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Dimessa l’ultima paziente da Rianimazione,
il Murri è Covid free,
Cola: ‘Può tornare, ma ci troverà preparati

FERMO - Alle 16 di oggi la seconda buona notizia: è stata trasferita a Campofilone l' ultima paziente positiva ancora ricoverata nel reparto di malattie infettive. Dunque, l'intero ospedale Murri, ad oggi, non ospita pazienti positivi al Coronavirus.
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di Paolo Paoletti

Dopo quasi cinque mesi di degenza, l’ultima paziente del reparto di Rianimazione del Murri di Fermo è stata dimessa questa mattina. E’ riuscita a vincere la durissima battaglia contro il Covid-19. Ad attenderla la sua famiglia al completo incluso il cane, che ha cercato in tutti i modi di salire sopra la barella in preda all’emozione del ritorno.

Sullo sfondo di questa toccante scena gli infermieri e i medici che hanno formato la squadra della Rianimazione del Murri, guidati dalla dirigente Luisanna Cola. L’emozione è tangibile. Un’uscita che simbolicamente rappresenta la fine di una fase che ha stravolto la quotidianità di tutti noi, portando lutto e dolore in centinaia di famiglie in tutte le Marche e non solo. Da questa mattina, per la prima volta, il reparto di rianimazione del Murri è Covid free. Alle 16 di oggi la seconda buona notizia: è stata trasferita a Campofilone l’ ultima paziente positiva ancora ricoverata nel reparto di malattie infettive. Dunque, l’intero ospedale Murri, ad oggi, non ospita pazienti positivi al Coronavirus. Un giorno importante anche per il direttore dell’Area Vasta 4 Licio Livini,  il dottor Amadio, dirigente del reparto di Malattie Infettive e tutto il personale. 

Si è chiuso un ciclo, ma questo non significa che il reparto di Rianimazione e in generale il Murri,  ha definitivamente posto la parola fine ai ricoveri per Covid-19. Un concetto a cui la dottoressa Luisanna Cola tiene molto.

Il primario della Rianimazione del Murri di Fermo, Luisanna Cola

“Questa paziente è stata con noi tanto tempo – ci racconta la Cola- è arrivata i primi giorni di marzo ed oggi rappresenta un simbolo. L’osservazione di un fenomeno nuovo come una malattia, dal  punto di vista scientifico, rappresenta un’esperienza. Chi dice di conoscere bene questo virus  in realtà non può farlo. L’osservazione scientifica ha tempi molto lunghi: è fatta di tentativi, esperimenti, analisi, studi clinici. Tutto serve a capire come trattare quel fenomeno e curarlo. L’uscita di oggi non è un punto di arrivo, ma un momento che ci insegna a trarre quello che c’è di buono da un’esperienza così drammatica e dolorosa.  La vera speranza sta nel saper trarre insegnamento. Dopo questi mesi durissimi possiamo dire che per il futuro saremo più preparati. Il Covid può tornare: ci troverà agguerriti. Sappiamo tutti, noi e voi, come comportarci. La scienza va avanti e ci aiuta. Bisogna avere fiducia e speranza“.

Ed è proprio la domanda relativa ad un possibile ritorno di una seconda ondata quella che in queste settimane la dirigente del reparto di Rianimazione, come molti altri medici, si sente porre più volte al giorno. Il Coronavirus tornerà? “La risposta che do a tutti coloro che mi rivolgono questa domanda è sempre la stessa: non lo sappiamo. Chi afferma il contrario non fa altro che tirare ad indovinare ed ovviamente ha il 50 per cento di possibilità di prenderci. Potrebbe ricominciare subito? A settembre? A gennaio? Nessuno può dirlo. L’importante però è farsi trovare preparati sin da subito. Per me sono fondamentali le parole di un’amica che vive a Londra, tornata dopo aver ha scelto di vivere l’emergenza Covid in Italia. Nei mesi più difficili aveva i figli, poco più che maggiorenni, a Milano, uno dei territori più colpiti. Le ho chiesto se non avesse paura per loro e la sua risposta mi ha colpito molto. Mi ha detto che i suo figli sapevano bene cosa fare, in quanto da piccoli si trovavano tutti a Singapore e hanno vissuto  l’esperienza simile della Sars. Hanno le conoscenze su come comportarsi e oltre che rispettarle possono anche condividerle con le altre persone. Non dobbiamo mai abbassare mai la guardia e sappiamo come fare”.

Un virus terribile che spesso ha comportato lunghe degenze nei vari reparti dell’ospedale, partendo da quello di Rianimazione. Da qui il fattore umano che ha rappresentato uno degli elementi per cui tutti i sanitari e operatori del Murri si sono distinti, incluso il team della dottoressa Cola. ” Con la paziente uscita oggi e anche con molti altri, siamo diventati una famiglia. Per quanto riguarda il mio reparto questo è il caposaldo. Abbiamo lavorato da tempo affinché il processo di umanizzazione delle cure diventasse qualcosa tecnicamente fatto bene. Non bisogna solo essere gentili, ma è necessario saper comunicare, anche quando si tratta di dire che una persona è deceduta. E per fare questo bisogna essere preparati con delle tecniche che vanno studiate. Ci siamo trovati ad avere nel nostro reparto pazienti appartenenti allo stesso nucleo familiare o a dover comunicare eventuali lutti a persone che a loro volta erano malate. Abbiamo lavorato tanto su questo. Ci siamo trovati spiazzati all’inizio, quando abbiamo dovuto affrontare la chiusura totale degli accessi e delle comunicazioni. Non avevamo tablet nè strumenti per poter consentire le video chiamate. Oggi non è più così”.

Impossibile prevedere il futuro. Il presente è che oggi il Murri è per la prima volta Covid free. Tra qualche giorno potrebbe non essere più così.  La vera vittoria sta nel fatto che tutti i sacrifici, i lutti, i momenti di sconforto, i successi e le delusioni hanno portato ad una maggiore consapevolezza.  “E’ come trovarsi nelle doglie del parto, una situazione da cui non si può fuggire, visto che su di te fanno affidamento. Sai di essere in mezzo ad un momento travagliato ma che ce la devi fare. Poi arriva il secondo parto. Qui sei più consapevole, sia delle gioie e che dei dolori. Hai una maggiore conoscenza, rivoluzionaria ma velocissima. Così vale per noi. Se un’eventuale seconda ondata dovesse verificarsi saremo più pratici perché ci siamo passati. Sono convinta però che se le persone continueranno ad avere prudenza, forse riusciremo a non dovere affrontare un altro tsunami. E questo non significa non vivere anzi, bisogna divertirsi, andare a cena fuori, fare viaggi, emozionarsi. Le regole da rispettare ormai le conosciamo e non dobbiamo mai dimenticarle. Se ci sarà necessità noi ci siamo sempre. Ancora più forti. Anche grazie al ricordo che portiamo nel cuore di tutti coloro che non ce l’hanno fatta e grazie ai sorrisi, ai ringraziamenti, alle parole di chi invece è riuscito a vincere la battaglia e di tutte le istituzioni, forze dell’ordine, cittadini che continuano a dimostrarci grande vicinanza”.

 

 


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