percorso lirico, la più grande forza culturale per l’Italia”. “La Turandot? Complicata dalla A alla Z – aggiunge Luciano Messi – ecco perché si produce così poco. Io sono fiducioso con una squadra del genere, con gli artisti e il direttore già qui, oggi, presenti. E anche questo non è un dato poi così scontato”.
“Sono davvero orgoglioso che il legame tra Pizzi e la nostra città si consolidi – le conclusioni affidate all’assessore alla cultura Francesco Trasatti – assisteremo al frutto di un lavoro in assoluta sinergia. E proprio grazie a questa rete (Trasatti ricorda anche i riconoscimenti ricevuti dalla città per il suo sistema museale) ci apriremo al mondo. Il concetto di filiera mi è molto a cuore, dai teatri alle maestranze, senza mai perdere di vista la qualità. Possiamo contare su ben 300 abbonati, su tanti studenti che si avvicinano al teatro. Sulla collaborazione con Stefania Donzelli. E per aprirci ancor di più lanciamo anche il progetto di accessibilità” con percorsi tattili in Lis e audio descrizione per non vedenti, ipovedenti e sordi (con la Carmen, sabato 8 febbraio, e L’Italiana in Algeri il 21 marzo).
Tornando alla Turandot, appuntamento dunque il 9 novembre alle 21 al teatro dell’Aquila con l’opera di Puccini nella versione incompiuta del 1926, così come eseguita da Toscanini alla prima della Scala. A Fermo si esibirà l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Pietro Rizzo. Alla guida del Coro del teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno ci sarà Giovanni Farina.
Il debutto dello spettacolo sarà preceduto il 7 novembre da un’anteprima under 30, alle 17, sempre al teatro dell’Aquila.
La stagione d’opera proseguirà l’8 febbraio con la Carmen di Bizet, il 21 marzo con L’Italiana in Algeri di Rossini (anche queste precedute, due giorni prima, dalle anteprime per gli under 30) e il 20 novembre con il Concerto Lirico Sinfonico, con soliti e orchestra del Conservatorio Pergolesi di Fermo.
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