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Ingegneria e Infermieristica,
cresce la voglia di università
Il rettore Gregori: “Fermo ateneo di eccellenza”

FORMAZIONE - Presentazione del rettore della Politecnica, affiancato dai suoi collaboratori, dal sindaco Calcinaro e dei vertici della Carifermo e della Fondazione
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di Andrea Braconi

Dall’università Gian Luca Gregori ha avuto tantissimo. “Mi sento fortemente debitore nei confronti di questo mondo, in tutti i ruoli che ho avuto e con una responsabilità crescente”. Un impegno che oggi lo vede rettore della Politecnica delle Marche, con una precisa idea sulla strategia da perseguire. E soprattutto di futuro ha voluto parlare a Fermo, proprio nella sede della facoltà di Ingegneria.

I SALUTI DI BENVENUTO

A rompere il ghiaccio il sindaco Paolo Calcinaro, che ha ricordato come la prima cosa che lo avesse colpito nell’incontrare Gregori era stato il cambio semantico in una delega specifica, quella alle città universitarie. “È un approccio bello e che mette entusiasmo nel costruire e nel proseguire questo percorso” ha affermato, ringraziando al contempo Carifermo Spa e Fondazione Carifermo per il supporto costante, oltre alla Camera di Commercio che ha deliberato un sostegno economico per far crescere ancora di più questa realtà.

A dare il benvenuto al rettore anche Alberto Palma, presidente della Fondazione Carifermo, e Amedeo Grilli, presidente dell’istituto bancario. “Auspico che l’Università tenga nella giusta considerazione questo plesso di Fermo – ha rimarcato Palma – che siamo orgogliosi di aver contribuito a far partire sin dall’inizio. La Fondazione ha risorse limitate ma ha continuato a disporne anche in favore di questa presenza universitaria”.

“E’ un’esperienza molto virtuosa – è stato il pensiero di Grilli -. Siamo sempre abituati a trovare quello che non va, l’Italia della trascuratezza e degli errori. Ma qui siamo in presenza di un esempio sostenibile nel tempo, in cui un’università sa interpretare il territorio, dà servizi, raccoglie gli stimoli, li mette a sistema in una circuitazione e la ripartisce nelle regioni vicine. Qui si esce dai vecchi comparti per andare incontro a qualcosa di aderente alla realtà. E questo percorso ci fa ben sperare”.

Non sono voluti mancare all’incontro Francesco Maria Chelli, fino a novembre presidente della facoltà di Economia e oggi delegato per le relazioni con il territorio, Giampiero Macarri, primario della Gastroenterologia di Fermo e presidente del corso di laurea di Infermieristica, e Maurizio Bevilacqua, dal 2012 al 2018 responsabile dei corsi di laurea e oggi direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche.

STORIA, PRESENTE E FUTURO

Nel suo intervento, Gregori ha rimarcato come a Fermo sia particolarmente positivo il rapporto con le istituzioni locali, un elemento “che non è mai scontato. Come università siamo particolarmente felici di questo e ragioneremo insieme anche sul futuro”.

Il futuro, appunto: una delle tre chiavi di lettura di un’università che nel tempo ha saputo radicarsi e diventare un autentico punto di riferimento.

“La nostra storia qui è iniziata nell’anno accademico 1992-1993, una presenza che si è evoluta e che dimostra come quello che stiamo facendo non sia casuale. Noi non vogliamo creare corsi per fare favori ai docenti, ma per rispondere ad esigenze reali del territorio pensando al futuro. In quel primo corso abbiamo avuto 19 diplomati”.

Gregori ha ricordato come nel 1997-1998 il diploma in Ingegneria Elettronica avesse aderito al progetto Campus e fosse parte un altro diploma di Ingegneria Logistica e della Produzione, facendo evolvere l’offerta formativa e sempre con una particolare attenzione alla qualità. “Nel 2001-2002 arrivammo a 3 corsi di laurea: Ingegneria Informatica ed Automazione, Ingegneria delle Telecomunicazioni, Ingegneria Logistica e della Produzione. Questo approccio storico è importante per evidenziare i risultati raggiunti ed il processo evolutivo”.

LA FOTOGRAFIA DELL’OGGI

Attualmente la sede fermana ha 3 corsi di laurea: la triennale di Economia Gestionale, la magistrale sempre della Gestionale e l’Infermieristica, anch’essa triennale ed abilitante alla professione sanitaria.

