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“No immunità di gregge ma misure forti”
Un ricercatore fermano firma
l’appello al premier Johnson

GRAN BRETAGNA - Iacopo Iacopini, fisico dei sistemi complessi, sta ultimando il dottorato alla Queen Mary University di Londra. Nel documento quasi 200 esperti invitano il Governo a seguire l'esempio di Paesi come l'Italia
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di Andrea Braconi

Adottare misure più forti con effetto immediato. È l’appello della comunità scientifica della Gran Bretagna al premier Boris Johnson, che nelle scorse ore aveva invece annunciato di voler seguire una linea diametricalmente opposta rispetto a quella intrapresa dal Governo italiano. Una scelta, quella del primo ministro inglese, fortemente criticata da scienziati e rappresentanti delle massime istituzioni europee e non solo.

A firmare il documento quasi 200 analisti di settore (compresi esperti mondiali della cosiddetta scienza delle reti), tra i quali il fermano Iacopo Iacopini, fisico dei sistemi complessi, da quasi 4 anni residente a Londra e impegnato in un dottorato alla Queen Mary University.

“I dati attuali sul numero di infezioni nel Regno Unito sono in linea con le curve di crescita già osservate in altri paesi, tra cui Italia, Spagna, Francia e Germania – rimarcano nell’appello, esprimendo la loro forte preoccupazione per la linea di condotta annunciata dal Governo – Gli stessi dati suggeriscono che il numero di infetti sarà nell’ordine di decine di migliaia entro pochi giorni. Con una crescita senza limiti, questo focolaio interesserà milioni di persone nelle prossime settimane. Ciò, molto probabilmente, metterà seriamente a rischio il sistema sanitario nazionale nel far fronte al flusso di pazienti che necessitano di cure intensive. Il numero dei letti di terapia intensiva nel Regno Unito non è più grande di quello disponibile in altri Paesi vicini e con una popolazione simile”.

Johnson aveva spiegato di voler praticare la cosiddetta “immunità di gregge”, un obiettivo che ha allarmato la comunità scientifica internazionale. “Non sembra un’opzione praticabile – evidenziano i promotori – in quanto ciò porterà al sistema sanitario nazionale un livello ancora più forte di stress, rischiando molte più vite del necessario. Mettendo in atto misure di allontanamento sociale ora, la crescita potrà essere rallentata in modo significativo e migliaia di vite possono essere risparmiate”.

Contattato via WhatsApp, Iacopini spiega come da lunedì si sia messo in auto isolamento. “Noi italiani abbiamo percepito prima l’allarme e personalmente ho deciso di fare questa scelta. Ho fatto l’ultima comparsata al lavoro dicendo: non mi vedrete più e consiglio di rimanere a casa anche a voi”.

Londra, spiega, ha un cluster di giovani che potenzialmente potrebbero lavorare da remoto ma che, invece, continuano ad andare in ufficio. “Per quanto riguarda l’università, essendo i campus grandi, chiudere tutto è problematico, ma passare all’insegnamento online qui in Inghilterra creerebbe un impatto zero, disponendo già di piattaforme operative. Ora stanno rilasciando dichiarazioni e sembra che su questo fronte qualcosa si stia muovendo. È un passo avanti importante”.

E proprio le parole di Johnson hanno fatto svegliare le stesse università: in poche ore si è arrivati alla stesura dell’appello, partito dai professori di Iacopini e già inserito nella sezione live del Guardian. “Tra di noi l’interesse è più alto perché studiamo la scienza delle reti e una delle applicazioni più utili e in voga è la diffusione di epidemie. La rete è esattamente il mezzo su cui si propagano le epidemie. Io ho sempre studiato i contatti sociali, cioè come si passano le mode, le abitudini, i meme, che hanno dinamiche simili sotto alcuni aspetti alle epidemie ma diversi in altri: ad esempio non c’è immunizzazione, ci sono effetti di rinforzo sociale. Ma la matematica, più o meno, è quella lì. Qui in Inghilterra sono due gli appelli partiti dalle comunità scientifiche, compresa quella che studia le scienze comportamentali”.


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