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Emodinamica a Fermo? L’annuncio di Livini:
spunta la rete cardio-interventistica
Marche sud con l’équipe mobile

FERMO - Il direttore area vasta 4: "Una ipotesi di lavoro con una Equipe unica mobile, pur se di base distinta sui tre laboratori, avrebbe il vantaggio di mantenere elevati livelli di competenza dei professionisti"
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Il direttore Av4, Licio Livini

L’emodinamica a Fermo? Per il direttore dell’Area vasta 4, Licio Livini non ci sono materialmente i numeri. Ma, spunta un ‘ma’. Il direttore, infatti, annuncia l’ipotesi della creazione di una Rete cardiologica interventistica/emodinamica Marche sud con una Equipe unica mobile.

Ma andiamo per ordine, step by step con Livini: “Nel percorso delle reti cliniche che si stanno avviando sui territori della regione Marche – le parole del direttore – l’Asur e le Aree Vaste di Fermo, Macerata ed Ascoli Piceno (Marche Sud) hanno istituito il Dipartimento funzionale di Cardiologia di cui è stato nominato direttore Domenico Gabrielli, primario della Cardiologia di Fermo. La prospettiva che si apre è la creazione di una Rete cardiologica interventistica/emodinamica-Marche Sud che nasce dalla necessità di dover potenziare una specialità al momento carente soprattutto nel territorio fermano, in una visione per cui occorre garantire pari opportunità di accesso ai servizi sanitari per tutti i cittadini delle Marche, nel rispetto della qualità assistenziale, dell’organizzazione a rete di Pdta condivisi, tenendo in considerazione i flussi di mobilità e nel rispetto dei volumi minimi di attività.

I laboratori di Emodinamica/Cardiologia interventistica già attivi nella zona di interesse sono quelli di Ascoli e Macerata, che sono a regime e pertanto corrispondono agli standard previsti di qualità e attività.

La Av4 di Fermo soffre della carenza di un laboratorio attivo e pertanto fa riferimento per l’urgenza ai laboratori delle altre due province e a quelli della Azienda Ospedaliera Ospedali riuniti di Ancona. Per i pazienti ricoverati non urgenti si procede o con accesso diretto agli Ospedali riuniti di Ancona, con trasporto e ritorno in giornata  oppure mediante trasferimento presso le Unità operative di Cardiologia di Ascoli e Macerata. Tale “organizzazione”, seppur l’unica possibile al momento, determina impiego di risorse umane ed economiche e disagi per i pazienti e i familiari, nonché un aggravio di rischi legati ai trasporti secondari.

Domenico Gabrielli

Nella realtà territoriale dell’Av4 di Fermo possiamo ipotizzare un fabbisogno di 260-300 angioplastiche coronariche all’anno per sindrome coronarica acuta, 180-200/anno angioplastiche coronariche per cardiopatia ischemica cronica, per un totale dunque di angioplastiche coronariche per cardiopatia ischemica in generale di 400-500/anno e di altrettante coronarografie. La Rete Cardiologica su tre province, che si vuole istituire, si avvarrà di risorse umane e tecnologiche attribuite alle differenti Unità Operative Complesse delle tre Aree Vaste  e dovrà operare nel rispetto di procedure condivise. 

Gli obiettivi di sistema che si pongono davanti sono il rispetto della appropriatezza clinica, il contenimento dei costi di gestione, il recupero della mobilità passiva e il potenziamento locale.  

Una ipotesi di lavoro con una Equipe unica mobile, pur se di base distinta sui tre laboratori, avrebbe il vantaggio di mantenere elevati livelli di competenza dei professionisti.

Inoltre l’Equipe unica mobile si organizzerebbe anche su un servizio di pronta disponibilità di tutto il personale coinvolto con programmazione di turni di servizio/mese, tale da affrontare e gestire ogni genere di richiesta urgente e programmata. Per il mantenimento delle competenze è necessario che il laboratorio esegua almeno 400 angioplastiche coronariche all’anno, meglio 600, e che ogni operatore esegua almeno 75 angioplastiche coronariche/anno.

Il laboratorio nella fase di avvio e fino all’espletamento di almeno 1000 angioplastiche coronariche, mantenendo un volume di attività di almeno 400 angioplastiche coronariche all’annom deve ottenere uno stand-by cardiochirurgico dal Centro di Cardiochirurgia più vicino, con protocolli condivisi adatti a garantire l’accesso tempestivo in caso di necessità e l’inizio della circolazione extracorporea entro 90 minuti dal manifestarsi dell’esigenza clinica. E’ altresì necessaria la disponibilità dell’Unità operativa di Anestesia/Rianimazione in caso di necessità”.


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