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Cgil Marche: ”Nessun atto di
eroismo, medici messi in condizione di
lavorare in sicurezza”

CORONAVIRUS - L'appello del sindacato, tramite l'ufficio Funzione Pubblica, a tutela dell'apparato sanitario. "Nelle Marche sono oltre 400 gli operatori messi in isolamento domiciliare"
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“Quando si è in battaglia la retorica non serve, tanto meno abbiamo bisogno di essere motivati: servono preparazione e strumenti idonei”.

Apre così la nota della Cgil regionale, Funzione Pubblica Medici Marche, guidata da Pesaresi e Pintucci, che proseguono.

“Sulla preparazione, nessuno ha dubbi: conosciamo tutti il valore professionale dei medici e di tutti gli operatori sanitari. Altrettanto nota è la validità del nostro Sistema Sanitario Nazionale nonostante le “aggressioni” e i “saccheggi” che ha subito da più di un decennio: questa emergenza è solo la conferma di quello che quotidianamente e senza clamore i lavoratori del Ssr fanno”.

“In condizioni di emergenza non devono venire meno i principi saldi del diritto alla tutela ed alla cura, anzi è proprio in tali situazioni che emerge la reale natura di questi basilari diritti – hanno illustrato i membri del sindacato -. Questo vale anche e soprattutto per chi della cura ha scelto di fare un lavoro e una professione”.

“Chiediamo quindi che ci siano garantiti gli strumenti necessari a tutelare la nostra salute, il nostro operato, il nostro lavoro e la nostra professione – hanno rimarcato ,- chiediamo che le norme di tutela e verifica dell’infezione covid 19 vengano garantite ai medici e a tutti gli operatori impiegati in tale emergenza, nei comparti pubblici e privati dei settori sanitari e sociosanitari, in misura adeguata all’elevato rischio di esposizione-contatto-contagio”.

“Imprescindibile la disponibilità di Dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr) numericamente e tecnicamente adeguati: chiunque entri in contatto con pazienti affetti da coronavirus ha necessità di indossare almeno un dispositivo Ffp2, sistemi di protezione delle mucose orali, adeguati calzari e camici monouso oltre ovviamente a guanti e prodotti disinfettanti, fondamentale infine la sanificazione degli ambienti”.

“E’ necessario un piano di monitoraggio dei contagi tra gli operatori, attraverso l’esecuzione periodica di tamponi indipendentemente dal contatto certo o dall’assenza di sintomi come già si è iniziato a fare in altre regioni – affermano Pintucci e Pesaresi -, ricordiamo che ad oggi sono oltre 400 nella regione Marche gli operatori sanitari in domiciliarizzazione forzata avendo avuto contatti non protetti (di questi oltre i due terzi concentrati nelle province di Pesaro e Ancona su Ancona)”.

“Occorre certezza sull’isolamento degli individui positivi: per questo motivo i medici e gli operatori vanno monitorati in modo che chi è negativo lavori e chi non lo sia sia messo in condizioni di non contribuire a propagare l’infezione invece che contribuire a contenerla. Occorre ripristinare la quarantena per gli operatori sanitari esposti a pazienti covid 19: chiediamo che in fase di conversione in legge sia cancellato l’art. 7 del DL 14 del 9/3/2020 – concludono -. In questo momento che non ha precedenti nella storia repubblicana la salute e sicurezza sul lavoro di medici e operatori della sanità, i comportamenti virtuosi di tutti i cittadini assumono valenza strategica per sconfiggere il virus”.

 


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