“Per la Gestionale triennale il dato definitivo è di 136 immatricolati. Ne erano 123 lo scorso anno, quindi siamo in presenza di un numero particolarmente positivo. Per quanto riguarda Infermieristica siamo a 61, rispetto ai 60 dello scorso anno e ai 58 precedenti. Per la Gestionale magistrale il dato non è ancora veritiero perché con le iscrizioni si arriva fino a marzo 2020, ma già oggi siamo già a 34. Lo scorso anno alla fine ce ne sono stati 66”.

Il totale parziale degli immatricolati si attesta sui 231 studenti. “Lo scorso anno complessivamente furono 249, tre anni fa 246, 4 anni fa 212. Il numero sta crescendo e sono molto fiducioso. I 18 in più a marzo dovremmo averli, anzi, ritengo che cresceremo”.

I dati, sempre parziali, parlano di 747 iscritti complessivamente, in aumento rispetto ai 741 dello scorso anno e ai 694 e 636 delle annate precedenti. “Una crescita evidente di cui siamo particolarmente soddisfatti, c’è stata una risposta molto positiva”.

Ma soprattutto, è stato evidenziato, ci sono numeri che permettono di dire che il tasso di occupabilità sia molto rapido, come affermato da Bevilacqua (“Da Ingegneria la stragrande maggioranza trova occupazione il giorno prima di discutere la tesi di laurea e le aziende cercano di portarsi dentro queste figure molto apprezzate”) e Macarri (“Lo stesso vale per gli infermieri, con una quasi completa occupazione”).

E nell’anno solare 2019, ha concluso Gregori, i laureati complessivi sono stati 152.

IL FUTURO

Ma uno degli aspetti che sta caratterizzando il sistema regionale è che gli studenti se ne vanno via. “Dal sud vengono meno e dalla nostra regione preferiscono andare in Emilia Romagna o Lombardia. Quindi cosa diventa importante? – ha chiesto il rettore -. Sicuramente offrire corsi di qualità, far capire quanto siamo credibili a livello nazionale e come il nostro sia un ateneo di eccellenza. Siamo portati poco ad evidenziare i nostri risultati, quando invece va detto con forza che queste non sono scelte di ripiego. E i numeri sono lì a testimoniarlo”.

Due le aree di grande interesse sulle quali Gregori ha focalizzato la propria attenzione: quella sanitaria, per capire quali ulteriori corsi inserire, e il tema della multidisciplinarietà. “Nei prossimi mesi ragioneremo su cosa fare in questa direzione, intanto stiamo rilanciando con nuovi corsi di laurea, altri 3 ad Ancona e qualcosa a Pesaro. Questo di Fermo è un ambiente fertile, con tutte le prospettive per procedere”.

L’UNIVERSITÀ E LA CITTÀ

Per Calcinaro i numeri sciorinati narrano la vita di una città, anche economica. “Dopo la sofferenza per il sisma, oggi abbiamo una prospettiva di spazi sui quali investire e contenitori da riempire. Cosa di meglio se non riempirli di futuro?”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Macarri, che ha affermato come l’università sia un valore aggiunto per la città. “Gli infermieri hanno bisogno dell’ospedale, ma l’ospedale ha un gran bisogno degli studenti di Infermieristica. La loro presenza anima l’ospedale e aumenta livello di assistenza e di coinvolgimento. Quest’anno proveremo a fare qualcosa di diverso nel mio corso, con un argomento trattato da più docenti: ad esempio per la neoplasia del colon gli studenti si relazioneranno con gastroenterologo, chirurgo e oncologo. Inoltre, siamo riusciti ad organizzare uno streaming tra università e sale endoscopiche, per cercare di essere più coinvolgenti”.

Ragionando sui contenitori, il nuovo ospedale di Campiglione nei prossimi anni potrebbe giocare un ruolo importante ma Macarri, pragmatico come sempre, ha ribadito come sia importante muoversi subito. “Non possiamo aspettare, il nuovo ospedale sarà sicuramente una risorsa intanto noi puntiamo a lavorare con questo nuovo approccio”.

Per Bevilacqua, invece, il corso di Economia Gestionale ha rafforzato i rapporti con le aziende del territorio, anche con una partecipazione a bandi competitivi sia a livello nazionale che europeo. “L’effetto leva dell’università è almeno 7-8 volte rispetto agli investimenti” ha tenuto a precisare Gregori, per il quale i corsi universitari devono essere soprattutto utili. “Non si va a trovare risorse per far partire un corso, sarebbe un errore. Occorre invece capire rispetto al futuro del territorio cosa è effettivamente utile, identificando delle aree di intervento”.


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