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La federazione di Fermo del Partito Comunista Italiano: “Si può festeggiare la Resistenza solo con il motto ‘meno profitti più benessere sociale’”

FERMO - "Se non vogliamo relegare la Resistenza tra i ricordi mummificati e aridi del passato, non si può che assumerne il programma che aspetta ancora di essere attuato, imperniato attorno ai principi della dignità del lavoro, della piena occupazione, dello stato sociale, della cooperazione tra i popoli del mondo"
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“Cos’è la Resistenza? “Un monumento” costruito con la “roccia” di un “patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità e non per odio decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo” diceva Piero Calamandrei. Un monumento duraturo, “ora e sempre” vivo nei cuori di chi combatte contro lo sfruttamento, contro le offese alla dignità umana. Un monumento che non ama i fiori, le fanfare delle celebrazioni, i vuoti discorsi. Un monumento che si rigenera ogni giorno grazie a chi combatte per quei principi, poi scritti nella Costituzione italiana del ‘48, che furono il programma politico della Resistenza”. Inizia così l’intervento della Federazione di Fermo del Partito Comunista Italiano in occasione delle celebrazioni odierne per il 25 Aprile. 

“Pugnala la Resistenza chi oggi la celebra solo perché permise il ritorno ad un regime di democrazia borghese dopo anni di dittatura reazionaria della borghesia. Offende la Resistenza chi non riconosce il ruolo egemone avuto in quel movimento dalle classi lavoratrici, dai socialisti e dai comunisti. Calpesta la Resistenza chi non riconosce l’importanza dell’eroica guerra di liberazione condotta dai sovietici contro la feroce aggressione perpetrata dai nazisti e, in fondo, ben vista dalle democrazie liberali dell’Occidente. Sputa sulla Resistenza chi la celebra vacuamente il 25 aprile e poi accusa i partigiani di ogni tipo di crimine. Se non vogliamo relegare la Resistenza tra i ricordi mummificati e aridi del passato, non si può che assumerne il programma che aspetta ancora di essere attuato, imperniato attorno ai principi della dignità del lavoro, della piena occupazione, dello stato sociale, della cooperazione tra i popoli del mondo, della democrazia basata sulla partecipazione attiva dei lavoratori, sulla limitazione del profitto privato a favore del benessere della collettività. Quanto di questo programma viene oggi applicato in un’Italia soggiogata agli interessi del grande capitale, lo stesso che un tempo fece fortuna con il Fascismo e che oggi, non pago di essere complice del massacro causato dal virus, vorrebbe essere aiutato con i soldi della collettività e intensificando lo sfruttamento di chi lavora? Quanto del programma della Resistenza viene attuato in un Paese asservito all’Unione Europea e alla NATO, organizzazioni che nella loro visione liberista e imperialista del mondo confliggono con le aspirazioni di fondo della Costituzione?. La Repubblica italiana dovrebbe avere al centro dei suoi pensieri i lavoratori: dovrebbe potenziare i servizi pubblici tassando fortemente i grandi redditi e le grandi rendite finanziare e immobiliari; ricostituire un settore statale dell’economia che assicuri un lavoro dignitoso alle persone; favorire la nascita di cooperative di lavoratori; finanziare il settore privato non a pioggia, escludendo innanzitutto le grandi imprese e tutte quelle che vanno contro i principi costituzionali della dignità e del benessere degli individui e della collettività. Si può festeggiare la Resistenza solo alzandone la bandiera che reca indubbiamente il motto “Meno profitti più benessere sociale”.

 


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