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Le sfide dei calzaturieri: nuovi mercati, sconfiggere la concorrenza sleale e più infrastrutture

IL FUTURO DEL CALZATURIERO - Il presidente Fenni: "Con le sanzioni non colpiamo la Russia, ci facciamo male da soli"
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Chiuse le valige dopo aver girato Est e Nord Europa, il presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, Valentino Fenni, ha riunito il direttivo all’interno dell’azienda del vicepresidente Alberto Fasciani. Un lungo confronto in cui si sono affrontati tre temi, mentre nelle aziende è iniziata la produzione post ordini nelle fiere. Prima di iniziare, un lungo applauso a Elisa Lanciotti, neo presidente nazionale dei giovani imprenditori di Assocalzaturifici, che ha scelto come vice Sara Cuccù: “È la dimostrazione che il nostro distretto è sempre il riferimento nazionale. Grazie a questa elezione avremo un’altra voce per le Marche in Assocalzaturifici”.

BILANCIO FIERE

La parola giusta è stagnante. Siamo una categoria ottimista, perché il campionario che esce dalle fabbriche per noi è sempre la migliore. il rallentamento del nord Europa ci preoccupa, anche la Germania, che è il nostro primo mercato, sta vivendo una lunga crisi. Le fiere in Russia, Ucraina e Kazakistan hanno dimostrato ancora una volta il peso delle sanzioni: noi le imponiamo e noi le subiamo. I russi hanno cominciato a produrre internamente e hanno aumentato gli ordini dalla Turchia. Chi resiste è grazie alla qualità del prodotto. Ma potrebbe non bastare: a metà 2020 entrerà in funzione la nuova marcatura doganale obbligatoria che obbligherà i piccoli buyer a passare per un importatore con un aumento dei costi del prodotto del 30%, fattore che potrebbe tagliarci fuori dal mercato russo. Un solo modo per evitare questo dramma: far togliere le sanzioni europee, che colpiscono anche l’agroalimentare

TUTELA PRODOTTO

Si parla sempre della Cina, ma il problema della contraffazione sta riguardando anche la Turchia. In Italia sequestriamo e multiamo, all’estero non c’è reciprocità. La Cina sarebbe la grande opportunità, solo in Italia sono previsti 700milioni di turisti nei prossimi anni, ma al momento noi siamo il loro mercato. Solo che queste due aree, in particolare la Turchia, applicano forme di protezionismo indiretto, modificando i valori delle analisi in base al singolo prodotto finendo per bloccarli alla dogana. Ma non solo, non avendo norme chiare sul made in, la politica continua a non darci risposte, continuiamo a trovarci i nostri prodotti copiati e venduti come se fossero i nostri. Per questo stiamo programmando degli incontri con l’agenzia doganale di Ancona per trovare soluzioni comuni che tutelino la nostra manifattura.

GAP INFRASTRUTTURALE

Giriamo il mondo e quando torniamo la fotografia è sempre la stessa: aereo che atterra a Milano o Bologna, treno ad alta velocità che si ferma a Rimini, tranne uno ad Ancona, lunghe code in A14. Questo comporta un aggravio di costi, un rallentamento nelle consegne, una difficoltà ad attirare i buyer direttamente sul territorio.


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