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Il sindaco Mancinelli ospite
a Radio Fm1 sprona il Pd:
“Basta galleggiare,
così perdiamo”

FERMO - Ai microfoni di Radio Fermo Uno ha raccontato alcune aspetti fondamentali della sua esperienza di governo e tracciato la road map del partito per le elezioni del prossimo anno
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di Andrea Braconi

Un sindaco, anzi, una sindaca di cui parla tutta Italia. Interviste, articoli e persino un libro, voluto fortemente dalla Mondadori. L’esperienza di governo di Valeria Mancinelli ad Ancona non è ascrivibile all’ordinario: è infatti la guida di un capoluogo che prima politicamente e poi da un punto di vista amministrativo ha saputo ritrovare smalto e voglia di guardare al futuro Miglior sindaco del mondo 2018, Mancinelli è stata intervistata dal direttore di Radio Fermo Uno e Cronache Fermane Paolo Paoletti, dopo essere stata accolta dal suo collega Paolo Calcinaro.

“Avevo ricevuto il premio da questa fondazione che ha sede a Londra e che ogni due anni segnala quello che è il miglior sindaco al mondo – ha affermato Mancinelli ai microfoni di Radio Fermo Uno intervistata dal direttore Paolo Paoletti -. Naturalmente è un’opinione, ma ha dato a me e alla città una visibilità nazionale”.

Un racconto dell’esperienza di governo e il tentativo di estrarre quelli che secondo lei sono le caratteristiche sviluppate nel primo mandato e nella parte iniziale del secondo, caratteristiche che potrebbero essere di qualche utilità per una riflessione anche da parte di altri amministratori, come ha ribadito. “Il libro è una sorta di riflessione ad alta voce, con principi a cui mi sono ispirata poi nei comportamenti concreti”.

E uno di quelli enunciati nel libro è il cosiddetto patto di sincerità. “Nel 2013, quando mi sono presentata per la prima volta, ho detto che non avrei trattato i cittadini come bambini che vanno prima illusi e poi disillusi, ma avrei detto sì ad una cosa possibile e no (e il perché) ad una cosa impossibile da realizzare per mille ragioni. Questo elemento nel tempo da credibilità. Empatia significa che le persone sentono quello che tu senti, soprattutto quando provi a dare una risposta che fa i conti con il principio di realtà”.

Mestiere difficile, quello del sindaco, in un momento storico nel quale le risorse scarseggiano ed è sempre più complicato investire per migliorare la propria città. “L’Anci sta aumentando la consapevolezza che bisogna avere interventi legislativi che rendano più fattibile il ruolo che si deve svolgere, altrimenti non troveremo più nessuno tanto incosciente da voler fare il sindaco. Per i Comuni bisogna che ci sia un’iniziativa fortissima sul piano normativo per cambiare alcune cose”.

Altro tema fondamentale è il bisogno estremo di un rinnovamento della classe dirigente del Paese, a tutti i livelli. “Dobbiamo fare in modo che la parte essenziale di questa classe venga da chi ha amministrato: quella è una palestra efficacissima per imparare l’arte del Governo”.

Immancabile un passaggio sugli episodi di presunta corruzione che hanno toccato il suo Comune. “C’è stato un dipendente arrestato con elementi consistenti di comportamenti illeciti. I fatti portati all’attenzione della cronaca sono sicuramente gravi, anche per quel poco che si sa, ma siamo nella fase delle indagini aperte, quindi non sono concluse.

Ad oggi, infatti, nessuno è accusato di niente. Quello che emerge sono indiscrezioni parziali e quindi, prima di parlare di un sistema metastasi che ha preso tutto il Comune di Ancona, io ci andrei cauta. L’accusa riguarderebbe appalti per circa 300.000 euro. Pensiamo però che il Comune in 4 anni ha fatto lavori per 35 milioni di euro: non consola il fatto che ci siano stati maneggi, ma è comunque l’1% dei lavori fatti. E anche per le misure di cautela serve una proporzione: non posso spegnare il Comune e aspettare i tempi dell’accertamento dei fatti e poi ricominciare, non è immaginabile. Ad oggi indagato per corruzione è solo il dipendente agli arresti ma prenderemo tutti i provvedimenti necessari con il massimo rigore. E ribadisco che in questo caso il Comune è una vittima. Quando saranno chiari i fatti e la polvere, tanta, sarà calata le misure saranno nette. La buona politica significa confrontarsi sui progetti per la città, ma sparare con il bazooka per buttare giù casa non è fare buona politica”.

Un argomento storico resta quello della centralità di Ancona, con il Fermano che continua a scontare un fortissimo gap. “Intanto smentisco che Ancona in quanto città abbia un peso decisivo per esempio sulle scelte della Regione Marche. Nei miei primi due anni, quando c’era la Giunta Spacca, il rapporto era drammatico e, ad esempio, si tentò di chiudere l’ospedale Salesi. Quindi, non siamo il burattinaio che tira i fili alla Regione. Le Marche sono una zolla di terra ed è evidente che se tutti continuiamo a dedicare la maggior parte delle nostre energie ad una conflittualità tutta interna perdiamo. Guardiamo alle infrastrutture: servono vertenze con il Governo centrale perché non decidi ad Ancona se si fa o non si fa la terza corsia o l’uscita per il porto, infrastruttura essenziale dove entrano e arrivano merci e materie prime per la maggior parte destinate al tessuto produttivo dell’entroterra. Tutto si decide a Roma e, quindi, serve un patto di sindacato tra tutti i territori. Nella guerra tra campanili noi perdiamo la battaglia fondamentale”.

Non nega problemi redistributivi nella nostra regione, ma il tema vero è come le Marche, tutte, riescono ad aprire una vertenza con il Governo centrale, qualunque Governo e di qualunque colore. “Se invece si vogliono agitare i problemi per prendere qualche voto in più, per poi dopo le elezioni veder rimanere tutto com’è, allora non ce la facciamo. Io invece continuo a fare questo ragionamento”.

Mancinelli ha poi espresso il suo punto di vista sulla sanità e sulla Camera di Commercio unica. “Non puoi avere 6 ospedali di secondo livello in tutta la regione. Cosa diversa è ragionare, da Fabriano a Fermo, sui servizi. Ed è suicida pensare di replicare ogni servizio in tutto il territorio. Quando al sistema camerale, guardate che viene visto così anche ad Ancona, con i nostri imprenditori che ritenevamo sarebbe stato meglio mantenere tutto come prima o avere almeno due Camere”.

Tutte tappe, quelle affrontate da Mancinelli nel corso dell’intervista, che hanno inevitabilmente condotto il confronto ad un ragionamento sulle prossime elezioni regionali, per le quali in tanti fanno il suo nome come possibile candidata per il centrosinistra. “Per me le acque sono fin troppo calme, stagnano troppo. Ma come ho detto ad un’assemblea, entro Natale bisogna decidere. Un anno fa ho posto in tutte le sedi il tema che avremmo dovuto definire programma e coalizione possibile e con le Primarie scegliere il candidato governatore. L’ho detto anche a Ceriscioli e ritenevo che per la situazione che si era venuta a trovare fosse lui stesso a chiederle. Naturalmente, è stata una linea minoritaria all’interno del Pd. Adesso dobbiamo però decidere, non possiamo tergiversare in questo modo: significa andare a perdere. Il gruppo dirigente regionale del Pd deve fare rapidamente questa cosa qua, non possiamo continuare a galleggiare così”.

Sulla sua disponibilità Mancinelli è stata altrettanto chiara: “Qualunque cosa adesso dico rischia di essere strumentalizzata e non voglio dare alibi a nessuno. Io ragiono su quello che succede, se succede.”


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