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L’ultima impresa di Angelo Cannavò,
l’Atletica Elpidiense in festa
per il suo highlander

SANT'ELPIDIO A MARE - Il podista ha completato la mitica Nove Colli Running, un percorso di ben 202 km. Tre anni fa ha rischiato la vita per una grave frattura cranica
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di Pierpaolo Pierleoni

“Il racconto della Nove Colli Running sarebbe breve, il bello non è stato la partenza da Cesenatico, ma il lungo viaggio per arrivarci”. Angelo Cannavò inizia così il suo racconto dell’impresa sportiva portata a termine la scorsa settimana. L’ultima di una lunga serie, dalla mountain bike alle scalate fino al podismo. Membro dell’Atletica Elpidiense Avis Aido di Sant’Elpidio a Mare, gloriosa società nata all’inizio degli anni 70, è diventato per tutti un esempio di costanza, disciplina e forza di volontà.

Un curriculum di esperienze estreme, quello di Cannavò, che non smette mai di cercare nuove sfide. Ad esempio, ha completato negli anni scorsi l’Alta via dei Sibillini in mountain bike da enduro, percorrendo tutta la catena montuosa: da casa a Forca di Presta, poi i rifugi del Fargno di Ussita, Capanna Ghezzi sopra Castelluccio di Norcia, fino alla vetta del Vettore percorrendo tutte le sue cime, tra cui quella del Redentore, poi la discesa per i paesi distrutti dal sisma come Arquata del Tronto, per arrivare al lungomare di Martinsicuro e fare ritorno a Sant’Elpidio a Mare. Cannavò ha anche raggiunto la vetta  Corno Grande, a 2912 metri, portando a spalla la bici fino in cima.

Nel 2017 un grave incidente è stato la prova più dura per lui ed avrebbe potuto metter fine alla sua passione sportiva. Angelo. Precipitato da una scala nel giardino di casa da un’altezza di 4 metri, si è procurato una frattura cranica in 4 parti, con una seria emorragia cerebrale. “Ho lottato con la morte – racconta l’atleta – quando mi sono ripreso, sono passato ad un’escalation di cose nuove e diverse, volevo subito riprendere la strada della montagna, da sempre una mia grande passione. Ho scalato la Marmolada, il Monte Rosa fino al rifugio Capanna Margherita, il più alto d’Europa, nel 2018 ho scalato il Monte Bianco. Non potevo raggiungere altitudini superiori, così mi sono dato alla corsa”.

E qui inizia un nuovo capitolo nelle imprese di Cannavò, che come sempre, cerca costantemente di migliorare tempi e distanze. Tra le gare effettuate, il Passatore da Firenze a Faenza, la 100 km delle Alpi, una gara di trail da 65 km, tante maratone, con il miglior tempo, che lui definisce “modesto”, di 3 ore e 29 minuti.

“Sognavo sempre, da quando ho iniziato a correre, la mitica Nove Colli, 202 chilometri con un dislivello di 3840 metri. Mi sono allenato giorno e notte, correvo la mattina alle 3 poi andavo al lavoro, mi allenavo ancora il pomeriggio anche con la grandine. La mia parola d’ordine è solo una: disciplina”. L’evento è stato annullato per il coronavirus, ma lui ha continuato ad allenarsi anche durante il lockdown, nei campi sotto casa, anche col fango fino alle caviglie. “Ho studiato il percorso e i giorni per affrontare la Nove Colli in solitaria. Volevo partire il giorno del solstizio d’estate. L’ho proposto all’organizzatore dell’evento, Mario Castagnoli, che mi ha sconsigliato di affrontare da solo questa prova. Dopo qualche settimana mi ha richiamato, informandomi che avrei potuto affrontare la sfida insieme ad altri 3 atleti, Fulvio Moneghini, Roberto Casoni e Vincenzo Della Monica. Io sono molto credente, ho pensato fosse un segno di aiuto del Signore. Non era facile trovare altri 3 matti scatenati come me, pronti alla stessa sfida e nello stesso giorno”.

Così, arriva il momento della prova. Partenza da Cesenatico, clima ottimo, a parte il sensibile abbassamento di temperatura di notte. Tutto procede bene, ma di notte 2 dei 4 atleti si fermano. Restano Angelo e Fulvio dopo l’abbandono dei due compagni. “Anche io ho avuto qualche problema, ma ho sempre riconquistato il mio equilibrio e la forza mentale che mi ha spinto avanti. Abbiamo anche sbagliato strada dopo Perticara – conclude Cannavò – Il bello del viaggio è stato anche il saluto degli animali incontrati sul Gorolo, l’ultimo colle. Abbiamo incrociato un cinghiale, un cerbiatto, una lepre ed una volpe. Gli ultimi 30 km sono stati i più duri, ma ho trovato dentro di me una forza che neanche immaginavo e sono arrivato fino al traguardo. Nello sport capita di fallire, ma non accettavo l’idea di non riuscire a centrare l’obiettivo che avevo in mente ed anche stavolta ce l’ho fatta”. Impresa conclusa, quindi, dopo ben 29 ore.

Ad applaudire il suo tesserato tutti i componenti dell’Atletica Elpidiense Avis Aido, in testa il presidente Daniele Antonelli. “Angelo per tutto il nostro gruppo è un esempio di determinazione e costanza, riesce a sostenere allenamenti incredibili ed a raggiungere tutti gli obiettivi che si prefigge. E’ ambizioso ed ha una straordinaria dedizione al lavoro. La nostra società è ripartita dopo lo stop imposto dal Covid-19, la scorsa settimana ha ricominciato anche il settore giovanile. Ogni lunedì e mercoledì, dalle 18.30 alle 19.30, effettuiamo sedute per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. Per giugno e luglio saranno gratuiti, quindi invito tutti ad approfittare dell’opportunità di provare questa disciplina senza alcun costo e magari appassionarsi all’atletica”. L’Atletica Elpidiense, fondata nel 1972 da Gianfelice Antonelli, Marcello Streppa, Antonio Satulli, Franco Marinozzi, Mario Mignucci e Silvano Pacini conta ad oggi una settantina di tesserati, 20 podisti hanno raggiunto anche livelli nazionali, ed in quasi mezzo secolo di attività ha organizzato numerosi eventi sportivi di successo, mantenendo un occhio sempre attento alla formazione dei più giovani.


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