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La Cna riparte dal Micam:
“Subito giù il costo del lavoro,
così le aziende non crescono” (VIDEO)

MILANO - Le considerazioni del presidente Paolo Silenzi e del direttore Alessandro Migliore, che riveste anche il ruolo di responsabile Federmoda per Fermo e Macerata
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di Andrea Braconi

Si avvicina la chiusura del Micam, ma è già tempo di tracciare i primi bilanci. Per Paolo Silenzi, presidente della Cna Fermo, il riscontro sembra essere positivo. “Ha rispecchiato le aspettative – dichiara – e la piccola e micro impresa hanno portato in fiera un prodotto di qualità, che cerca di intercettare quel tipo di clientela che ricerca proprio questo. Dietro ogni collezione ci sono sempre innovazione e nuove peculiarità, in molti cercano di dare anche appeal a questi prodotti attraverso l’ecosostenibilità. Questo perché oggi il consumatore è più attento e consapevole su ciò che acquista e vuole indossare: dare queste caratteristiche ai prodotti, quindi, è un’arma vincente”.

Immancabile un passaggio sulla situazione legata alla diffusione del Coronovirus, che sta condizionando fortemente l’economia cinese. “Qui la presenza di espositori cinesi si attesta sempre su un 5% e quindi non incide sull’andamento della fiera. Prima di partire c’era molta preoccupazione, ma abbiamo comunque visto che i mercati giapponesi e coreani si sono affacciati al Micam, magari in misura ridotta ma non hanno rinunciato a venire. Noi andiamo avanti con tenacia e cerchiamo di guardare al futuro in maniera positiva”.

Ma oltre il Micam ci sono nuove sfide da affrontare, a partire dalla situazione legata all’Area di crisi complessa. A riflettere sul tema è Alessandro Migliore, direttore di Cna e anche nuovo responsabile Federmoda per Fermo e Macerata. “Il Micam è anche un contesto per ascoltare gli imprenditori. Bisogna essere positivi perché ci sono anche opportunità e mai come in questo momento è compito delle associazioni quello di calare queste opportunità sul tessuto reale delle imprese, sia le nostre associate che quelle che vorranno associarsi”.

Opportunità che, però, partono in ritardo. “Già vediamo bandi aperti per altre aree crisi delle Marche. Nel nostro caso c’è un budget di risorse di 30 milioni, divisi tra nazionale e regionale, ma noi chiederemo con forza di fare di più, come chiederemo con forza di essere presenti nella fase dei bandi. Chiederemo di partecipare alla redazione degli stessi bandi, perché vogliamo che siano coerenti con le tipologie delle nostre aziende. Sono soldi che vanno spesi per incrementi occupazionali, investimenti produttivi e reshoring”.

E al di là del Coronavirus per Migliore la battaglia da fare è quella sul costo del lavoro. “È una battaglia che da sempre facciamo e continueremo a fare, perché per essere competitivi bisogna che le nostre imprese abbiamo da parte del Governo centrale e delle varie istituzioni aiuti in un mercato che è sempre più globale. Senza questo non viene il resto e quanto fatto fino ad oggi non è sufficiente. Tagliando il costo del lavoro le imprese, grazie ad investimenti, possono puntare su una crescita culturale e noi possiamo fare il bene delle stesse imprese”.


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