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Covid, aumentano i ricoveri
Livini: “Siamo ancora in pandemia,
tolleranza zero su situazioni irregolari”

FERMO - L'allarme lanciato dal direttore dell'Area Vasta 4 insieme ai responsabili di vari servizi: “Il sistema sanitario non può essere lasciato solo, ogni istituzione ha dei compiti precisi”. Il punto di Ciarrocchi sui vaccini
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di Andrea Braconi

Sono state e continuano ad essere giornate frenetiche per l’Area Vasta 4 sul fronte Covid, tali da spingere il direttore Licio Livini ad organizzare un incontro urgente per fare il punto sulla situazione.

Abbiamo ravvisato troppe situazioni comportamentali che vanno fuori dalle regole – ha affermato -. Abbiamo avuto decreti, ordinanze, circolari in questa fase ancora di pandemia e il nostro stile di vita dovrebbe essere difensivo rispetto ad uno stato pandemico. Invece, spesso si registrano situazioni quasi di aggressività nei confronti del sistema sanitario che sta facendo l’impossibile. Sistema sanitario che non può essere lasciato solo, ogni istituzione ha dei compiti precisi, servono vigilanza, controlli anche capillari, interventi e sanzioni: una serie di elementi che abbiamo lasciato troppo correre”.

Nell’opinione pubblica la sanità continua ad essere additata e criticata, cosa che al direttore dà profondamente fastidio. “Ieri c’è l’ultimo episodio al Covid Center di Fermo, con lamentele assurde per 2 ore di situazioni che potevano essere gestibili anche da altri, collaborando. Ripeto, ogni istituzione è chiamata a fare la sua parte, altrimenti da soli non ce la facciamo. E per farlo bisogna stare sul campo, in mezzo alla gente che lavora, che va a scuola. Dagli uffici è tutto semplice e a posteriori è facile dire che poteva essere fatto diversamente. Ma la sanità non può essere la sola responsabile dello stato di salute di una comunità: per questo mi sento di difendere l’operato dei nostri servizi e vado fiero di quanto facciamo, cioè il massimo avendo le forze contate”.

Il panorama, da un anno a questa parte, è cambiato ma la tendenza secondo Livini è quella di dimenticare questo passaggio cruciale. “Non ci possiamo permettere un’altra chiusura e per non farla dobbiamo andare verso questa direzione. Non si possono tollerare situazioni irregolari”.

L’AUMENTO DEI RICOVERI

Giorgio Amadio, primario di Malattie Infettive, ha sciorinato i numeri dei ricoveri Covid: a luglio zero ricoveri, ad agosto 2 (tra cui un turista), mentre a settembre ben 21 con due anziani deceduti. “Qualcosa sta succedendo. Non voglio utilizzare il termine seconda ondata, ma c’è un incremento dei casi e questo ci deve spingere ad incitare le persone ad avere comportamenti corretti: utilizziamo mascherine, evitiamo assembramenti, insomma stiamo attenti perché potrebbe ripartire qualcosa”.

In questo momento sono 9 i ricoverati in un’apposita sezione del suo reparto. “Prepararci ad un ulteriore incremento, che speriamo comunque non ci sia” ha chiosato.

LA RISPOSTA DEL PERSONALE SANITARIO

Ci sono poi quei risultati che non fanno notizia, come ha affermato il direttore del Distretto Vittorio Scialè, come i famosi test sierologici per il personale scolastico di cui si parla soltanto quando qualcuno si lamenta. “Il dato, e non le chiacchiere, di ciò che ha fatto il Distretto dice che sono stati acquisiti 800 test nell’arco di 10 giorni, con pochi positivi verificati con tampone che ha avuto esito negativo. C’è stato poi il caso della struttura privata per anziani a Sant’Elpidio a Mare, dove tra il fare il tampone e lo sgombero sono passate solo 36 ore: eppure avevamo 18 persone da assistere e da inviare in strutture che dovevano ospitarli”.

Perché il personale sanitario, ha tenuto a rimarcare, non si è mai tirato indietro. “Ieri al Covid Center in pochi minuti, di fronte a quelle file, si è attivata la seconda equipe. Questo dimostra come la risposta funziona perché è condivisa, c’è una sinergia importante. Non dimentichiamo che sono 7 mesi che le persone e non il sistema sono sotto una pressione feroce”.

I VACCINI

Sul fronte della prevenzione a fare il punto è Giuseppe Ciarrocchi, direttore del Dipartimento di Prevenzione, che ha parlato di situazione in peggioramento. “I dati ci indicano che il virus sta circolando in maniera maggiore rispetto a qualche mese fa. Abbiamo 63 positivi nella provincia di Fermo e i nuovi casi giornalieri stanno aumentando: solo stamattina ci sono state 6 positività. Ce lo dovevamo aspettare nel periodo autunnale, legato al fatto che adesso stiamo più in ambienti chiusi. Stiamo registrando alcuni focolai, il virus si trasmette in alcune comunità e la scuola è una di queste”.

