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Giunta regionale:
Marche terra di conquista,
il presidente risponda agli elettori

ELEZIONI - In vista delle nomine degli assessori, sembra che il neo presidente Acquaroli incontrerà i segretari regionali dei partiti di maggioranza che però sono tutti commissari non marchigiani. Dall’Umbria al Lazio, le Marche rischiano di diventare terra di conquista. Tante voci e indiscrezioni su nomine esterne e addirittura di non eletti. E tanti punti interrogativi: il presidente Acquaroli rispetterà la volontà espressa dai marchigiani alle urne?
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di Nunzia Eleuteri

Il 30 settembre scorso, il presidente dell’ufficio centrale regionale della Corte di Appello delle Marche ha proceduto alla proclamazione degli eletti alla Presidenza della Giunta regionale e al Consiglio regionale. Da quel giorno, si susseguono voci e indiscrezioni sui nomi dei prossimi assessori regionali. Una situazione che sta ora diventando imbarazzante per il neo eletto presidente che avrebbe già dovuto decidere la sua squadra di governo affidandosi a ciò che hanno scelto gli elettori e quindi alla democrazia (dando per scontato che questo sia un elemento importante per l’esponente di Fratelli d’Italia).

Il nostro Paese, sotto questo punto di vista, vive già una situazione politica paradossale: si parla di democrazia all’art.1 della Costituzione ma poi si applica quasi un regime nella scelta dei vari candidati che vengono “calati” dall’alto, spesso senza nemmeno poter esprimere una preferenza nelle urne. Laddove ciò sia possibile, come nel caso delle elezioni regionali (anche se i candidati vengono comunque, ahimè, imposti da Roma), ci si aspetta che queste preferenze vengano almeno considerate.

E questo si continua a sperare per le nomine di giunta delle Marche anche se i presupposti lasciano qualche dubbio visto che si temporeggia così tanto… Tra le molteplici voci, circola, infatti, anche quella di nomine esterne o di non eletti.

Sembra addirittura che sia prevista una imminente riunione a Roma tra il presidente Acquaroli e i segretari locali dei partiti della sua maggioranza. Nulla da eccepire se non fosse che le segreterie regionali dei partiti in questione risultano tutte commissariate e i commissari non sono marchigiani: la Lega, primo partito della coalizione, con oltre il 20% dei voti, è capitanata dall’onorevole umbro Riccardo Augusto Marchetti; Fratelli d’Italia, secondo partito della coalizione con il suo 18%, è in mano all’onorevole umbro Emanuele Prisco, Forza Italia con poco meno del 6% è il terzo partito della maggioranza di centro destra delle Marche e vede alla sua guida il senatore laziale Francesco Battistoni e, infine, l’Udc regionale con il suo 2%, ha per commissario il senatore laziale Antonio Saccone.

Insomma la nostra regione è una vera e propria terra di conquista dove a “spartirsi le vesti” ci sono umbri e laziali. Mi chiedo se sia giusto, a questo punto, che il neo presidente di regione ascolti di più i commissari di partito piuttosto che gli elettori. Ed ecco che torno a fare il secondo appello alla democrazia ma questa volta rivolto anche ai partiti e ai loro militanti. La figura del “commissario” è ora molto di moda senza però considerare che questo incarico dovrebbe essere temporaneo e straordinario: un commissario dovrebbe essere colui che accompagna un ente, un’associazione o un partito alla democratica elezione dei suoi rappresentanti. Insomma, nel caso di un partito politico, il commissario avrebbe il ruolo di preparare il necessario affinché gli iscritti possano eleggere, attraverso un congresso, il vero e proprio segretario. Ma qui si apre un fronte che non riguarda solo il centro destra quanto tutte le espressioni politiche, dal Pd al movimento 5 stelle che in questi giorni stanno discutendo animatamente di questo. Colpa dei rappresentanti di partito/commissari oppure dei militanti stessi che non lavorano in questa direzione?

Di certo c’è che, ad oggi, gli incarichi di commissario risultano più definitivi che provvisori. Stiamo raccogliendo quei frutti dell’antipolitica seminata negli ultimi decenni cadendo in un circolo vizioso: manca la partecipazione politica perché i partiti hanno perso quel ruolo di guida che non dovrebbe mai tutelare gli interessi dei singoli ma della collettività; al contempo i partiti hanno perso quel ruolo perché manca la partecipazione. E’ un cane che si morde la coda ed ecco che ci troviamo dove siamo, a fare un appello, sperando non sia vano, a quell’unica arma rimasta a noi poveri elettori: il rispetto del nostro voto.

Quel rispetto che semplificherebbe così tanto la vita al presidente delle Marche, Acquaroli, che avrebbe con tempestività già potuto nominare i suoi assessori tenendo conto delle preferenze, della territorialità e dell’appartenenza di genere prevista dallo stesso regolamento della Regione.


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