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Lotti di via Mameli, il Laboratorio civico attacca:
“Scriveremo alla Corte dei conti,
non si può restare in silenzio”

PORTO SANT'ELPIDIO - Felicioni:"E' tutto fermo da 15 mesi e l'ente non si tutela, nessuno farebbe mai qualcosa di simile con i propri beni"
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La vendita dei lotti di via Mameli, legata a doppio filo alla questione ex cineteatro Gigli, scatena l’opposizione. Il Laboratorio civico è pronto ad interessare la Corte dei conti perchè, nota il capogruppo Alessandro Felicioni, non vogliamo essere complici dello sperpero di denaro pubblico”.

La questione riguarda l’acquisto del terreno, a ridosso dell’ex Orfeo Serafini, su cui è stata costruita una palazzina e ne deve essere edificata un’altra. La società acquirente, che è anche proprietaria dell’ex cinema, ha richiesto ed ottenuto fino ad oggi proroghe al pagamento della somma dovuta per il lotto. La ragione è l’impossibilità di procedere con la costruzione del secondo immobile, dovuta al ritardo nella rimozione di una servitù da parte dell’ente gestore della rete gas. Il Comune aveva già concesso due proroghe, l’ultima è scaduta lo scorso 31 gennaio, ma il privato aveva scritto, poco prima di fine 2019, per informare che non avrebbe potuto pagare, perchè non erano risolti i problemi che tengono bloccato il cantiere. Tra società e Comune resta anche da definire l’altra vicenda, relativa all’acquisto dell’ex cineteatro Gigli.

Secondo Felicioni, è tempo di uscire dallo stallo: “L’atto di cessione dei lotti di via Mameli è del novembre 2018; sono passati 15 mesi e non si è visto un euro. Non penso che a qualcuno della giunta, della maggioranza o degli elettori PD possa mai venire in mente di fare una operazione simile con i propri beni – nota il leader civico – Con quelli pubblici, però, non mi pare ci sia particolare attenzione. In capo privato una operazione così, in cui si vende un immobile proprio, non si incassa nulla per 15 mesi, non ci si tutela con l’ipoteca legale, non si chiedono gli interessi per il ritardo nel pagamento è contro qualsiasi logica imprenditoriale ed economica”.

Da qui la decisione di agire alla Corte dei conti, “per chiedere lumi sull’eventuale presenza di danno erariale legato all’operazione. Intanto, tra persone normali, sarebbero maturati circa 76 mila euro di interessi da novembre 2018 a febbraio 2020. Ma a parte questo, basta prefigurare la nefasta e malagurata ipotesi di insolvenza del privato per capire che al comune non rimarrebbe in mano nulla: né i lotti, intestati ad altri, né il credito, che senza ipoteca legale sarebbe difficilmente recuperabile”. Per questo, il Laboratorio civico ritiene si devva agire subito “perchè dopo aver tentato le vie istituzionali, con mozioni ed interpellanze in consiglio, non ci resta che adire qualcun altro. Il tassametro corre perché è chiaro a tutti che nulla si muoverà fino a quando non si risolverà la questione Gigli su cui, pure, non possiamo rimanere in silenzio”.


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