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Addio a Mons. Luigi Valentini,
missionario con il cuore
tra Porto San Giorgio e il Brasile

PORTO SAN GIORGIO - Nel 2016 il comune di San Paolo del Brasile gli ha conferito la cittadinanza onoraria in segno di "ringraziamento e riconoscenza del valore educativo"
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don Luigi Valentini

 

Il Fermano piange la scomparsa di Mons. Luigi Valentini, missionario, con il cuore diviso tra la sua amata Porto San Giorgio ed il Brasile. E proprio nel 2019 aveva ricevuto il riconoscimento di sangiorgese dell’anno. Aveva 84 anni. Le esequie si svolgeranno in forma privata a causa delle contingenze relative anche alla prevenzione della diffusione del Coronavirus. 

Don Luigi, come tutti amavano chiamarlo, è stato tra i fondatori dell’associazione Condividere onlus, nata nel 2002 grazie proprio alla sua opera missionaria. L’associazione porta avanti opere di assistenza all’infanzia più disagiata nell’America Latina. Era il lontano 1967 quando il sacerdote sangiorgerse volò per la prima volta in Brasile e lì è rimasto per oltre 40 anni “ma mantenendo sempre la residenza a Porto San Giorgio” ha ricordato più volte scherzando il sacerdote. Nel 2016 il comune di San Paolo del Brasile gli ha conferito la cittadinanza onoraria in segno di “ringraziamento e riconoscenza del valore educativo”. Una storia raccontata nel libro “Il mio bene sei tu – l’avventura di un sacerdote”.

L’Amministrazione comunale esprime cordoglio per la scomparsa di monsignor Luigi Valentini, da oltre cinquant’anni testimone di carità . “Don Luigi è stato un esempio di impegno e fraternità – afferma il sindaco Nicola Loira – ha testimoniato concretamente la propria fede facendosi prossimo tra i più poveri e dando dignità e futuro alla vita di migliaia di bambini e alle loro famiglie. Ciò ne ha fatto modello di carità e amore cristiano per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nel suo cammino, a Porto San Giorgio e nel mondo”.

Cordoglio anche dall’Istituto Teologico Marchigiano: “Il Moderatore, il Preside e i colleghi, uniti dalla fede nella risurrezione dei morti, salutano con speranza cristiana il prof. mons. Luigi Valentini, tornato oggi alla casa del Padre. Mons. Valentini ha insegnato dal 1991 al 2007 Teologia Fondamentale presso la sede di Fermo dell’ITM, di cui è stato Vicepreside dal 2001 al 2007. Negli anni di insegnamento ha saputo coniugare nel ministero la passione per lo studio e la sensibilità missionaria per le regioni più povere del mondo. Il Signore Risorto, che celebriamo nella Pasqua, lo accolga e gli si mostri come quella ragione ultima dell’esistenza umana che don Luigi ha sempre ricercato. Le esequie si svolgeranno in forma privata a causa delle contingenze particolari che stiamo vivendo“.

In Brasile tutti lo chiamavano Padre Gigio, come raccontato da Marco Renzi, che è stato protagonista, accolto da don Luigi, del progetto Teatri Senza Frontiere nelle favelas Brasiliane.

Mons. Luigi Valentini, in un testo recentemente pubblicato, raccontava così la sua vita: “Sono nato il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, dell’anno del Signore del 1935 a Porto San Giorgio. Giovane sono entrato in seminario. A Fermo ho terminato gli studi teologici, poi a Roma ho conseguire il dottorato in Teologia. Sono stato ordinato sacerdote il 13 Marzo 1960. Il mio primo incarico è stato quello di vice-parroco a Porto Sant’Elpidio, poi sono stato direttore della “Casa dello Studente” a Fermo fino a 1970, Capitato in Brasile per caso nel 1967 vi sono ritornato dopo tre anni. Per otto anni ho fatto esperienza in una parrocchia alla periferia di San Paulo.La salute non mi ha ssistito ho cominciato lavorare nella Pastorale Universitaria. Ho condiviso il tempo tra lavoro universitario e la gente delle favelas. All’università mi si è data l’occasione di pubblicare vari studi di argomento filosofico Quando ero tra i “favelados” un fatto ha “rivoluzionato” la mia vita. Tre bambini sono stati arsi vivi nella loro baracca. I loro genitori andando al lavoro li chiudevano nella baracca per non farli vivere nella strada. Mi è balenata l’idea…ho cominciato a costruire un baracca di legno e ho accolto una cinquantina di bimbi in tenera età.. poi con il passar del tempo il locale è stato ingrandito….poi ricostruito in mattoni ..… fino ad accogliere centocinquanta bimbi per il periodo di tempo in cui i genitori lavorano (6,30 / 15,30) Nel 1990 rientrato in Italia ho parlato della mia storia, ha trovato persone attraverso le quali …. è nata la seconda, la terza… fino alla ottava opera. Una nei sobborghi di San Paulo, cinque a Belo Horizonte, una Salvador di Bahia e una a Samambaia (città satellite della capitale). L’assistenza non si limita solo alla scuola materna e all’asilo nido, ma l’ho estesa anche al “dopo scuola”. Non basta ancora. Cosa fare per questi bambini quanto diventeranno giovani? Come introdurli nel mondo del lavoro? A queste domande ho risposto con la creazione di un centro professionale a Belo Horizonte dove estiste la maggior parte delle opere. Ho in progetto che in ogni città citata ne sorga uno. E per i bimbi che non hanno famiglia? A questo scopo sta sorgendo a Belo Horizonte, Sta per essere inaugurata un’opera che li accoglie giorno e notte. Come poter aiutare il proseguo e il mantenimento di queste opere? Che dire…si può essere imbarazzati nell’indicare una via ….basta a volte seguire quello che il Signore di volta in volta ti suggerisce. Un disegno meraviglioso, non previsto, non progettato, mai pensato. Molti bambini e giovani assistiti. Poco cosa di fronte alle necessità di questo grande Paese, il Brasile, ricco di risorse materiali ed umane, ma pieno di tantissime contraddizioni. Ora vivo in Italia.Per due mesi all’anno mi reco in Brasile, ma seguo giorno dopo giorno via internet il costante proseguo di quanto mi sta accadendo”.


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