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Fim, la verità di Simonetti e De Angelis:
bonifica impossibile senza demolizione
“Ma noi vogliamo andare avanti”

PORTO SANT'ELPIDIO - Questa mattina alla Simonetti di Civitanova Marche la conferenza stampa per fare il punto sull'ex Fim. Nodo cruciale la Cattedrale. Secondo il Comune, la proprietà ed i tecnici, non c'è alcuna possibilità di restaurare l'edificio vincolato, se si applicasse la tecnica della sabbiatura si sgretolerebbe tutto, opinione condivisa anche dall'Arpam
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Una lunga conferenza stampa per fare il punto sul ‘rompicapo’ Fim. La telenovela infinita dell’ex fabbrica di concimi, della sua bonifica mai ultimata e di un progetto di riqualificazione ambizioso quanto difficile da realizzare, è stata illustrata oggi dal sindaco Nazareno Franchellucci, dall’amministratore di Ecoelpidiense Mauro De Angelis e dal costruttore Alberto Simonetti, presidente della Fim Spa. Molto ruota intorno all’ex cattedrale, l’edificio vincolato che non si può abbattere, ma che secondo la proprietà è impossibile da bonificare senza demolire e ricostruire. Un groviglio che fino ad oggi è rimasto inestricabile.

Il sindaco Franchellucci evidenzia l’esigenza di fare chiarezza sul percorso che si sta portando avanti. “Tre anni fa – ha spiegato il primo cittadino – la Soprintendenza ha avviato un percorso di revisione del vincolo sulla struttura, passando da un vincolo monumentale ad uno storico, cambiamento che avrebbe permesso di demolire l’attuale cattedrale per ricostruirla fedelmente. Il Comitato tecnico scientifico del Ministero dei beni culturali ha detto di non avere la competenza nella valutazione se ci siano o no impedimenti a mantenere in piedi l’edificio e bonificarlo. Dicono semplicemente che sussistono le ragioni del vincolo”. Secondo Franchellucci, stando a quanto spiegato dalla Soprintendenza, sarà decisiva la relazione tecnica, secondo la quale è impossibile bonificare senza abbattere ciò che resta della cattedrale. Il sindaco puntualizza inoltre che “il Comune sta incassando Ici ed Imu dalla Fim Spa, evitiamo di parlare di favoritismi verso il privato”.

Tocca poi a Simonetti, per la parte privata, ripercorrendo un progetto imprenditoriale partito in tempi ben più floridi per l’edilizia, passato per vicissitudini nel progetto di bonifica che hanno allungato le tempistiche, fino a questioni economiche di due soci che hanno portato a rivedere la proprietà. “Noi ed Ecoelpidiense ci siamo dovuti sobbarcare tutto il peso finanziato dell’operazione, rimaniamo ancora convinti che sia un’operazione importante. Bonificare la struttura è impossibile senza demolire la cattedrale, quello è l’aspetto fondamentale. Abbiamo volontà e risorse per portare a termine questa operazione, ma ci serve la possibilità di completare il lavoro. Speriamo che si fermi anche chi continua a giocare contro la città”.

Mauro De Angelis di Ecoelpidiense evidenzia “i milioni di euro già spesi tra acquisto delle quote societarie, parte della bonifica realizzata ed altri costi, più le spese ancora da sostenere per completare la bonifica e sistemare la palazzina uffici, come previsto nel programma. Siamo oltre i 22 milioni di euro di spese. Va spezzato l’immaginario collettivo di grandi vantaggi economici tratti da questa operazione, perchè quando chiediamo finanziamenti o cerchiamo nuovi soci, le dicerie sono un problema ed allontanano le persone. La logica imprenditoriale direbbe di fermarci, invece vogliamo completare il lavoro, anche per recupare almeno parte delle ingenti somme investite sinora”.

Insomma il nodo cruciale è la Cattedrale. Secondo il Comune, la proprietà ed i tecnici, non c’è alcuna possibilità di restaurare l’edificio vincolato, se si applicasse la tecnica della sabbiatura si sgretolerebbe tutto, opinione condivisa anche dall’Arpam. E non è pensabile neanche iniziare a portare avanti altri stralci del lavoro di bonifica se prima non si elimina la struttura cardine. C’è ancora fiducia in un’operazione urbanisticha che “cambierà la vita della città e può diventare il frontemare più bello delle Marche, conservando anche la memoria dei luoghi”.

P.P.

 


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