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L’INTERVISTA
Calzaturiero, per i Sindacati
situazione disastrosa
“Serve ammortizzatore specifico»

ECONOMIA - Le considerazioni di Luca Silenzi della Filctem Cgil, che insieme ai colleghi di Femca Cisl e Uiltec Uil sta affrontando diverse vertenze
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di Andrea Braconi

Una situazione già disastrosa, che con la pandemia non poteva che peggiorare. In queste ultime ore in alcune aziende del distretto calzaturiero si stanno manifestando le prime avvisaglie di inasprimento di una crisi che, secondo le varie sigle sindacali, potrebbe far salire vertiginosamente il numero di disoccupati nel territorio fermano. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, infatti, stanno seguendo l’evolversi di diverse vertenze inerenti mancati pagamenti di salari ad operai e personale amministrativo. Con Luca Silenzi, sindacalista della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, proviamo a ricostruire alcune dinamiche, gettando lo sguardo anche ad un futuro dalle tinte sempre più fosche.

“Purtroppo ci troviamo ancora a parlare di aziende in enormi difficoltà e che negli anni non hanno mai voluto avere un rapporto con le organizzazioni sindacali, nonostante noi avessimo spinto per fare ragionamenti differenti da quelli ordinari, anche per la gestione di fasi difensive.”

Da sinistra: Cristiano Fiori (Femca Cisl) e Luca Silenzi (Filctem Cgil)

Con l’emergenza Covid-19 tutto questo ha preso una piega ancora peggiore.

“Ci sono stati enormi problemi nell’attivazione degli ammortizzatori sociali e se non fosse stato per le organizzazioni sindacali, che addirittura hanno dovuto dare supporto di natura tecnica a professionisti delle stesse imprese, non so dove saremmo arrivati. Insomma, una situazione clamorosa sotto tutti i punti di vista. Mettiamoci pure che in questa fase assemblee ed incontri non sono stato possibili, ma pur lavorando male e muovendoci in maniera precaria tramite le varie piattaforme siamo comunque riusciti dopo una serie di comunicazioni a muovere qualcosa, al punto che negli ultimi giorni le prime mensilità arretrate di tre mesi sono state pagate.”

Per le aziende l’altra faccia della medaglia è il rapporto con i fornitori.

“Le aziende che non pagano i dipendenti si ritrovano quasi sempre a non pagare i fornitori o parte di alcune lavorazioni. Ma ciò che è grave è l’assenza di un’idea, di un progetto di risalita che non vediamo. Ma se siamo in mezzo alla melma, ci domanderemo o no come ne possiamo venire fuori e su cosa possiamo migliorare? Invece niente, ad oggi non abbiamo una progettualità. Certamente, la situazione era in essere prima della pandemia, ma ci sono troppi vedrò, troppi vedremo e troppi forse.”

Voi che quadro prevedete per i prossimi mesi?

“La produzione estiva terminata a febbraio 2020 sostanzialmente è ferma nei negozi, che sono rimasti chiusi e non hanno venduto. Adesso con la riapertura già si parla di sconti, che ovviamente verranno chiesti anche a chi ha prodotto quelle scarpe. Altro aspetto: siccome tanta roba rimarrà invenduta, la produzione estiva che dovrebbe partire da ottobre per arrivare a marzo 2021 è seriamente compromessa, se non totalmente.”

E qual è la vostra principale paura?

“Come organizzazioni su questo siamo usciti nei mesi scorsi. Già il nostro era un territorio a crisi complessa, quindi servirà assolutamente un ammortizzatore sociale specifico per questo distretto, ancora il più grande in Italia, che quanto meno riesca a contenere l’occupazione. Altrimenti da ottobre a marzo si andrà incontro ad una miriade di procedure di licenziamenti collettivi. E la produzione estiva che già di suo è molto particolare, quindi temiamo il peggio, considerando uno storico che ci dice che da sempre quelli sono mesi molto delicati.”

Con il mondo datoriale nel recente passato avete collaborato in maniera proficua per il raggiungimento di un importante obiettivo, che era appunto il riconoscimento dell’area di crisi complessa. Oggi, invece, almeno osservando le polemiche nazionali, la sensazione è che questo rapporto sia più complicato.

“Alcune proposte le abbiamo già messe in campo e ce ne sono altre che vengono da lontano. Magari le controparti, questa volta, hanno l’opportunità di buttarci un occhio, quando ad esempio si parla di certificazione della filiera e di tutta una serie di questioni che storicamente, pensando a Confindustria, non hanno avuto un grande riscontro. In questo territorio la difficoltà è sempre stata la quasi impossibilità di ragionare insieme, se non appunto per l’importante situazione legata a quel riconoscimento che dicevamo.”

Quindi, è quanto mai necessario sedersi allo stesso tavolo per discutere di cosa?

“Ripeto, c’è questo ammortizzatore sociale che potrebbe coprire almeno il periodo ottobre 2020 – marzo 2021. Ci sarebbe anche la possibilità di fare accordi con aziende che ancora trainano, in questo seppur disgraziato territorio. Tutte operazioni che farebbero sistema. È la volta buona? Sono pronte le imprese? Noi siamo pronti, che ce lo facciano sapere.”

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