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Oculistica con 2.500 interventi l’anno,
Sprovieri: “Reparto all’avanguardia
ma preoccupa carenza di medici”

FERMO - Numeri di fine anno e tecnologie; la soddisfazione del primario che però lancia un allarme: "I concorsi vanno deserti, tanto in oculistica quanto in pneumologia, anestesia e medicina d'urgenza"
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di Andrea Braconi

Sono 2.500 gli interventi all’anno eseguiti dall’unità di Oculistica del “Murri” di Fermo, un dato in linea con i migliori reparti di oculistica italiani. Il primario Carlo Sprovieri non nasconde la grande soddisfazione per il lavoro svolto e, ai microfoni di Radio Fermo Uno, ha ribadito come nel suo reparto ci sia la possibilità di eseguire tutta la chirurgia attualmente più aggiornata, sia per quanto riguarda cataratta, glaucoma e distacco di retina che il trapianto di cornea.

Stiamo avendo la possibilità di implementare la nostra attività da tutti i punti di vista – ha spiegato – e c’è una grande volontà da parte della Direzione, con nuovi mezzi tecnologici ed un reparto nuovo con due sale operatorie dedicate”.

L’obiettivo è di stare al passo con le esigenze del territorio.

“Non sempre le risposte sulla chirurgia di routine e sulle prestazioni ambulatoriali sono immediate, per via degli organici ancora insufficienti per provvedere a tutto in tempo reale”. Un problema, ha tenuto a sottolineare, che riguarda però il Paese, in generale.

“Nonostante tutto nella nostra regione siamo più in linea rispetto ad altre, ma certamente i tempi possono essere più lunghi. C’è una crisi importante che si profila nel reperire i medici. Il numero chiuso perpetuato da oltre 20 anni nelle scuole di Medicina è stato necessario per proporzionare gli studenti all’offerta di insegnamento ma oggi c’è un cambio generazionale che sta creando una carenza che sta diventando gravissima soprattutto nelle periferie”.

Talmente grave da essere il vero problema che da qui a poco tempo potrebbe limitare l’offerta di una sanità pubblica per tutti. “I concorsi addirittura vanno deserti, non tanto di oculistica, ma piuttosto pneumologia, anestesia e medicina d’urgenza, per le quali si sta ricorrendo a chiamare a contratto medici in pensione. E le università sono in difficoltà, c’è un accentramento verso le realtà più grandi che riescono più facilmente a reperire fondi rispetto a quelle satellite.”.

Parole che pesano, le sue, ma sicuramente necessarie per accendere ancora di più i riflettori su un tema che, di conferenza in conferenza, viene riverberato con forza dai suoi colleghi e dai vertici dell’Area Vasta 4.

Nonostante tutto, aggiunge il primario, Oculistica resta un reparto all’avanguardia. “Abbiamo un nuovo laser per il glaucoma ed è stata potenziata l’attività più urgente per le patologie più gravi. In questi 4 anni (Sprovieri è in carica dal 2016, ndr) si è fatto molto sulla chirurgia della retina, che è una chirurgia molto complessa e che ha costi molto elevati. Sono stati superati i 200 interventi all’anno, che ci fanno rientrare secondo le normative tra i centri di riferimento. Quindi, abbiamo i numeri per poter dire che questa è una chirurgia che da noi si fa pienamente, con tutto il ventaglio di gravità possibili.”.

Stesso ragionamento per il glaucoma.”Abbiamo nuovi laser di ultimissima generazione, ma anche iStent, l’ultima frontiera del glaucoma: si tratta di micro valvole che vengono impiantate per far circolare meglio i liquidi internamente all’occhio, con tecniche chirurgiche meno invasive e con un risultato importante che minimizza i rischi. Si sta cercando di trovare forme di chirurgia sempre meno aggressive e gli iStent sono la realizzazione di questo obiettivo, che a Fermo stiamo sperimentando con buoni risultati”.

C’è, inoltre, la possibilità di una modalità migliore di visione grazie alle operazioni in 3D. “Il chirurgo non usa direttamente il microscopio, ma guarda con degli occhiali in 3D su un monitor di 50 pollici, con un’immagine che viene ingrandita tantissimo. Questo può favorire le manovre di micro chirurgia, soprattutto nella retina e nella macula, il centro complessissimo e delicatissimo della retina. E dopo la sperimentazione, questa apparecchiatura è in arrivo. Sono 250 gli interventi negli ultimi 2 anni di chirurgia della macula, una zona che ha 600.000 fili nervosi collegati con il cervello e che impone una grande delicatezza”.

