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VIDEOINTERVISTA
Giovanni Lanciotti presenta la sua candidatura al consiglio regionale

POLITICA - Intervista a Giovanni Lanciotti, candidato al consiglio regionale delle Marche nella lista "Forza Italia-Civici per le Marche".
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L’avvocato fermano, conosciuto sul territorio per aver ricoperto nella giunta Brambatti il ruolo di Presidente del consiglio comunale di Fermo e conosciuto soprattutto per il suo ruolo nell’Avis provinciale (8 anni di presidenza ed attualmente vice presidente dell’associazione di volontariato dei donatori di sangue della provincia di Fermo) presenta la sua candidatura al consiglio regionale delle Marche. Elezioni che si terranno il 20 e 21 settembre prossimi.

 

Come è nata la decisione della candidatura?

E’ stata quasi una casualità. Essendomi occupato di politica negli ultimi 10 anni, soprattutto in un movimento civico e una comunità politica territoriale, sono stato contattato dal senatore Francesco Battistoni, commissario regionale di Forza Italia, e dal presidente nazionale del partito, Antonio Tajani. Mi hanno proposto questa candidatura perché Forza Italia ha fatto una scelta generale lungimirante: ha aperto le porte ai civici tanto che il nuovo simbolo per le regionali è proprio “Forza Italia-Civici per le Marche”. Un passo in avanti perché sono sempre di più i civici che si occupano di politica. E’ così che hanno pensato che io potessi rappresentare questo territorio. Dopo una profonda riflessione, ho accettato la proposta perché ho visto in Forza Italia un partito di moderati. Ritengo che oggi più che mai ci sia bisogno di moderazione e di persone che abbiano la capacità di governare con attenzione e non solo per contrapposizione. Oggi viviamo una politica del muro contro muro, del “io vinco, tu perdi” mentre noi vogliamo una politica delle soluzioni per i cittadini.

 

In questa candidatura a sostegno del presidente Acquaroli, quale contributo può dare la sua esperienza nel mondo del volontariato?

L’esperienza come presidente provinciale dell’Avis negli ultimi 8 anni è stata molto bella quanto impegnativa perché a livello burocratico abbiamo dovuto affrontare la riforma del terzo settore e l’adeguamento alle normative comunitarie dei centri di raccolta. Abbiamo inoltre istituito ben quattro nuove sezioni comunali arrivando a 12 realtà locali che si adoperano per la sensibilizzazione al dono. Devo dire che aver potuto contare sulle mie conoscenze professionali della legge e dei vari iter da seguire è stato importante per raggiungere i tanti risultati prefissi. L’impegno nel volontariato è bello anche per questo, perché non resta fermo alle parole ma si concretizza nei fatti. Se mi chiedete come potrà influire in politica questa esperienza posso rispondere che sicuramente è un arricchimento in più che si va ad aggiungere alla mia professione nel lavoro per poter essere utile nelle scelte politiche regionali. Ma ci tengo a sottolineare che all’Avis provinciale, di cui sono ancora oggi vice presidente, non ho solo dato: dall’Avis ho ricevuto, e ricevo, molto. E’ la “legge del dono” perché è vero che donando si riceve. Tra le tante cose positive, ad esempio, c’è il fatto di aver potuto conoscere bene il territorio e avere una contezza delle problematiche, non solo sanitarie ma relative anche alle infrastrutture e una serie di necessità che la nostra provincia può avere. Oltre ai problemi o disagi dei vari paesi, attraverso l’Avis ho avuto anche il grande privilegio di poter conoscere la loro bellezza. Ho girato la provincia in lungo e in largo e posso dire con convinzione che le nostre realtà locali meritano di essere valorizzate, per la loro storia e le loro tradizioni. Abbiamo una ricchezza inestimabile e dobbiamo metterla a frutto per la crescita delle nostre comunità e un futuro dignitoso. E questo sarà sicuramente un impegno che voglio portare avanti.

 

La sua candidatura a sostegno di Acquaroli è volta a dare un segno discontinuità. Cos’è secondo lei che non ha funzionato nel governo della regione Marche?

Tra le motivazioni che mi hanno spinto a candidarmi c’è sicuramente questa volontà di dare un segno di discontinuità alla nostra regione perché ritengo che l’amministrazione uscente non abbia lavorato bene. Cito due delle più importanti mancanze: la prima è la gestione del sisma 2016. In quattro anni non solo non è partita la ricostruzione ma non si conosce nemmeno una programmazione. La gente è ancora senza casa e non sa quando potrà riaverla. Non è possibile che in tutto questo tempo non ci sia stata una ricostruzione nemmeno delle comunità. L’altra grave mancanza di questa amministrazione regionale riguarda la gestione della sanità. E se il terremoto può essere considerato una situazione straordinaria, lo stesso non può dirsi della sanità che deve essere invece del tutto ordinaria. La sanità nelle Marche sta perdendo affidabilità e si deve sempre far ricorso al sistema sanitario privato. Troppi passi indietro in tal senso. E bisogna in fretta avviare un cambio di marcia.

 

Viene naturale la domanda successiva: quali sono gli aspetti che caratterizzeranno il suo programma politico?

Oltre a quanto già detto, ritengo che dobbiamo risolvere il problema del lavoro e dell’impresa. Lo dobbiamo ai giovani che debbono avere l’opportunità di lavorare nel nostro territorio. Non è giusto pensare ad un futuro solo fuori regione o addirittura fuori dall’Italia. Un discorso che vale per tutte le figure professionali: dall’operaio al manager d’impresa. E qui si può fare molto con politiche del lavoro significative. L’altra questione fondamentale su cui sento di spendermi è, come dicevo, la sanità. Conosco bene le necessità del nostro territorio proprio grazie ad un impegno nel mondo del volontariato dell’Avis. Tra le problematiche più importanti c’è la carenza di personale medico. Anche nel centro trasfusionale si rileva una carenza mai vissuta prima. Le donazioni stanno scendendo, non per colpa dei donatori ma per una sanità che non funziona. E sappiamo bene che quando parliamo di sangue parliamo di vita. In ultimo, ma non in ordine di importanza, non potrei tralasciare il problema delle infrastrutture e della viabilità. C’è veramente molto da fare anche in questo senso. Abbiamo vissuto un incubo durato anni, con l’autostrada; le nostre stazioni ferroviarie sono relegate a delle Cenerentole, con fermate di treni perlopiù locali, sull’aeroporto delle Marche ci sarebbe da scrivere libri. Per non parlarle dei paesi dell’entroterra! Debbono essere collegati comodamente alla costa per un miglior servizio e per evitare anche lo spopolamento. Sono stati distrutti dal terremoto e continuano ad essere distrutti dai disservizi. Mettere mano alla viabilità significa quindi risolvere più di un problema: significa ricostruire le comunità. Per questo, e tanti altri aspetti, sento il dovere, con la concretezza che mi ha sempre contraddistinto, di essere in prima linea per il nostro territorio.

 

Spazio elettorale a pagamento: committente responsabile Fabio Sargo.


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