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IL PUNTO
Covid19, preoccupa più
la confusione che il virus

Stress e ansia sono compagne delle nostre giornate da quando conviviamo con i timori del Corona virus. Il rischio è che alla fine si debbano spendere più risorse per contenere gli effetti della paura legata all'incertezza del dafarsi che quelli del contagio vero e proprio.
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di Sandro Renzi

Al netto dei numeri forniti dal bollettino della Protezione civile su morti e contagi e delle doverose ed opportune analisi di carattere medico, l’impressione è che a preoccupare di più, nelle ultime ore, siano non tanto il Covid19 e gli effetti prodotti, quanto la confusione, il caos, a più livelli, generato da una gestione non proprio aggregata del fenomeno.

Il virus ha preso tutti in contropiede, da Roma alle Regioni. Ci si è mossi subito  con provvedimenti restrittivi, in qualche caso anche più severi di quelli messi in campo da Paesi vicini, tuttavia ci ritroviamo con delle zone rosse i cui residenti sono stati messi in quarantena, zone gialle e casi di positività al Corona virus che mano a mano vengono scoperti anche al centro-sud. Ma questo era francamente immaginabile e prevedibile. Quello che non doveva invece accadere, ma che purtroppo si sta verificando, è il “panico da caos” nel quale sono finiti i cittadini. E la paura rischia di essere alimentata dalle incertezze sul da farsi più che da quei dati che, puntualmente, vengono forniti da Borrelli. Si leggono ordinanze, ci si informa, si organizza la quotidianità anche in funzione di quello che decide chi ci governa per il nostro bene e per contenere il contagio, ma nell’arco della stessa giornata le cose possono cambiare anche più volte. Ne sanno qualcosa i primi cittadini, anche loro  in ordine sparso. A Fermo impianti sportivi aperti, a Porto San Giorgio chiusi oggi in attesa di indicazioni. Disorientati ma anche poco allineati. Per ora le scuole restano chiuse in attesa di conoscere quale sarà l’esito del ricorso voluto dal Governo contro l’ordinanza firmata dal Presidente Ceriscioli.

Nel frattempo le famiglie cercano di barcamenarsi tra baby sitter e nonni, le imprese vedono i fatturati calare in un colpo, gli amministratori arrancare in cerca di certezze. Quelle che la medicina, grazie agli sforzi di chi vi opera, sta fornendo più di altre istituzioni o enti. Il rischio è che alla fine si debba paradossalmente correre ai ripari più per arginare l’ansia e lo stress da confusione  che la paura per il contagio da Covid19.

 


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