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Mascherine chirurgiche o filtranti? Cna:
“Ecco cosa cambia nella riconversione,
norme stringenti disincentivano”

AZIENDE - "Gli incentivi messi in campo da Invitalia riguardano investimenti a partire da 200.000 euro da realizzarsi in 15 giorni: si tratta di importi che escludono le realtà artigianali del nostro territorio"

Da dx Alessandro Migliore e Paolo Silenzi

Sono oltre 70 le richieste di riconversione per avviare la produzione di mascherine ricevute dalle Cna territoriali di Fermo e Macerata: ad interessarsi le aziende del distretto calzaturiero, oltre a pelletterie, maglifici, tappezzerie e non solo. “Da subito il nodo principale da sciogliere – il punto della Cna – è stato quello relativo alle norme di riferimento, le certificazioni da ottenere e i sistemi di gestione della qualità del prodotto.  Ma ad oggi, grazie alla task force Cna, la questione è più nitida”.

“La semplificazione riguarda solo la riconversione per la produzione e la vendita di mascherine ‘filtranti’ di utilizzo comune per i singoli cittadini – spiega il direttore Alessandro Migliore – che non si configurano come dispositivo medico di protezione. L’unico accorgimento è quello di produrle in Tnt, perché filtrante al 90% l’aerosol generato dal respiro umano. Per le mascherine chirurgiche destinate a lavoratori e personale sanitario (compresa la Protezione civile) non è sufficiente compilare l’autocertificazione all’Istituto Superiore di Sanità, perché sulla stessa si attesta di essere unilateralmente responsabili che le mascherine prodotte rispettano tutti i requisiti di sicurezza delle norme Uni En 14683:2019, relativa a requisiti e metodi di prova delle mascherine facciali ad uso medico, e Uni En Iso 10993-1:201, relativa alla valutazione biologica. Per concludere il percorso con l’Istituto Superiore di Sanità occorre effettuare dei test di laboratorio e nelle Marche, come sappiamo, questi laboratori non ci sono. Il sistema Cna si è organizzato e fa riferimento alla convenzione stipulata dai colleghi di Modena con la Fondazione Democenter: “Sia chiaro – spiega Migliore – che l’investimento per arrivare alla conclusione del percorso è di almeno 4.000 euro in certificazioni, oltre alle attività connesse all’impresa, come ad esempio l’approvvigionamento del materiale, l’acquisto di macchinari, il pagamento dei lavoratori per la produzione. Il percorso non ammette dubbi: le mascherine chirurgiche sanitarie si possono commercializzare solo quando l’Istituto Superiore della Sanità si sarà espresso favorevolmente”. Inoltre, la Cna di Fermo ricorda che, per tenere aperta l’attività riconvertita alla produzione di mascherine, è necessario aver fatto adeguata comunicazione alla Prefettura di riferimento e rispettare tutti i requisiti di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, prevenendo qualsiasi rischio in capo ai lavoratori.
“Come abbiamo già chiarito – aggiunge il presidente Paolo Silenzi – gli incentivi messi in campo da Invitalia riguardano investimenti a partire da 200.000 euro da realizzarsi in 15 giorni: si tratta di importi che escludono le realtà artigianali del nostro territorio. Come Cna siamo convinti che, se le norme saranno così stringenti, l’interesse dimostrato dalle aziende, con l’aiuto della nostra associazione, nell’intraprendere questa strada su cui investire, per molte di loro risulterà non percorribile, vanificando così lo sforzo nostro, del sistema e delle aziende, teso al perseguimento di un interesse per tutta la comunità”.


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