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Lettere al Direttore
“Ritroviamoci nei valori”, don Franco
annuncia la nascita di due fondazioni

FERMO - Il fondatore della Comunità di Capodarco: "Due sono le Fondazioni di Comunità che stanno nascendo. Da coinvolgere in un nuovo spirito di ’68. Perché due sono le esemplarità con cui rinnovarsi"
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Don Franco Monterubbianesi

di don Franco Monterubbianesi *

“A tutti quelli che in varie maniere, soci, operatori amici, sono in contatto con la vita e la storia della Comunutà di Capodarco.

Scrivo per il Natale 2019, come riattualizzazione possibile del Natale 1966. Il Natale dell’inizio, di 53 anni fa, quando nella mia vocazione di servizio di sacerdote al Signore, ispirato in quel tempo dal Concilio Vaticano II, dalla Chiesa di Papa Giovanni XXIII, iniziavo la vita del Centro Comunitario Gesù Risorto come grande ispirazione che ci avrebbe accompagnato in tutta la storia.

Doveva essere il servizio della condivisione totale dei giovani disabili, in un grande rapporto di amicizia e comunione con loro. Dovevamo promuovere tutta la loro possibile dignità di vita (la Rivista Rocca di Assisi scrisse su di noi a quel tempo ‘i figli di Dio hanno messo le ali’. Accadeva tutto ciò, e non è di poco conto, nel contesto di quel ’68 di cui noi fummo espressione, del sessantotto minore, che rifiutò la facile violenza, rimanendo uniti, scegliendo di andare a Roma, dove fummo propulsori di nuove leggi.

A Roma ci fu il Convegno Ecclesiale sui mali di Roma. Aiutammo la Chiesa a fare la scelta della obiezione di coscienza nel 1976, e ci calammo nel disagio delle periferie, facendo nascere il Cis a Tor Bella Monaca. La politica di quel tempo fu incapace.

La Sinistra poi più tardi, dopo il moderatismo dei politici, non volle capire e rinnegò il valore del sociale, e i giovani patirono in quegli anni il disagio della droga. Facemmo nascere insieme con tanti altri sacerdoti il Cnca, per affrontare il problema. E capimmo che la situazione era ormai non il rapporto Est Ovest, ma il rapporto Nord Sud, la povertà, l’ingiustizia a livello mondiale che stava nascendo. Il nostro fulgore di iniziative sino al 1997/1998, con il 30esimo anno celebrato a Quito. Poi il buio tra noi, nelle divisioni. Io son stato messo in difficoltà nonostante la mia resistenza. La società è tornata indietro, il welfare distrutto.

Le leggi inapplicate, come la legge 104/92, la 68/99 del nostro Augusto Battaglia, ed ora anche la 112/2016 sul dopo di noi, che è l’esito di tanta resistenza nostra e di tante famiglie rischia la non applicazione. Il modello nostro, della piena valorizzazione del disabile, come soggetto di azione, di vita per la società, è messo totalmente a rischio nell’assistenzialismo che prevale ovunque, anche nello spirito delle Cooperative. Cari tutti, andiamo a fondo a quello che sta succedendo, perché la ‘rinnegazione’ degli ultimi, dei migranti, rivela che la ‘rinnegazione’ dei penultimi e dei primi, nella società dello scarto è una grande realtà. E’ il grande segno del ritorno indietro in cui c’è sì la distruzione dell’ambiente, ma è quella dell’uomo la più grande, nel delirio dell’egoismo, della mancanza di pietà (direbbe Papa Francesco) e di giustizia, di cui tutti siamo responsabili nell’ignavia.

Per fortuna la società, nei giovani e negli adolescenti persino, sta reagendo con un sussulto di speranza. E noi di Capodarco, che dobbiamo fare in questa circostanza? Con la crisi interna che stiamo attraversando, che abbiamo subita. Capodarco sta morendo?

Dai nostri ideali che pure in tanti sentiamo vivi e resistiamo ancora nella speranza, dobbiamo proprio aiutare a superare la crisi della società, che ci rende pessimisti nella nostra idealità possibile. Io da sempre ho resistito e lottato per tutti voi, per trasmettervi questa fiducia, su quale certezza voglio coinvolgervi? Non potete non saperla… Il giorno di Natale, alle 11,30, sarò a celebrare a Via Lungro la Santa Messa, per dire a tutti voi che mi leggete in questo grido che vi faccio, accorato e supplice, che tutti purtroppo abbiamo vissuto una cosa grave: abbiamo tradito tutti il messaggio radicale che abbiamo ricevuto nel ’66, quando ci dicemmo “Gesù risorgerà nel nostro essere comunità” . Ci credemmo a quel tempo, e abbiamo operato con tanta forza negli anni. Dobbiamo ritornare tutti, lo dico con passione, a quei tempi: a Roma, nelle Marche, in Umbria… dappertutto.

Questa lettera sarà a livello nazionale a tutte le realtà sparse in contatto con noi per riunirci ancora possibilmente nella forza della Comunità, con cui nei poveri, non solo i disabili, accolti e condivisi, nella progettualità del loro riscatto, c’è la forza ancora con cui ancora possiamo dare un contributo alla società.

