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“Calo di donazioni, mancano medici ed infermieri nei centri trasfusionali”:
il grido dell’Avis provinciale di Fermo

FERMANO - Il primo semestre 2020 ha registrato un calo di 172 sacche di sangue e plasma. Una diminuzione dovuta non tanto all’emergenza Covid quanto alle chiusure dei centri di raccolta per carenza di personale addetto. La nota dell’Avis della provincia di Fermo.
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Il presidente provinciale Avis Fermo, dott. Franco Rossi, e il vice presidente, avv. Giovanni Lanciotti

“Il prossimo autunno scade e, speriamo per sempre, il periodo emergenziale, come previsto dall’ultimo DPCM, a causa della pandemia Coronavirus 19” – esordisce il presidente dell’Avis provinciale di Fermo, dottor Franco Rossi nella nota stampa.

Tutte le attività commerciali e non, anche se in misura diversa, sono state interessate dall’evento ed oggi si accingono a fare un bilancio di quanto avvenuto in questo periodo.

“L’associazione di volontariato del Fermano, anche se solo parzialmente, – sottolinea il presidente provinciale – ne è stata coinvolta ed oggi siamo pronti per fare un bilancio dell’attività di donazione svolta in questo periodo e delle ripercussioni che l’emergenza ha generato. I numeri sono quelli che più di ogni altra presentazione restituiscono in modo netto ed immediato quanto prodotto sul nostro territorio provinciale: purtroppo si è registrato un calo di 172 sacche nel primo semestre 2020 rispetto all’anno precedente. Esattamente 3685 sacche di sangue e plasma contro le 3857 del 2019. Una differenza per noi significativa anche se contenuta se si pensa che, a causa delle chiusure di alcuni centri di raccolta, l’avevamo stimata intorno alle 400 sacche. Quello che più dispiace e mette in allarme – specifica Franco Rossi – è che, da un’analisi dei dati, abbiamo potuto rilevare che il calo di donazioni non è dovuto ad una diminuzione dei donatori ma dalla chiusura dei centri di raccolta che nel primo semestre di quest’anno hanno raggiunto quasi 30 giorni. Chiusura non strettamente legata al Covid quanto alla carenza di personale addetto alla raccolta di sangue e plasma (mancano medici e infermieri) ed alla sempre maggiore burocratizzazione che ne ostacola la risoluzione in tempi brevi.”.

Questo è un primo bilancio e quindi un report dei mesi già passati ma il futuro non sembra di certo roseo: “Nel mese di luglio sono saltate altre 16 giornate – aggiunge il presidente provinciale – ed altre, ovviamente salteranno nel corso dell’estate.”.

 

Nessun addebito può ricondursi al servizio trasfusionale e, infatti, sottolinea il presidente Rossi: “Sono ormai due anni che l’unità operativa del centro trasfusionale dell’ospedale di Fermo richiede un adeguamento del personale. Ci sono stati pensionamenti che erano programmati e quindi noti ai vari servizi di competenza ma ad oggi nessun intervento risolutivo.  Coprire i posti vacanti spetta all’Asur che, a conoscenza della situazione dipartimentale, dovrebbe prevedere le carenze ed indire concorsi al fine di evitare situazioni di indebolimento dell’attività sanitaria. E’ veramente demoralizzante vedere come un’attività di volontariato così attiva e fondamentale per la sanità sia relegata ad una Cenerentola – tuona il dott. Rossi – purtroppo non si muore solo di Covid. La carenza di sangue e plasma è un fatto che non può passare inosservato e può creare seri problemi. Urge una soluzione più che immediata.”.

 

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