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Sisma Bonus, spesi solo 15 milioni
su 2 miliardi “ma la misura va difesa”
E si torna a chiedere un sottosegretario

CENTRO ITALIA - Le considerazioni di Fabrizio Curcio, capo Dipartimento Casa Italia. Il senatore dem Verducci presente alla riunione di maggioranza nella quale si è chiesta una svolta
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di Andrea Braconi

Lo ha ribadito in diretta su RaiNews24: il Sisma Bonus va difeso e strutturato. Fabrizio Curcio, capo Dipartimento Casa Italia, la struttura voluta dal Governo – come si legge sull’apposito sito – “per promuovere la sicurezza del Paese in caso di rischi naturali”.

“Discutiamone – ha affermato durante la trasmissione NewsRoom Italia – ma lo difenderei come principio. Bisogna far capire al cittadino i rischi ai quali è soggetto. Certamente è una misura del genere va strutturata, ma supporti così complicati hanno bisogno di essere digeriti e quindi anche programmati”.

Il Sisma Bonus, va ricordato, è un insieme di detrazioni previste dal Governo nazionale ma che, nei fatti, non è stato accolto nella maniera giusta dalle persone direttamente interessate.  Riguarda le spese sostenute dal primo gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per qualsiasi immobile ad uso abitativo o attività produttive (immobile che deve trovarsi nelle zone sismiche 1-2-3). Destinatari sono i contribuenti soggetti ad Irpef e Ires. Le detrazioni, da ripartire su 5 quote annuali, si scindono per singole unità immobiliari ed edifici condominiali:

  • 50% calcolata su una spesa massima di 96.000 euro (nel caso degli appartamenti, moltiplicato per il numero complessivo);
  • fino al 70% se si passa ad una classe di rischio inferiore (75% per i condomini);
  • fino all’80% se si passa a 2 classi di rischio inferiore (85% per i condomini).

Di vero e proprio flop fiscale aveva parlato il Corriere della Sera, con una spesa di soli 14,6 milioni rispetto ai 2 miliardi messi a disposizione. “Questa detrazione non è stata usata praticamente da nessuno” ha spiegato Mario Sensini, giornalista del quotidiano di Via Solferino.

E proprio Curcio, in collegamento dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione de L’Aquila, ha voluto spiegare perché, dal suo punto di vista, i cittadini non abbiamo raccolto questa opportunità. “Un problema di comunicazione o di burocrazia?” ha chiesto il conduttore Paolo Poggio. “Intanto occorre distinguere la questione in due momenti diversi – ha replicato l’ex capo Dipartimento della Protezione Civile: il primo è il tema della ricostruzione, il secondo quello dell’adeguamento e del miglioramento da un punto di vista sismico”.

Diversi i temi da individuare, a partire dall’aspetto tecnico. “L’adeguamento energetico è semplice rispetto a quello sismico e si può accedere anche per una singola unità immobiliare, mentre nel secondo caso bisogna ragionare sulla totalità del fabbricato, che siano un condominio o vari aggregati. Il secondo è una questione culturale: chi non ha contezza del rischio al quale può essere soggetto fa più fatica ad investire sulle proprie abitazioni. L’adeguamento sismico non lo leggi però in bolletta, ma quando la tua struttura registra una risposta o un’altra di fronte ad un sisma”.

Si tratta, ha ribadito, di strumenti complessi per adeguare ed impostare alcune attività. “Alcune misure hanno bisogno soprattutto di stabilità” ha concluso citando l’esempio del know how acquisito nel corso degli anni dall’ufficio de L’Aquila.

Contemporaneamente, i parlamentari della maggioranza tornano a chiedere con forza un sottosegretario ad hoc per affrontare tutte le problematiche connesse alla ricostruzione delle zone terremotate. Come si ricorderà, dopo che il presidente Conte aveva tenuto per sé la delega nei territori del sud delle Marche era montata la polemica per la mancanza di una vera figura di raccordo con lo stesso Governo.

“Abbiamo fatto una riunione per fare il punto sul post sisma, anche perché ci sono molte questioni ancora aperte – conferma il senatore del Partito Democratico Francesco Verducci -. Sono stato uno di quelli che ha detto che bisogna ascoltare i sindaci, dare maggiore funzioni ai Comuni e ai tecnici, oltre che modificare la norma sull’autocertificazione. Alcuni parlamentari, inoltre, hanno posto il tema di un sottosegretario con una specifica delega”.

E se a questo aspetto sicuramente non secondario si aggiungono la mancata conferma del commissario straordinario Farabollini (nella riunione della mattinata non sono stati fatti nomi, ma a breve il Consiglio dei Ministri dovrebbe indicare un successore capace di imprimere una svolta, come auspica lo stesso Verducci), insieme all’alzata di scudi degli amministratori locali con tanto di minaccia di mobilitazione e riconsegna delle fasce tricolori, ecco che le prospettive di una vera ripartenza tornano a frammentarsi. Con evidenti (e drammatiche) ripercussioni per tutta l’area interna della regione e del centro Italia.


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