facebook twitter rss

Protocollo sicurezza della Regione, la rabbia di Confindustria, Melchiorri: “Ceriscioli vuole trasformare una libera scelta in obbligo”

FERMO - “Siamo stanchi di sentir parlare dell’imprenditore come uno che guarda al profitto. Ma di che parliamo, sono anni che non sappiamo cosa sia, basta prendere i bilanci. Queste parole mi hanno personalmente ferito"
Print Friendly, PDF & Email

Giampietro Melchiorri

 

La Regione Marche ha varato un ’Protocollo Sicurezza’ e lo ha fatto senza la firma di Confindustria. Una scelta che lascia fuori da quelle pagine il mondo dell’industria che traina i 40miliardi del Pil regionale.  Da qui la rabbia degli imprenditori che compatti fanno sentire la propria voce. Tra questo il vice presidente di Confindustria Centro Adriatico Giampietro Melchiorri che spiega“Forse  questo il presidente Luca Ceriscioli non lo sa. Avventatamente ha parlato di ‘protocollo firmato da chi rappresenta il 95% del mondo del lavoro’. Ma è sicuro il presidente della Regione Luca Ceriscioli che 2mila aziende e 80 mila lavoratori, sotto il cappello di Confindustria Marche, valgano solo il 5%?”.

La questione è semplice: “La Regione ha deciso di adottare un protocollo più stringente di quello nazionale. E lo ha fatto assecondando le richieste dei sindacati, rifiutando perfino di confrontarsi con il presidente regionale Schiavoni sui punti più delicati. E così, stando a Ceriscioli, ogni azienda dovrebbe creare un comitato interno aperto ai sindacati, anche dove non c’è rappresentanza. Praticamente, per decreto Ceriscioli vuole trasformare una libera scelta, l’adesione a un sindacato garantita dalla nostra Costituzione, in un obbligo. Bene quindi ha fatto il nostro presidente Schiavoni, seguendo la linea nazionale, a non firmare un protocollo che non rispetta i ruoli. Invece noi i diritti li garantiamo ogni giorno, perché se un sindacato vuole organizzare una assemblea lo fa liberamente e se i dipendenti si iscrivono lo fanno spontaneamente, non certo per un protocollo che impone ruoli a chi non ha diritto di averne”.
Quello che per la territoriale di Fermo è inaccettabile è il clima che si è creato negli ultimi due mesi: “Siamo stanchi di sentir parlare dell’imprenditore come uno che guarda al profitto. Ma di che parliamo, sono anni che non sappiamo cosa sia, basta prendere i bilanci. Queste parole mi hanno personalmente ferito.  Nel nostro territorio, con i sindacati abbiamo combattuto battaglie comuni e dure per superare situazioni difficili. Ma gli ultimi mesi hanno acuito un distacco anche a livello provinciale, chiaramente legato alle linee regionali, finendo per minare anche la coesione all’interno del Tavolo per lo Sviluppo. E invece io voglio collaborare, credo nel dialogo, nel lavorare insieme per il bene delle aziende, che significa il bene di ogni persona che ci lavora”.

Per collaborare però bisogna essere in due: “Finiamola con l’immagine dell’imprenditore che cerca il profitto e non tutela i collaboratori. Confindustria lavora in questa regione affinché ogni persona abbia uno stipendio e non debba vivere solo di sussidi. Questa provincia ha dimostrato da tempo che ha come primo obiettivo, negli ultimi anni, soprattutto la sopravvivenza del tessuto imprenditoriale: così è nata l’area di crisi complessa e per questo motivo lascerò sempre aperta la porta per un confronto fondamentale e per non sprecare quanto di buono fatto a livello politico e sindacale” conclude Melchiorri.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti