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Dal sequestro della cocaina
alla chiusura della ‘breccia clandestina’:
denunce e un arresto della Polizia

FERMO - Posti di controllo ma anche verifiche della Polizia amministrativa sugli avventori di quattro esercizi pubblici aperti, controlli dinamici di persone e veicoli che nel solo Lido Tre Archi hanno portato all’identificazione di più di cento persone e cinquanta di auto
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Ancora spiegamento di forze ieri sera a Lido Tre Archi. E ancora controlli ed interventi a tutto campo disposti dal Questore di Fermo, Rosa Romano, nel quartiere costiero, svolti dagli operatori della Polizia di Stato, con, nello specifico, la Squadra Mobile, le Volanti, la Divisione Anticrimine e Polizia Scientifica, con il Reparto Prevenzione Crimine e l’unità cinofila della Guardia di Finanza.
Posti di controllo ma anche verifiche della Polizia amministrativa sugli avventori di quattro esercizi pubblici aperti, controlli dinamici di persone e veicoli che nel solo Lido Tre Archi hanno portato all’identificazione di più di cento persone e cinquanta di auto. E nel dato complessivo della giornata di ieri di più di 250 persone e 200 veicoli controllati dalla Polizia di Stato.

“Ed anche ieri, risultati positivi raggiunti in termini di sicurezza effettiva alla quale – spiegano dalla Questura – si aggiunge quella percepita dai residenti del quartiere fermano.
Nei pressi di un pubblico esercizio è stato controllato un cittadino ventenne tunisino sprovvisto di documenti; il giovane alla vista dell’equipaggio della Polizia ha tentato una breve fuga ma è stato raggiunto e, accompagnato in Questura, fotosegnalato dalla Polizia Scientifica.
A seguito della sua identificazione è risultato essere stato dimesso, da circa un mese, da un carcere siciliano con l’intimazione di lasciare il territorio nazionale, decreto al quale non aveva ottemperato.
Lo straniero, dopo gli accertamenti svolti dall’Ufficio Immigrazione, è stato denunciato per la violazione dell’ordine del Questore e successivamente accompagnato presso il Cpr di Ponte Galeria dal quale verrà rimpatriato nel Paese nordafricano.
Un giovane albanese, clandestino, rintracciato quale passeggero in un veicolo condotto da un giovane fermano, è stato denunciato all’autorità giudiziaria per l’ingresso illegale in Italia ed è stato colpito dal Decreto di espulsione del Prefetto e dall’Ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale notificatigli da personale dell’Ufficio Immigrazione.
Anche l’unità cinofila della Guardia di Finanza ha fornito il suo ormai imprescindibile contributo riuscendo a fiutare, nell’abitacolo di un veicolo in transito, una dose di sostanza stupefacente risultata essere cocaina detenuta per uso personale, come ammesso dal guidatore. La sostanza è stata sequestrata mentre al conducente, che è stato segnalato alla Prefettura quale assuntore di droghe, è stata ritirata la patente di guida.
Nel contempo, la Squadra Mobile ha effettuato controlli sugli appartamenti messi in sicurezza alcuni mesi fa in base all’ordinanza del sindaco, controllando sia i sigilli che i terrazzi solitamente utilizzati per accedere, da finestre e balconi, alla abitazioni.


Uno specifico intervento di messa in sicurezza è stato attuato sempre nella serata di ieri da un fabbro che ha provveduto a saldare una grata metallica in una zona condominiale; dagli accertamenti svolti è risultato, infatti, che quel varco era utilizzato da soggetti dediti ad attività delinquenziali sia per muoversi con facilità tra i diversi comparti residenziali sia quale via di fuga in occasione dei controlli delle forze dell’ordine. Nei prossimi servizi si provvederà a verificare la tenuta della grata o la necessità di soluzioni ulteriori.
Sempre nel corso delle attività di prevenzione e controllo, la Squadra Mobile ha proceduto all’esecuzione di un ordine di carcerazione emesso pochi giorni fa da un Tribunale friulano nei confronti di un fermano, condannato per una serie di reati contro la persona ed il patrimonio.
L’uomo, dopo il rintraccio e la sua identificazione, è stato accompagnato presso la locale Casa di reclusione per scontare i quasi quattro anni previsti nel dispositivo dell’Autorità Giudiziaria”.


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