Tra gli step successivi anche lo sviluppo della chirurgia del trapianto di cornea. “Qui si innestano nuove tecnologie per il trapianto, non a tutto spessore ma parziale dello strato interno o superficiale della cornea. Sono forme di trapianto meno aggressive e sempre con tessuti da donatore deceduto, che vengono preparati alla banca delle cornee ed impiantati con un training meno lungo e con risultati maggiori, soprattutto sulla qualità del recupero visivo. Stiamo coltivando molto il rapporto con questa banca per ottimizzare la ricerca dei tessuti che vengono impiantati e ci siamo dotati delle tecnologie opportune per eseguire questi interventi: ne sono stati già fatti almeno una ventina e contiamo anche in questo campo di adeguarci alla scienza corrente”.

In merito al problema della miopia, il dottor Sprovieri ha fatto notare come il laser non venga quasi più eseguito negli ospedali, ma in strutture private. “Questo perché non è considerata una patologia, ma un difetto di trasmissione della vista, il cosiddetto vizio di refrazione. L’età giusta per farlo, comunque, è fra i 20 e i 40 anni, possibilmente più vicino ai 20: questo perché dopo i 45 arriva quella che molti conoscono come presbiopia, l’incapacità di mettere a fuoco le immagini da vicino. Perciò, fare a 45 anni un intervento di laser ha poco senso. Più giovani lo si fa, più è il tempo che si gode senza rimettersi l’occhiale. E la scelta del tempo è condizionata dal fatto che ci sia una stabilità, che il risultato possa essere il più definitivo possibile e poi che si possa avere un’aspettativa di libertà dall’occhiale abbastanza lunga, altrimenti non ha senso.”.

Statisticamente, nel territorio fermano ma anche in quelli limitrofi, l’intervento alla cataratta è uno dei più richiesti. “Sono circa 1.800 l’anno e abbiamo un’attesa che stiamo cercando di abbattere. Abbiamo numeri importanti anche sulla terapia della degenerazione maculale senile, un problema che affligge prevalentemente la popolazione anziana e che consiste in una forma di cecità centrale, che subentra in maniera progressiva dopo i 60-65 anni ed è la prima causa di cecità al mondo. Una forma di questa degenerazione è quella sudativa e viene trattata con delle punture intravitreali di sostanze che rallentano o bloccano la patologia. Sono iniezioni che hanno costi elevati e vengono fatte a Fermo in quantità importanti: si tratta di una scelta dell’Azienda per curare il più possibile questa patologia.”.

Da 3 anni, rimarca, è stato istituito un centro per le maculopatie in cui si rispettano i tempi e le indicazioni per curare questa degenerazione e dove i pazienti vengono seguiti nel migliore dei modi, con tutte le attenzioni e soprattutto con i protocolli più aggiornati. E tra le novità più significative c’è proprio l’arrivo di un apparecchio diagnostico (“Il più evoluto al mondo”) che studia le forme precoci di maculopatia. “Tra i nostri obiettivi c’è quello di dotarci di un laser giallo, detto sottosoglia, che in alcune forme di maculopatia può arricchire le punture intravitreali. Per le forme secche esiste un laser che tratta precocemente dei depositi che si creano nella prima fase della maculopatia secca. Possono essere trattati con un laser di nuova generazione, su cui però non abbiamo numeri per dire che ci sia un’efficacia migliorativa sulla prognosi della malattia. Questo perché non ci sono ancora le evidenze scientifiche, si è ancora in fase di completamento della sperimentazione”.

La retina, ha concluso Sprovieri, è l’organo nervoso che raccoglie l’immagine come fosse una pellicola di una macchina fotografica, su cui le immagini rimangono impresse. “Nella retina la parte più importante è quella centrale, grande mezzo millimetro, in cui è concentrata la qualità della nostra visione. E solo in questo mezzo millimetro, come detto, ci sono 600.000 connessioni nervose con il cervello. La maculopatia, quindi, è la malattia della macula e la sua evoluzione, che insorge con l’età, può portare a non vedere più con il centro dell’occhio; quindi, si ha la sensazione quando si fissa un’immagine che ci sia una macchia nera al centro. Chiaramente ci sono diverse forme di diversa gravità e l’autonomia della persona, quando la malattia si evolve, varia in base a quanto è grande la cicatrice che questa malattia determina”.

 

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