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Centrosinistra alla prova dei nomi,
Bianchini: “Mangialardi candidato credibile”

MARCHE 2020 - Salgono le quotazioni per il sindaco di Senigallia dopo la riunione di ieri sera. Liste civiche oggi non firma la nota degli alleati: «Finisce una fase, per noi esiste un tavolo unico. Le proposte fatte sono importanti». Il Pci dice no al nome del Pd: «Dal secondo mandato di Spacca svolta a destra del governo regionale»
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Da sinistra Maurizio Mangialardi, Flavio Corradini e Sauro Longhi

 

di Federica Nardi

Mentre la rosa di centrosinistra per le regionali si restringe, l’alleanza tra Pd e il resto della compagine resta appesa al filo della trattativa sui nomi, anche se il candidato scelto dalla direzione regionale dem, Maurizio Mangialardi (sindaco di Senigallia e presidente Anci Marche), al momento sembra in pole. Oltre a lui ci sono i civici Sauro Longhi (ex rettore Unicam) e Flavio Corradini (Italia Viva) messi sul piatto ieri sera da una parte del centrosinistra. Ma con Italia viva e Art.1 che hanno specificato che non ci saranno veti sui nomi, sembra vicina l’ipotesi di convergere su Mangialardi.

Massimiliano Bianchini

Oggi nella comunicazione dell’incontro da parte degli alleati si nota l’assenza delle Liste civiche di Massimiliano Bianchini. Contattato da Cronache, ha spiegato che «non firmeremo più note divise perché è finita una fase. Per noi adesso il tavolo è unico, non c’è più il Pd da un lato e gli alleati dall’altro: c’è il centrosinistra. L’incontro di ieri è stato positivo – dice Bianchini -. Ci sono candidature importanti. Mangialardi è un candidato credibile. Inoltre, se vogliamo tenere conto della percezione, si nota a livello nazionale e regionale un recupero del centrosinistra, recupero che vale anche per lo stesso governatore Luca Ceriscioli».

Nei giorni scorsi i Verdi avevano chiesto a Uniti per le Marche e +Europa di convergere su Mangialardi, con particolare riferimento al suo impegno da presidente Anci Marche sui temi ambientali. Scrivono Art.1, Azione, Diem 25, Italia in Comune, Italia Viva, Le nostre Marche: «Incontro interlocutorio quello di ieri sera. Sul tavolo della coalizione oggi ci sono tre nomi, Mangialardi proposto dal Pd, e Longhi e Corradini proposti dagli alleati, ognuno esprimendo le ragioni politiche della proposta. Il confronto va avanti lavorando per giungere ad una sintesi utilizzando quel grande senso di responsabilità che viene chiesto a tutti ed anche al Pd partito di maggioranza relativa, e con l’obiettivo di fornire una proposta più coinvolgente, più competitiva e più aperta possibile, per le Marche».

Fabio Pasquinelli

Salirebbe a bordo della coalizione anche “Dipende da noi” del docente Unimc Roberto Mancini, a patto però che il candidato sia un nome civico. Dicono no a Mangialardi anche i comunisti marchigiani del Pci, per voce di Fabio Pasquinelli, segretario regionale del partito con la falce e il martello e componente della direzione nazionale: «La scelta di Mangialardi è un atto di pericolosa sintonia con il controverso programma e i pessimi risultati del governo Ceriscioli. Bisogna mettere al centro dell’agenda politica la tutela e la promozione dei diritti sociali, del lavoro e dei beni comuni. Il governo della Regione negli ultimi due lustri si è caratterizzato per una preoccupante svolta a destra, in senso neoliberista, che è stata avviata con il secondo mandato Spacca ed è proseguita, in sostanziale continuità ma con maggiore aggressività, con la giunta dell’attuale governatore. L’elemento costitutivo di questo processo degenerativo, sul piano politico locale e nazionale, è stata l’esclusione della sinistra non solo dalle coalizioni elettorali ma, soprattutto, dall’agenda politica di governo». Per Pasquinelli c’è stata «una grave accelerazione della privatizzazione della sanità pubblica e la dismissioni di importanti strutture ospedaliere e punti nascite sul territorio. La crisi economica ha colpito duramente i nostri territori, un tempo economicamente floridi, causando una massiccia deindustrializzazione e l’incremento di disoccupazione e precarietà dei lavoratori. Di tale crisi hanno risentito direttamente, in termini di crescita finanziaria ed occupazionale, tutti i settori produttivi». I comunisti marchigiani puntano il dito anche sui «ritardi e le inefficienze nel sostegno alle attività produttive e nella ricostruzione dei siti colpiti dal sisma del 2016. Ad oggi, non c’è un piano operativo e partecipativo di ricostruzione e rilancio dei territori terremotati».

 


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