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Marcotulli sull’ex Gigli:
“Se l’acquisto salta non è scontato
recuperare la caparra”

PORTO SANT'ELPIDIO - "In caso di mancato accordo, potrebbero volerci anni per recuperare i 390.000 euro già versati. Faremo interrogazione in Consiglio comunale"
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Recuperare la caparra di 390.000 euro versata dal Comune per l’acquisto dell’ex cineteatro Gigli, qualora l’accordo saltasse, non è scontato. E’ il timore del capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Marcotulli, che vuole approfondire alcuni punti del contratto preliminare d’acquisto con cui il comune di Porto Sant’Elpidio si è impegnato ad acquistare la parte pubblica dell’immobile di piazza Garibaldi ad un prezzo di 1.951.000 euro. Come noto, la conclusione dell’affare è tornata in discussione, dopo la valutazione dell’agenzia del demanio, che ha ritenuto congruo un valore di 1,5 milioni per la porzione d’immobile. Il comune ha quindi un tetto di spesa oltre il quale non può andare per perfezionare l’acquisto, ma quella somma è ritenuta insufficiente dalla proprietà dell’ex cineteatro.

“Abbiamo recuperato la polizza allegata al preliminare di acquisto della porzione dell’Ex Cinema posta a garanzia della caparra versata di € 390.000 – esordisce Marcotulli – i termini della polizza coincidono con i temi del contratto, decorrenza dal 9 aprile 2018 e scadenza al 9 aprile 2019, con proroga automatica di sei mesi in sei mesi e onere di pagamento del premio in forma anticipata da parte del contraente. Ma che garanzie effettive ed immediate ci dà una polizza che può essere escussa solo se il contraente sia sottoposto ad esecuzione immobiliare dell’immobile stesso o a fallimento, concordato o liquidazione?”

Marcotulli sottolinea che ad oggi “abbiamo da una parte l’amministrazione che potrebbe sentirsi libera dal preliminare di acquisto con il privato, dal momento in cui non vi fosse l’accettazione del nuovo prezzo da parte della proprietà, pretendendo la restituzione della caparra di 390.000 €. Dall’altra abbiamo il privato, che rivendica il pagamento della somma contrattualizzata, maggiore di ben 440.000 euro. Il privato potrebbe quindi non essere totalmente d’accordo sulla obbligatorietà di restituzione della caparra”.

Se le cose stanno così, “in assenza di una pacifica risoluzione contrattuale, rientrare in possesso di quei € 390.000 potrebbe non essere facile né immediato. Per far valere la polizza, non basterà restituire le somme, ma ricorrerà l’obbligo di una sentenza giudiziale che dia seguito alla trascrizione di un pignoramento del bene, un percorso tortuoso e che potrebbe durare anni”.

Un elemento di incertezza, secondo Marcotulli, che si aggiunge ad “una situazione in cui ci troviamo per evidenti scelte poco oculate dell’amministrazione a cui più e più volte abbiamo inviato messaggi di allerta e richiamandola alla massima diligenza. A questo punto, anche qualora l’Agenzia del demanio venga chiamata a rivalutare la perizia con nuovi elementi, si parlerà di lunghi tempi di attesa. Questo non può giustificare ulteriori proroghe al privato per il pagamento del saldo di 780.000 € del lotto di via Mameli, in scadenza a gennaio 2020. Al prossimo Consiglio comunale presenteremo un’interrogazione al Sindaco su questo tema per chiedere chiarimenti. Noi rimaniamo disponibili a dialogo nell’interesse della collettività”.


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