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Il toccante ‘diario della quarantena’
della piccola Vittoria e la commozione
della mamma infermiera

LETTERA - In un passaggio del testo: "Forse sono diventata improvvisamente grande e ho capito cosa vuol dire essere responsabili. Ho capito che sono davvero fortunata ad aver una mamma infermiera definita dal telegiornale come un eroina. Lei ha cercato di proteggere noi e di aiutare gli altri, come meglio sa fare, ha rischiato la sua vita per il prossimo"
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Nei giorni scorsi c’è stata la premiazione del concorso ‘diario della quarentena’, indetto dal comune di Montegiorgio in cui gli alunni della scuola elementare e media dovevano raccontare il loro vissuto (ai tempi del Covid19). Mia figlia Vittoria, che frequenta la prima media ha scritto un testo che farà parte di un volume poi che sarà edito dal Comune perché è rientrata nei primi 20 testi finalisti. Non ha vinto il primo premio ma per me sapere che mia figlia abbia potuto scrivere quel testo così toccante, quelle parole, è una vittoria, una grande vittoria, in tutti i sensi. Sono davvero orgogliosa e felice di avere una figlia meravigliosa e sensibile. Le sue parole rappresentano amore puro“.

Martina Squarcia, mamma della giovane Vittoria, ancora è emozionata. Legge e rilegge quel testo scritto dalla figlia. Parole che riassumono le emozioni, anche le preoccupazioni, sì, di una bambina, dinanzi alla pandemia. Ma su tutto, la grande speranza e la forza con cui affrontare le difficoltà, che molto spesso sono proprio i più piccoli, le nuove generazioni, a trasmettere ai più grandi. E quella stima e quell’amore nei confronti della mamma-infermiera irriconoscibile sotto tutti quei dispositivi di protezione ma riscoperta come un’eroina, un esempio da seguire.

ECCO IL TESTO SCRITTO DALLA PICCOLA VITTORIA

Ciao a tutti mi chiamo Vittoria  e ho 11 anni, frequento la prima media della scuola Cestoni di Montegiorgio e voglio raccontarvi la mia quarantena. Dopo una giornata tranquilla a scuola la mia quotidianità è stata stravolta da una notizia al telegiornale: in Italia è arrivato il coronavirus. Per molti un’influenza banale, sottovalutata all’inizio. Ho pensato subito: se è un’influenza non cambierà molto la mia vita.

Ma mi sbagliavo e vi spiego perché: ho visto mia mamma che è un infermiera cambiare improvvisamente, la vedevo preoccupata, ha iniziato a mettere varechina dappertutto, all’ingresso di casa, usciva sempre con una mascherina e con i guanti, disinfettava qualsiasi cosa le chiavi di casa, le maniglie delle porte, lasciava i vestiti fuori casa. Non era serena ma cercava in tutti i modi di non trasmetterci a me e mio fratello le sue paure. Poi l’annuncio di Conte. Tutto chiuso, le scuole comprese. Il rischio di contagio era diventato improvvisamente altissimo. Mi ha spiegato che non saremmo più potuti uscire neanche per la spesa, neanche per andare dai nonni. Nessun contatto con gli amici, che tristezza. Non è facile per noi bambini accettare una cosa del genere ma ho capito che tutto questo era per proteggere noi e chi ci sta intorno.

Sono stati momenti duri. Ho immaginato che stessimo vivendo in un film di fantascienza, la mamma per lavorare indossa tute bianche, occhiali, visiera e cappello. Sembra un astronauta. Non ha nulla scoperto, si intravedono solo i suoi occhi bellissimi. Nella fase iniziale della pandemia si è dovuta isolare da noi per paura di un possibile contagio.

Sono rimasta senza nulla improvvisamente, neanche un suo abbraccio. Potevamo vederla solo attraverso delle videochiamate ma lei ha scelto questo lavoro e ha deciso di aiutare chiunque ne avesse bisogno. E da qui ho capito che dovevamo aiutarla e dovevamo accettare questa clausura forzata! Sono state settimane dure ma piano piano qualsiasi cosa si è adattata alla situazione. Abbiamo iniziato a fare le video-lezioni, a fare i compiti, a sentirci con gli amici, a creare una normalità e quotidianità in modo artificiale ma ciò ha reso tutto più sopportabile. Ho iniziato a cucinare, a fare video, a dipingere, ho cercato di crearmi un nuovo mondo che mi permettesse di vivere le mie giornate serenamente. Ho seguito il telegiornale e ho visto immagini bruttissime. Tanta gente morta, tanta sofferenza, tante persone che se sono andate da sole e non hanno potuto neanche salutare i propri cari. So che sono morte molte persone anziane e questo mi ha provocato molta tristezza perché avevo paura per la mia bisnonna, a cui sono molto legata ma ringraziando il cielo sta bene. Ora sono passati già due mesi e forse le cose stanno migliorando ma credo che dovremmo uscire ancora per molto tempo con le mascherine. Mi mancano i miei amici, mi manca uscire, mi manca andare al parco o fuori in bici. Forse sono diventata improvvisamente grande e ho capito cosa vuol dire essere responsabili. Ho capito che sono davvero fortunata ad aver una mamma infermiera definita dal telegiornale come un eroina. Lei ha cercato di proteggere noi e di aiutare gli altri, come meglio sa fare, ha rischiato la sua vita per il prossimo. Quando sarò grande sicuramente tutta questa terribile storia sarà scritta nei libri e spero per me sia solo un ricordo che mi ha fatto capire cosa vuol dire il sacrificio di rinunciare alla quotidianità per salvare ciò che abbiamo di più prezioso: la vita e il mondo che ci circonda, che dobbiamo rispettare ogni creatura che ne fa parte perché ognuno di noi ha il diritto di vivere e di farlo in totale sicurezza“.


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