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IL GIORNO DOPO
Porto Sant’Elpidio prova a ripartire,
ma il mare fa ancora paura

PORTO SANT'ELPIDIO - Intenso lavorio sul litorale, gli stabilimenti danneggiati cercano di ripristinare la situazione, ma c'è preoccupazione per le possibili mareggiate del weekend
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di Pierpaolo Pierleoni

Porto Sant’Elpidio prova a rialzarsi, per l’ennesima volta, dopo la devastante mareggiata di mercoledì notte. Stamattina il lungomare sud era un cantiere aperto, tra ruspe in azione, mezzi e personale per la pulizia di marciapiede e pista ciclabile, gestori degli stabilimenti balneari che senza sosta cercano di ripristinare quanto prima i locali, liberarli dall’acqua, rendere di nuovo accessibili le strutture. La voglia di ripartire quanto prima, di non darsi per vinti, una volta di più, si incrocia con la paura di ulteriori danni. Le previsioni meteo non incoraggiano all’ottimismo. Nei prossimi giorni si prevede ancora mare in burrasca, con onde che, tra venerdì e domenica, potrebbero arrivare oltre i tre metri di altezza.

“Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicini, agli amici e colleghi che non mi hanno abbandonato. Grazie al mio staff saremo di nuovo operativi da sabato a pranzo” scrive Stefano Alessandrini, titolare della trattoria Trentasette, la più colpita dai marosi, che hanno sfondato le vetrate penetrando nel locale, con danni consistenti alla pavimentazione in legno. Impianti e cucine si sono salvati, le vetrate esterne prontamente sostituite, si lavora notte e giorno per essere di nuovo pronti a servire la clientela tra 48 ore.

Lo stesso fermento si vede in tutti i ristoranti del litorale colpiti dall’erosione. Alla doppia concessione dell’ex Pepe Nero, oggi Osteria Salina e Rosmarino on the beach, sono arrivate stamattina le ruspe per rimuovere i quintali di ghiaia accatastati a ridosso degli ingressi. Da buttare decine di sedie e tavolini esterni, devastati dalla furia del mare, anche le piastrelle della pavimentazione esterna sono state sradicate. I balneari, una volta di più, ce la dovranno fare con le proprie forze, le spese per i mezzi meccanici chiamati per rimuovere i materiali sono tutte a loro carico. Non si tenterà neanche la richiesta dello stato di emergenza, stavolta. E’ una strada già testata altre volte in occasione di precedenti fenomeni distruttivi. Tante carte e documentazione da presentare, tempi biblici, ma nessun ristoro arrivato ai concessionari.

Voglia di andare avanti, certo, ma crescono tra gli operatori gli interrogativi. Per quanto varrà ancora la pena andare avanti, in attesa di una protezione costiera che richiede inevitabilmente tempi lunghi e risorse enormi? Per chi ha una concessione sul lungomare sud, la spiaggia è un business ormai insignificante, si pagano concessioni (anche se con una riduzione per via delle mareggiate subite) per superfici calcolate anni fa, ormai inghiottite dal mare. Gli introiti dalla spiaggia sono marginali, le attività si reggono quasi esclusivamente attraverso la ristorazione. E allora c’è chi si guarda intorno, ipotizzando di spostarsi magari in centro, in via Cesare Battisti e dintorni, oppure di spostarsi fuori città, se non fuori regione. C’è chi ad esempio, dopo aver partecipato alla manifestazione Primi d’Italia a Foligno, guarda con interesse alla cittadina umbra, magari per aprire un ristorante di pesce, specialità in cui non ci sarebbe una corposa concorrenza.

Intanto, però, c’è ancora da difendersi. Il mare oggi è calmo, ma il livello tornerà ad alzarsi. Le scogliere radenti, per chi ne dispone, hanno protetto le fondamenta, ma nulla hanno potuto di fronte al livello raggiunto dalle onde. Diversi stabilimenti hanno allestito delle dune sul versante mare, barriere naturali che, si spera, possano reggere l’urto delle mareggiate. Perchè l’emergenza non è ancora passata.

 


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