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Il Covid piega il trasporto pubblico, Steat e Trasfer verso la Fase 2: “Salire in autobus è segno di sicurezza” (VIDEO INTERVISTA)

FERMO - Crollo di utenza e rischio cassa integrazione, ma per il direttore Pino Rutolini l'obiettivo è che il servizio pubblico vada avanti: "È una garanzia per tutti quanti"
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di Andrea Braconi

Marzo 2019: 170.000 euro incassati. Marzo 2020: stessa voce di bilancio ma con un importo di soli 10.000 euro. È dentro queste cifre lo stato dell’arte del trasporto pubblico locale, che nel Fermano fa capo a Steat e Trasfer. Dati drammaticamente emblematici, quelli snocciolati dal direttore Pino Rutolini, che fanno comprendere la crisi di un comparto determinante.

“Ci siamo trovati di fronte ad una situazione imprevista – commenta – con una riduzione dei servizi per la mancanza dell’utenza principale, cioè quegli studenti che rappresentano più dell’80% dei viaggiatori. Abbiamo deciso di mantenere i servizi per le necessità, ad esempio oltre all’urbano verso gli ospedali di Fermo, Macerata ed Amandola. Sono state mantenute anche corse che corrispondevano agli orari di entrata e di uscita dai luoghi di lavoro”.

Ma nel quadro finanziario entrano anche le oltre 1.000 giornate di gite del periodo marzo-maggio disdette a causa della chiusura delle scuole prima e del Lockdown generale poi. “Avevamo assunto personale a tempo determinato per far fare le ferie a chi poi doveva fare le gite – rimarca Rutolini -, personale che in qualche modo abbiamo utilizzato, mentre altri hanno fatto ricorso a ferie pregresse. Al momento siamo anche riusciti a non utilizzare la cassa integrazione fino a fine aprile e paghiamo regolarmente gli stipendi, ma c’è gente che ha dovuto fare veramente un grande sacrificio rimanendo a casa”.

Il contatto con i dipendenti, anche tramite le Rsu, è sempre rimasto vivo, complici le video conferenze per ragionare insieme su sicurezza e adattamento dei servizi. “Probabilmente per qualcuno dovremo ricorrere alla cassa integrazione: i turni infatti sono ridotti a livello di officina, uffici ma soprattutto di personale viaggiante”.

Si va verso la Fase 2, con le scuole che però rimarranno chiuse. “Speriamo riaprano a settembre e vedremo anche come. Gli istituti scolastici hanno lo stesso problema che abbiamo noi con gli autobus, il distanziamento fisico è difficile da garantire. Di ipotesi se ne fanno tante, ma sappiamo che non sarà come abbiamo fatto servizio fino ad adesso, i numeri saranno limitati”.

Dal 4 maggio, cioè la data che al momento sembra essere quella della cosiddetta ripartenza, dovrebbero essere mantenuti gli stessi servizi garantiti finora. “Ogni giorno abbiamo un report di tutte le corse. Dove stiamo mettendo pulmini piccoli torneremo all’autobus a 12 metri per garantire questa distanza, ma del 90% abbondante perso speriamo di recuperarne un 10-15%”.

Anche perché, come il direttore sa benissimo, questo è un territorio dove al lavoro si va in auto. “In questi giorni sono uscite indagini basate su uno studio ordinato da un’associazione datoriale delle aziende pubbliche. L’abbiamo valutato insieme agli altri direttori delle aziende delle Marche e quando lo leggo un sorriso esce, perché è evidentemente mirato per grandi città come Roma e Milano. Per noi il discorso è completamente diverso, abbiamo facilità di muoverci e di parcheggiare”.

Inoltre, la paura farà scegliere a molti l’auto privata. “Provo però ad ipotizzare quello che potrà essere Fermo tra le 7.30 e le 8, o tra le 13 e le 14 se dovesse aumentare il traffico. E siamo già congestionati di nostro. Bisognerà vedere le scuole come decideranno di riaprire e noi dovremo essere pronti per quello che servirà per dare le massime garanzie”.

Dentro il ragionamento di Rutolini c’è anche un’attività iniziata subito dopo l’avvio dell’emergenza, vale a dire la sanificazione dei mezzi, che si è aggiunta alla pulizia standard. “Abbiamo un sistema di igienizzazione mediante prodotti al cloro e una sanificazione agli impianti, tipo quello dell’aria condizionata. E siamo pronti a farlo anche con gli altri mezzi, qualora dovessimo recuperare quei 10 utenti a corsa”.

Prima, però, dovranno arrivare le decisioni del Ministero competente, che lascerà localmente il potere di intervento. “Servirà un’ordinanza della Regione per l’obbligatorietà dei dispositivi di protezione – spiega Rutolini, ribadendo l’analisi emerse in occasione di un tavolo tecnico regionale -. Dallo stesso Ministero stiamo aspettando che ci vengano date indicazioni sui numeri massimi di persone che possiamo caricare a bordo a seconda delle dimensioni dei mezzi. Noi sappiamo come posizionarli, ma è chiaro che ad Ascoli non può esserci un numero, a Fermo un altro e ad Ancona un altro ancora”.

Uno obiettivi principali, da inizio maggio o da qualsiasi altra data, sarà quindi veicolare la sensazione della sicurezza del trasporto pubblico. “Vogliamo far capire alla gente che salire in autobus è segno di sicurezza, tutti i provvedimenti che adotteremo oltre a quelli che stiamo sollecitando agli enti decisori andranno verso questa direzione. Certo, l’utente dovrà venire con mascherine e guanti, poi parleremo di distanziamento e di limitazione degli accessi. Sarà fondamentale che ci siano degli obblighi e che il personale venga messo nelle condizioni di operare in maniera corretta”.

E sulla sicurezza del trasporto l’azienda dovrà cambiare il proprio modo di comunicare e di rendersi più direttamente accessibile a tutta l’utenza. “Anche da parte del personale so che troveremo collaborazione, perché l’obiettivo è che il servizio pubblico deve andare avanti, è una garanzia per tutti quanti e non solo per coloro che non hanno una macchina e la possibilità di spostarsi in auto”.


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