Ovviamente si continua a lavorare, dal medico di medicina generale al pediatra, dal Distretto al Dipartimento, per contenere al massimo il diffondersi del virus. “Se non facciamo questo poi l’ospedale entrerà in sofferenza, le terapie intensive si riempiranno. Oggi stiamo in una fase che in Italia c’è già stata a dicembre/gennaio ma c’eravamo senza saperlo; adesso siamo nella stessa condizione, ma sappiamo quello che abbiamo di fronte, quindi il nostro compito è fondamentale. È ovvio che il sistema può anche andare in crisi, ma attraverso questa sorveglianza riusciamo ad arginare l’epidemia. Non sono azioni che possiamo programmare, come il numero esatto di tamponi, ma il sistema finora ha risposto”.

Sul vaccino antinfluenzale, atteso come la panacea di tutti i mali, Ciarrocchi ha ribadito come resti importante tanto quanto avvenuto negli scorsi anni ma la disponibilità sul mercato sia un problema di tutti i Paesi. “L’Italia, anzi, il mondo non ha dosi a sufficienza per vaccinare tutti, i tempi di produzione sono molto lunghi, dai 6 agli 8 mesi. Per la provincia di Fermo abbiamo 43.000 dosi per 172.000 abitanti. Dovremo seguire dei criteri per la somministrazione, dandoli ai soggetti più fragili come anziani, bambini in età pediatrica dai 6 mesi ai 6 anni (dove c’è la maggiore incidenza) e soggetti fragili di qualsiasi età che hanno patologie. Noi vaccineremo solo gli operatori sanitari e i pazienti ricoverati nelle nostre strutture, questo è ciò che possiamo fare con le dosi a disposizione”.

“Manca sempre qualcosa in questo sistema: una volta le mascherine, una volta i vaccini, un’altra i macchinari” ha ironizzato Livini.

Altra figura che ha partecipato in maniera importante a tutta l’emergenza è quella del medico di Medicina generale, come ha sottolineato il dottor Paolo Misericordia. “La prenotazione dei tamponi è una tappa critica del percorso: ne stiamo prenotando intorno ai 100-120 al giorno come medici di famiglia e pediatri di libera scelta, con un aumento importante per riuscire a mantenere in vita la scuola”.

E la prenotazione dei tamponi è stata aggiornata e resa fluida nel momento in cui è stato strutturato un portale autogestito, che consente ad ogni medico o pediatra dotato di credenziali di accesso di inserire nome, cognome e codice fiscale del soggetto. “Il sistema ti dà l’appuntamento, che comunichiamo per recarsi al Drive per effettuare il tampone. Questo portale è frequentato anche dal Distretto, che registra il risultato dell’esame in tempi rapidissimi”.

LA VOCE DEGLI INFERMIERI

Anche il mondo degli infermieri ha voluto far sentire la propria voce attraverso il dottor Renato Rocchi. “I numeri come detto sono in costante ascesa e quindi il sistema di prevenzione deve allinearsi. E in poche ore il nostro sistema è capace di modificare il proprio asset. La situazione è sotto controllo, ma non lasciamo in secondo piano la formazione che deve adeguarsi e riallinearsi alle conoscenze scientifiche. Non trascuriamo il passaggio delle corrette informazioni e le famiglie attraverso i caregiver, cioè il soggetto più vicino al paziente, costantemente formato ed aggiornato. È importante per fare cultura, che significa un passaggio certo delle informazioni che si traduce in comportamenti virtuosi”.

Un’amara nota finale per Rocchi: la forte ripresa di momenti di aggressività nei confronti degli operatori sanitari. “Le tensioni anche sociali sono evidenti e spesso si traducono in atteggiamenti da censurare con forza. Questa disponibilità degli operatori continua e modulabile la si ottiene aggiungendo orario di servizio e prendersela con operatori che hanno ben chiaro cosa c’è da fare, lo ritengo francamente censurabile. Ce la stiamo prendendo con le persone sbagliate”.

COVID HOSPITAL SÌ, COVID HOSPITAL NO

Al centro del dibattito pubblico (e anche della campagna elettorale) c’è da diversi mesi il Covid Hospital di Civitanova. Sulla sua ipotizzata riapertura Amadio, pur avvalendosi ironicamente della “facoltà di non rispondere”, ha parlato di una struttura emergenziale. “Solo se tutto viene saturato deve aprire, è il livello ultimo a cui arriveremo se si ripresenta la situazione che abbiamo già vissuto” ha affermato, seguito dal direttore Livini: “Saturare significa stare dentro un percorso, quando arriveremo al limite del sistema e se la situazione diventa tanto complicata si penserà a Civitanova. Il problema è che ha un’organizzazione di posti di terapia intensiva ma non è l’ospedale: invece un paziente Covid si complica, può andare in sala operatoria, può avere problema cardiopatici e ha bisogno di un ospedale con dei servizi. Civitanova è isolata, ha solo letti di degenza di un certo tipo. Quindi, finché riusciamo con le nostre strutture lo facciamo internamente”.

PERCHÉ TENERE I NUMERI BASSI

Altro tema affrontato quello carica virale. “Vediamo pazienti abbastanza simili a quelli che avevamo – ha puntualizzato Amadio – ma è sempre una questione di numeri e di diffusione. Ci rendiamo conto che alcuni pazienti purtroppo hanno un’evoluzione simile a quella di marzo e aprile, dobbiamo tenere i numeri bassi e non farlo diffondere”.

Stavolta non abbiamo un ospedale ‘sporco’ – ha precisato Livini – ma solo situazioni circoscritte”.


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