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Virgo Fidelis, il comandante Marinucci
ai bimbi: “I carabinieri
sempre con voi” (Foto e Video)

SERVIGLIANO - Questa mattina alla collegiata di San Marco Evangelista di Servigliano la celebrazione liturgica officiata dall'arcivescovo Rocco Pennacchio. I ringraziamenti del comandante provinciale dell'Arma che ha ricordato anche il 78esimo anniversario dell’eroica difesa del caposaldo di Culqualber
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Il discorso del comandante provinciale dell'Arma, Antonio Marinucci

Simone Corazza e Giorgio Fedeli (foto e video Simone Corazza)

“I carabinieri ci sono e ci saranno, sempre, per tutti, a partire dai bambini”. Alle 10.30 nella chiesa collegiata di San Marco Evangelista di Servigliano, alla presenza delle autorità civili e militari della Provincia, è stata celebrata da monsignor Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, la patrona dell’Arma ‘Virgo Fidelis’, in concomitanza con il 78esimo anniversario della Battaglia di Culqualber e della Giornata dell’Orfano. Alla cerimonia hanno preso parte, con in testa il comandante provinciale, tenente colonnello Antonio Marinucci, i carabinieri in servizio presso i vari presidi dell’Arma presenti sul territorio provinciale, i familiari, i soci delle Anc (associazioni nazionali Carabinieri), oltre alle vedove e agli orfani dei militari.

Nella circostanza, il comandante Marinucci, ha ricordato la Giornata dell’Orfano, per sottolineare la funzione di “ponte” che l’opera nazionale assistenza orfani militari Arma dei Carabinieri – Onaomac svolge tra l’Arma in servizio e i figli dei suoi militari deceduti, assistendo tuttora circa mille orfani, ai quali fornisce un supporto economico sino al compimento degli studi”.

“Consentitemi un ringraziamento particolare a monsignor Rocco Pennacchio – le parole del comandante provinciale dell’Arma, il tenente colonnello Marinucci – per la sua costante vicinanza manifestata sempre con estrema cortesia e discrezione.
Un ulteriore ringraziamento lo esprimo con piacere al prefetto di Fermo, ai suoi collaboratori e a tutti i colleghi presenti con i quali sinergicamente affrontiamo le quotidiane questioni attinenti all’ordine alla sicurezza pubblica della provincia.
Un ulteriore ringraziamento ai sindaci presenti e, in particolare, al sindaco di Servigliano, Marco Rotoni, che, insieme a don Mauro, ci ha ospitato per questa ricorrenza a noi molto cara fornendoci il massimo supporto. Così come le sezioni dell’Anc che non mancano di sostenerci con la loro presenza e le costanti iniziative sul territorio, mantenendo indissolubile il legame tra l’Arma in servizio e l’Arma in congedo. E infine, a tutti i presenti, grazie di esserci”.

“Ricorre oggi, con la Virgo Fidelis, Patrona dell’Arma, – ha aggiunto il comandante provinciale – il 78esimo anniversario dell’eroica difesa del caposaldo di Culqualber, da parte del primo battaglione Carabinieri e Zaptiè mobilitato, che il 21 novembre 1941 si sacrificò in una delle ultime cruente battaglie in terra d’Africa.
Per dare un’idea di cosa fosse stata l’asprezza della lotta di quel superstite gruppo di Carabinieri, cito qui la testimonianza del capitano Leonard Mallory, appartenente all’esercito britannico impegnato in quella cruenta circostanza: “…erano rimasti in sei o sette, erano laceri e sanguinanti e si erano raggruppati uno contro le spalle dell’altro e con le loro baionette avevano creato una specie di cerchio d’acciaio. “Arrendetevi!”, urlai con quanta voce avevo in corpo, sovrastando per un attimo il rumore del combattimento. “Arrendetevi!”, le mie parole, che speravo fossero seguite da un segno di resa da parte di quei Carabinieri che si stavano battendo così eroicamente fino allo spasimo, ebbero invece come risposta il loro grido di guerra: “Savoia!”. e ancora una volta, inconcepibile a pensarsi e meraviglioso a vedersi, quei sei uomini rimasti soli, senza alcuna speranza e possibilità, si slanciarono contro di noi … “Arrendetevi!”, gridai ancora una volta. Ma tutto fu inutile, continuarono a venire avanti … esitai ancora qualche attimo; non volevo dare l’ordine che avrei dovuto … i miei soldati avevano messo il ginocchio a terra ed avevano puntato i fucili. Anche a loro tremavano le mani in attesa dell’ordine che sarebbe venuto. “Arrendetevi!”, gridai ancora una volta. Ma tutto fu inutile; continuavano a venire avanti e forse non ci vedevano nemmeno. “Fuoco!”. appena la nuvola di polvere causata dagli spari si levò, davanti a noi non c’era nessuno. tutti morti…”.

