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Jennifer, la sorellina ancora in una struttura protetta L’avvocato del padre: “Troppo tempo
senza sapere nulla della famiglia”

SERVIGLIANO - La legale preoccupata per la sorella minore di Jennifer. Intanto Krasniqi ha incontrato la compagna in carcere: "Ha ripetuto di non essere stata lei a far male alla figlia"
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di Pierpaolo Pierleoni

Si è svolta stamattina, al tribunale dei minori di Ancona, l’udienza di contestazione del decreto con cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale di Ali Krasniqi verso la sorellina minore di Jennifer, la bimba morta misteriosamente a Servigliano l’8 gennaio scorso. Un dramma dentro il dramma, perchè se una giovanissima vita non c’è più, ce n’è un’altra, di appena 4 anni, che da un mese e mezzo si trova in una struttura protetta, senza alcun contatto con i famigliari.

E’ determinata Maria Cristina Ascenzo, legale del padre della piccola, a far valere le ragioni del suo assistito. “Il giudice oggi ha avuto contezza che le indicazioni dettagliate, presenti nel decreto esecutivo con cui era stata sospesa la responsabilità genitoriale del padre, sarebbero state disattese – denuncia l’avvocato – Qualcuno si chiede in che condizioni si trovi una minore di appena 4 anni e mezzo? A questa età l’elaborazione del lutto è molto complessa. E per lutto intendo anche l’allontanamento dai propri punti di riferimento. La piccola non sa nulla, non sa che la sorella è morta, non ha avuto alcun contatto con i genitori. La bimba non ha il supporto psicologico che era stato previsto. Questa situazione si sta trascinando da un tempo troppo lungo. Inoltre, il mio assistito doveva essere sentito per verificare la disponibilità di famigliari entro il quarto grado a prendere cura della bambina, ma questo passaggio, propedeutico ad un eventuale affidamento, non sarebbe mai stato effettuato”.

Ad Ali Krasniqi, nel decreto che ha sospeso la responsabilità genitoriale, venivano contestati tre aspetti: le condizioni economiche, la mancanza di assistenza sanitaria per le figlie e la mancata iscrizione a scuola.”Per quanto riguarda l’elemento economico abbiamo prodotto documentazione fiscale per dimostrare che Krasniqi ha un reddito – commenta l’avvocato – sotto l’aspetto sanitario, le bambine avevano avuto regolare assistenza nel precedente domicilio, prima di trasferirsi a Servigliano. Ricordo che il mio assistito non risulta coinvolto in alcun modo con l’indagine penale sulla morte della povera Jennifer. Parliamo di un padre che per quanto gli è stato possibile ha sempre cercato di essere presente nella vita delle figlie”.

Ali Krasniqi ad inizio settimana ha incontrato per la prima volta la compagna, Pavlina Mitkova. Come noto, la 37enne bulgata, in carcere a Pesaro, è accusata di aver appiccato l’incendio dolosamente nell’abitazione di Servigliano. Ma una svolta nelle indagini potrebbe arrivare all’esito dell’autopsia, di cui si attendono i risultati, per risalire all’orario del decesso. “Nel colloquio la Mitkova ha ribadito al compagno di essere estranea alla morte della figlia – conclude l’avvocato Ascenzo – Krasniqi l’ha trovata sofferente, lui sin dall’inizio ha detto di non aver mai avuto ragione di sospettare un gesto inconsulto da parte della donna e tuttora fatica a farsi una ragione di cosa sia accaduto. Attende con ansia che so scopra la verità”.


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