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L’alba del 2020 dalla cima della Sibilla
“Queste montagne vogliono rinascere”
(FOTO E VIDEO)

SIBILLINI - Il racconto di Roberto Tomassini, accompagnatore del Cai di Fermo, che insieme ad altri due amici ha portato un gruppo di escursionisti su una delle cime più suggestive dell'Appennino centrale
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di Andrea Braconi

Un Capodanno diverso, come nella migliore tradizione del Cai di Fermo. Da anni, infatti, alcuni membri del direttivo si dilettano con proposte suggestive per salutare al meglio il nuovo anno. Per il 2020 la scelta è caduta sulla cima del Monte Sibilla, tra le più alte dell’Appennino che unisce le Marche all’Umbria con i suoi 2.173 metri.

Roberto Gino e Mauro, accompagnatori della sezione fermana del Club Alpino Italiano, sono tre amici amanti della montagna e quello che per loro è un grande amore cercano di trasmetterlo a chi ha voglia, possibilità e un po’ di spirito di avventura.

“Quest’anno – racconta a Cronache Fermane Roberto Tomassini – è toccato alla Sibilla, perla stupenda dei nostri Sibillini, così carica di leggende e fascino. Cercavamo un’alba magica e così è stato, grazie a condizioni meteo serene”.

Certo, non è mancato il freddo pungente durante la notte, ma il grande sacrificio per arrivare in cima è valso veramente la pena. Roberto ripercorre per noi la giornata, inizia con un appuntamento alle 4 del mattino a Montemonaco per i 14 partecipanti. “Troviamo aperto il Bar dei Monti Azzurri, pieno di giovani che ballavano e festeggiavano l’arrivo del nuovo anno. E lì abbiamo pensato: allora la montagna è ancora viva, c’è voglia di rinascere. Noi pensiamo di sì e nel nostro piccolo cerchiamo di farlo con le nostre escursioni, portando la gente in montagna e andando a mangiare in ristoranti e agriturismo della zona, frequentando i bar, parlando con la gente del posto, facendo valere la nostra presenza e soprattutto dicendo loro che ci siamo”.

Preso il caffè, è tempo di salire in auto verso il Rifugio Sibilla, a quota 1.600 metri. “Da lì ci prepariamo scrupolosamente. Nelle ultime settimane la montagna purtroppo ci ha regalato delle sventure, alcuni amici non sono tornati a casa per per le condizioni particolari che hanno trovato. È una situazione anomala, con un ghiaccio vetrificato molto scivoloso e pericoloso. Per questo decidiamo di partire cautelativamente con l’imbrago messo. Arriviamo fino alla cresta del Monte Zampa, saliamo in un religioso silenzio e inizio a domandarmi quali possano essere i pensieri dei miei compagni di questa avventura: magari faranno il resoconto dell’anno appena trascorso, i propositi per il nuovo oppure si staranno gustando questo sacrificio per arrivare in cima. E cosa li ha spinti a fare questo?”.

Incolonnati ed illuminato il sentiero con le pile frontali, il gruppo arriva fino alle creste. “Qui organizzo insieme agli altri un briefing e valutiamo se è il caso di mettersi i ramponi. Iniziamo a trovarci a quasi 1.900 metri e forse è l’ora di indossarli e impugnare le picozze, vista la prima neve e il primo strato ghiacciato. Percorriamo la cresta e intanto iniziano a formarsi le prime sfumature di rosso verso il mare. Proseguiamo sempre con questo silenzio, ognuno assorto nei propri pensieri ma tutti in fila indiana, alla stessa distanza, legati metaforicamente da un unico filo. E chi frequenta la montagna sa come sia facile trovare empatia, solidarietà e un bellissimo rapporto tra persone”.

Piano piano si arriva in cima alla Sibilla, in quell’autentico scrigno della nostra storia. “Iniziamo a vedere quest’alba stupenda con i suoi colori. Inizia ad illuminarsi il Vettore, di riflesso la valle del Lago di Pilato. Un’alba che cercavamo, che abbiamo trovato che speriamo sia di buon augurio per un 2020 in cui le nostre montagne possano rinascere, riprendersi quello che c’era e magari avere ancora di più, trasmettendo quelle sensazioni ed emozioni che può trovare solo chi ama la montagna e la frequenta. Dopo un dolce di buon augurio iniziamo a scendere, illuminati da un sole stupendo ed un cielo luminoso”.

E intorno tutto prende luce e vita: la Priora, l’Infernaccio, il suo eremo. “C’è tutto quello che possiamo avere, in un capodanno diverso dai soliti. Intorno alle 10 facciamo tappa nuovamente a Montemonaco, con il paese che si sta risvegliando. Iniziamo a vedere l’arrivo dei turisti, un fatto importante per questi piccoli Comuni, che devono rifiorire. La gente deve tornare a riviverli, per respirare quell’aria diversa e tornare ai rapporti di una volta, che in montagna ancora resistono. Un buon 2020 a tutti, quindi, di forza, resilienza e passione per tutto ciò che il futuro ci riserverà”.


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