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“Sbloccare la cassa integrazione
e modernizzare le procedure
amministrative”, Terrenzi scrive all’Inps

SANT'ELPIDIO A MARE - Il primo cittadino: "Al fine di adempiere al mio dovere di sostegno e rappresentanza dei miei cittadini, ma soprattutto per scongiurare problemi di tenuta sociale in territori come questi ad alta densità manifatturiera, ho voluto attivarmi presso l’Inps per sollecitare urgentemente la conclusione delle procedure da parte dell'ente affinché le spettanze della Cig vengano liquidate"
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Alessio Terrenzi

“E’ una dolorosa nota delle conseguenze prodotte dal Covid-19: la Cassa integrazione che non arriva, famiglie in difficoltà”.
Il sindaco, Alessio Terrenzi, alla luce delle difficoltà che le famiglie manifestano su questo fronte, ha scritto all’Inps per cercare di sollecitare uno sblocco delle liquidazioni ma anche un alleggerimento e ammodernamento delle procedure “che, ad oggi – sostiene il primo cittadino – appaiono quanto mai sorpassate ed inadeguate”.

“Chi ricopre incarichi di governo locale come me – dice il sindaco Terrenzi – in questo tragico momento di generalizzata crisi economica, si trova ogni giorno a ricevere giuste lamentele per lo sblocco di procedure amministrative di competenza dello Stato centrale, nonché richieste di aiuto economico da parte dei cittadini. Davanti a questa derivata emergenza non posso rimanere inerme ed ho certamente il dovere di attivarmi. In un territorio manifatturiero come quello marchigiano, in particolare la provincia di Fermo e la città di Sant’Elpidio a Mare che accolgono il distretto calzaturiero, mai uscito dalla precedente crisi economica e piombato in quella derivante dal Covid 19, la situazione è diventata insostenibile. Come me, gli altri sindaci d’Italia, nei primi mesi della pandemia, hanno attivato immediatamente le procedure per l’assegnazione dei buoni spesa che, date le moltissime adesioni pervenute, hanno evidenziato una situazione di particolare disagio economico. Oggi, oltre che un aumento spaventoso di richieste di sostegno delle famiglie presso i servizi sociali, raccolgo giornalmente richieste di aiuto per sbloccare questa paradossale situazione relativa alla liquidazione delle spettanze della cassa integrazione, addirittura quella relativa al primo mese di marzo. Tanti, tantissimi lavoratori restano in attesa della liquidazione di quanto loro spettante. Come istituzione locale so bene di poter incidere poco in merito e so altrettanto bene che la Regione Marche ha svolto le sue incombenze burocratiche in un tempo ragionevole. Al fine di adempiere al mio dovere di sostegno e rappresentanza dei miei cittadini, ma soprattutto per scongiurare problemi di tenuta sociale in territori come questi ad alta densità manifatturiera, ho voluto attivarmi presso l’Inps per sollecitare urgentemente la conclusione delle procedure da parte dell’ente affinché le spettanze della Cig vengano liquidate.
Il distretto calzaturiero da sempre è composto da piccole/medie aziende a conduzione prevalentemente familiare, in alcuni casi con dipendenti (operai specializzati) al seguito; gente da sempre abituata a rimboccarsi le maniche, lavorare con ritmi impensabili, poco avvezza all’assistenzialismo ed a rivolgersi alle istituzioni per un sostegno. Distretti che, anche inconsapevolmente, hanno prodotto per decenni benessere e ricchezza contribuendo alla crescita del Pil dell’intera nazione.
Se oggi questi stessi imprenditori e famiglie si rivolgono quasi giornalmente alle istituzioni locali per vedersi liquidate le spettanze della Cig ritengo che noi istituzioni dobbiamo seriamente preoccuparci, perchè è un segnale inequivocabile di disagio economico/sociale senza precedenti.
Come amministratore pubblico so bene e comprendo lo sforzo che l’Inps ha messo in campo in questi mesi, dato il grande e straordinario numero di cittadini che hanno avuto accesso alla Cig derivante dalla crisi sanitaria, rimango tuttavia perplesso sull’adozione in prima istanza, della procedura ordinaria di accettazione ed erogazione dell’ammortizzatore sociale, che chiaramente non era idonea per far fronte alle milioni di richieste in tempi rapidi o quanto meno ragionevoli. A numeri come quelli che subito si erano palesati all’inizio del lockdown, ritengo si dovesse far fronte con procedure decisamente semplificate, che non comprendessero il passaggio da un ente all’altro per le verifiche, la lavorazione delle pratiche e le liquidazioni. Comprendo anche che l’Inps è, per così dire, il ‘braccio armato’ del Governo e certamente non poteva avviare procedure più snelle se non a seguito di un intervento legislativo di semplificazione in merito. Comprendo ancora che nell’urgenza di liquidare si è pensato più a lavorare invece che riflettere a monte sul metodo di lavoro, anche se era facile intuire che procedure ordinarie di Cig non potevano rispondere ad una situazione straordinaria come questa. Comprendo un po’ meno, però, che a distanza di tre mesi il ‘braccio armato’ del governo, alla luce degli oggettivi ritardi che ad oggi si sono palesati, non abbia sollecitato quest’ultimo a modificare immediatamente le procedure alleggerendole. Mi piace pensare che informalmente sia comunque stato fatto, al di là delle esternazioni pubbliche dell’Inps che sostiene di aver concluso le liquidazioni e la contrapposizione reale di migliaia di lavoratori che ogni giorno assediano le istituzioni locali per cercare di vedersi garantito il diritto di sopravvivere economicamente a questo durissimo momento di crisi lavorativa”.


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