In giro c’è un fulgore delle nostre varie realtà: dobbiamo raccoglierle tutte, nell’unità delle belle cose che pur facciamo, perché è la Fede che abbiamo tradita, nella storia con cui Gesù lottava con noi e accompagnava la nostra attività. Così nonostante tutto Roma non fallirà, come si minacciava. Il decreto del Tribunale, ottenuto, vorrà che noi ce la faremo a ripartire, dandoci però da fare nel rilanciare gli ideali sugli obiettivi nuovi, che tutti insieme a livello nazionale dobbiamo riproporci.

Due sono le Fondazioni di Comunità che stanno nascendo non solo per risolvere il problema di Roma, ma per dare l’esempio di Capodarco nel suo rinnovarsi con le nuove generazioni. Da coinvolgere in un nuovo spirito di ’68. Perché due sono le esemplarità con cui rinnovarsi. La prima quella con le famiglie, che già lottano per il “dopo di noi”. Per cui bellissima è stata la riunione del 17 dicembre a Roma, con le famiglie dei nostri laboratori sociali, perché esse sono quelle che hanno resistito per difenderli dallo sfascio.

La fondazione che sta nascendo per dare ad esse sostanza di azione, che faremo ora con la Chiesa, perché i vertici di essa sono con noi nella Cei, è la Fondazione di Comunità Marisa Galli, la nostra fondatrice che in tutti questi anni in unione con i migliori operatori che abbiamo, è l’esempio forte per le famiglie, ma anche per gli operatori uniti profondamente alle famiglie in cui lei ha dato la sua vita per più di 40 anni a Pia. L’accogliemmo più di 40 anni fa, seguita con tanto amore sin dall’inizio.

Marisa le ha dato tutta la sua dedizione materna. E’ un grande esempio che va seguito. Così nelle Marche, dove ho dato anche all’annuncio ai suoi concittadini della Fondazione, sta nascendo dalle donne a noi vicine l’associazione “Donne, famiglia per la qualità della Vita”. Il Vescovo di Fermo ci ha detto che ci aiuterà a non vendere Palazzo Monti di Servigliano per poter fare di esso la sede del movimento ideale che lì vogliamo vivere. Quello delle donne che si riuniscono ma anche quello dei giovani. E’ stato meraviglioso scoprire questi giorni che in Africa la Cica non è scomparsa, ma è diventata una Ong riconosciuta dal Governo e “Casa Franco” per i bambini africani è sempre viva. Con i giovani su una realtà ideale che è la memoria viva da mantenere di Eugenio Melandri, si sta pensando di costruire un rapporto vivo tra i giovani del sud e del nord del mondo, per affrontare insieme i problemi mondiali. Secondo l’agenda internazionale 2030. Il nostro Cesc-Project, che già fa vivere ai nostri giovani italiani la dimensione della nondialità con il servizio civile all’estero ci aiuterà in diversi paesi africani.

Così l’altra fondazione che si baserà sul mio rapporto ideale di fondatore che queste cose ideali le ha vissute, purtroppo con l’amarezza di essere stato contrastato, sarà denominata fondazione di comunità “don Franco e i giovani”. Anche questa realtà è tutta la fare, e baso il mio impegno nella collaborazione speciale di 9 giovani che sto scegliendo nelle Marche, nell’Umbria e nel Lazio, per portare avanti questi discorsi.

Quest’ultima fondazione è come se fosse il mio testamento. A questi giovani cercherò nel frattempo di trasmettere il più possibile il mio modo di sentire l’idealità anche nella dimensione religiosa che ho avuto in questi anni. Esigerò una grande armonia in essi perché dobbiamo essere un’anima sola operativa nelle tre regioni. Tutti insieme anche con tutti voi su questa idealità che si potrà sviluppare alla grande anche con strutture che ci sono (sul piano dei giovani potrebbe essere interessate coinvolgere la comunità italiana sparsa nello strutturare il piano terra di via Lungro 1, accanto alla ristrutturazione fatta già dal Cesc).

Ne parlerò diffusamente, mano a mano che anche la dimensione internazionale rinasce.

Ecco poi l’ultimo spunto che credo sia nello spirito di questo Natale. E, vi dico, cerchiamo di ritrovare l’unità, la gioia di ritrovarci nella bellezza dei primi anni, perdonandoci anche dei nostri errori. Tutto questo perché dobbiamo rispondere con coscienza alla richiesta dei giovani di oggi. Pentiamoci tutti, dico tutti, delle nostre divisioni, nei nostri rapporti, e chiediamo ai nostri Vescovi, come pastori a cui dobbiamo essere uniti nella fede. Come penso siamo uniti allo spirito di Papa Francesco, chiedendo l’aiuto per farci riconciliare profondamente tra noi davanti la nostra coscienza. E’ lo spirito della idealità della Fondazione di Capodarco che tutti abbiamo vissuta, e che dobbiamo superare insieme per essere fedeli, ciascuno all’origine.

Le fondazioni, dicono gli esperti, tradiscono il presente quando i successori non hanno più il senso della visione e della missione originaria, dandosi solo alla gestione dei problemi.

Voglio essere perdonato anche io, oltre che perdonare. Cerchiamo un nuovo inizio ideale nel Movimento di Capodarco, in cui tutti potremmo ritrovarci al di là delle gestioni concrete. Ho chiesto ad Ezio Pierantozzi, fratello di Liana, salito in cielo in questi giorni, di aiutarci in questa impresa.

Un caro augurio

don Franco

* fondatore della Comunità di Capodarco


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