“Per quel fatto d’armi – ricorda Marinucci – alla Bandiera dell’Arma fu conferita la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione: “Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa l’impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva e rintuzzava con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell’intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l’ultima volta in terra d’Africa, la vittoria delle nostre armi.
Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa, impari lotta corpo a corpo, nella quale Comandante e Carabinieri, fusi in un sol eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell’Arma. Culqualber — Africa Orientale, agosto – novembre 1941“.

“Quei caduti sono andati a far parte della folta schiera di carabinieri che, in pace e in guerra, hanno saputo tener fede al giuramento prestato fino all’estremo sacrificio. A tutti loro, a tutti i familiari, qui simbolicamente rappresentati dalle vedove Seri e Mazzolini, nonché dalla sorella del carabiniere Tegazzi, congiunti dei militari dell’Arma defunti, che con coraggio e dignità ne hanno sopportato la lacerante perdita, noi vogliamo rendere onore.
A tale riguardo, mi preme rivolgere un deferente pensiero ai soldati dell’era moderna e a tutti i carabinieri del Comando Provinciale di Fermo quotidianamente impegnati per la salvaguardia delle istituzioni e il mantenimento del quotidiano viver civile. Quindi non posso non ricordare il sacrificio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, mortalmente accoltellato, il 26 luglio scorso, a Roma, nel corso di un’operazione antidroga, da parte di due giovani statunitensi, degli agenti della Polizia di Stato, Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, attinti mortalmente, il 3 ottobre scorso, all’interno della Questura di Trieste, da colpi di pistola esplosi da un extracomunitario, affetto da disturbi psichici, autore di una rapina precedentemente commessa, dei Vigili del Fuoco Antonio Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, investiti mortalmente, il 5 novembre scorso, ad Alessandria, da un’esplosione di una cascina, provocata dal proprietario per ottenere in modo fraudolento il premio dell’assicurazione”.

 

“Infine, oggi ricorre la ‘Giornata dell’Orfano’. Ringrazio la scuola media di Servigliano, presente con 33 suoi alunni presenti, grazie di esserci, unitamente alla ricorrenza del 30ennale dell’Unicef. I bambini per noi sono il presente ma, soprattutto, il futuro. Sappiano i bambini che – il chiaro messaggio di Marinucci – ogni carabinieri è a loro vicino. La Giornata è stata istituita nel 1996, e celebrata in concomitanza della Virgo Fidelis, poiché rappresenta un concreto momento di vicinanza alle famiglie dei carabinieri scomparsi. Al termine della seconda guerra mondiale, infatti, l’Arma dei Carabinieri, che per gli eventi bellici aveva subito gravissime perdite di vite umane, si trovò a dover affrontare, con la massima priorità, il delicato problema dell’assistenza alle famiglie dei militari scomparsi. Si accertarono oltre 5.000 orfani dei carabinieri.
Pertanto, l’allora comandante generale dell’Arma, Fedele De Giorgis, lanciò un appello a tutti i militari in servizio e in quiescenza, affinché contribuissero alla costituzione dell’Opera per gli Orfani. La risposta fu straordinaria: una giornata della tredicesima mensilità loro spettante e una trattenuta mensile sullo stipendio per gli anni a venire.
Successivamente, il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, con decreto presidenziale del 5 ottobre 1948, istituì l’Opera Nazionale di Assistenza agli Orfani Militari dell’Arma dei Carabinieri, meglio nota come Onaomac, approvandone lo Statuto di ‘Ente morale’ e conferendole, così, ‘personalità giuridica’. Quest’anno, a 71 anni dalla sua nascita, l’Opera ha assistito oltre 35.000 ragazzi.
Pertanto, insieme a tutti i carabinieri della provincia, rivolgo il più sentito e caloroso pensiero agli orfani, primi destinatari del dolore per le gravi perdite di affetto subite”.

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