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LETTERE AL DIRETTORE
“La Festa dei Lavoratori rischia di diventare una commemorazione, dobbiamo prenderne atto”

LETTERA - Laura Latini: "Le vittime ne sono i lavoratori che hanno finito la NaSpi e non riescono a ricollocarsi, a cui anche le misure economiche previste per un'area di crisi complessa tardano a lanciare un salvagente, nonostante i solleciti. Le vittime sono tutti quei giovani che devono emigrare"
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di Laura Latini, Segretaria Pd – Circolo di Montegranaro

La Festa dei Lavoratori rischia di diventare una commemorazione, dobbiamo prenderne atto.  Perché qui i lavoratori sono sempre meno, il Covid ha dato solo l’ultima mazzata ad un’economia già arrancante. I mercati sono cambiati profondamente negli ultimi dieci anni e questi mutamenti, in assenza di una regolamentazione adeguata, causata da un liberismo a dir poco oltranzista, sono diventati l’incubo di tutti coloro che non hanno saputo vederne la portata o potersi quantomeno adeguare. Le vittime ne sono i lavoratori che hanno finito la NaSpi e non riescono a ricollocarsi, a cui anche le misure economiche previste per un’area di crisi complessa tardano a lanciare un salvagente, nonostante i solleciti. Le vittime sono tutti quei giovani che devono emigrare. O fare un lavoro che odiano e vivere di suspance ogni terza settimana del mese o andarsene.

La stessa scelta che dovranno fare a breve decine di migliaia di famiglie e soprattutto di madri perché, non ci stiamo a raccontare le favole sulla parità, in Italia, i figli, sono ancora affare semiesclusivo delle madri. E che faranno tutte quelle che, non basta che hanno dovuto incespicare nella propria carriera, se non abbandonarla, per dare una luce un figlio, subiscono il salary gap quando non molestie, dovranno tornare a lavoro senza avere nessuno a cui affidare la cura dei propri figli? Non basteranno gli auguri della prossima domenica a far sentire le loro capacità, competenze e il loro lavoro debitamente riconosciuto.

Potrebbe diventare un bel ricordo anche il lavoro nel mondo dello spettacolo: migliaia di tecnici del suono e delle luci, di costumisti, di scenografi, coreografi, ballerini, musicisti, attori che non hanno alcuna garanzia, perché i contratti di lavoro per chi opera nell’arte si può dire che non esistono. La priorità è solo il comparto produttivo? Allora pensate a cosa sarebbe l’Italia senza i quadri di Raffaello, senza la musica di Lucio Dalla o Paolo Conte, senza gi affreschi di Michelangelo, pensate a cosa sarebbero le vostre giornate senza un bel film, un libro e un po’ di buona musica.

Ne sono migliaia anche i lavoratori del comparto turistico, gli stagionali che vedranno fiaccati i bilanci, ammesso che riusciranno ad aprire i battenti. Il turismo non può aspettare un vaccino, deve reinventarsi, sfruttando una qualità tutta italiana: bassa densità di popolazione per la maggior parte dei nostri territori. Potrebbe essere un’occasione allora anche per il Fermano, che le sue bellezze ce l’ha sparse per tutto il territorio da sempre, che sembra fatto a posta per evitare gli assembramenti. Ma certo, fare a meno di tutti quei visitatori che vengono dalle altre nazioni, fronteggiare la ridotta capacità di spesa dei pochi che arriveranno nelle nostre strutture a fronte di maggiori investimenti per garantire i protocolli di sicurezza, significa, se lo Stato non dovesse intervenire adeguatamente, che le perdite in termini di posti di lavoro sarà catastrofico.

Il bello è che tutte le categorie citate, anche prima del rischio di sparire, soffrivano di mancanza di garanzie cronica, e una pressione fiscale soffocante che sembrava addirittura una fortuna a chi un contratto di lavoro non poteva permetterselo. E allora buona Festa dei Lavoratori a tutti, a chi ce l’ha, a chi lo cerca, a chi ha paura di perderlo, a chi lavora da una vita senza un contratto, senza sicurezza, senza diritti.

Laura Latini
Segretaria Pd – Circolo di Montegranaro

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