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Lupi e cinghiali dalla montagna
alla costa fermana: gli spostamenti

e la ‘riabilitazione’ della fauna selvatica,
Egidi: “Non demonizziamoli”

ANIMALI - I consigli e le indicazioni dell'ispettore capo della Polizia provinciale, Simone Egidi, su lupi e cinghiali, presenti su tutto il territorio fermano. Gli ultimi avvistamenti e i suggerimenti
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(foto Rodolfo Marziali)

di Giorgio Fedeli

Cinghiali. Sempre più numerosi. Le segnalazioni di avvistamenti di branchi particolarmente numerosi, fino alla costa, si susseguono. E a seguire ci sono loro, i lupi. Tutto vero, nessuna leggenda. Dunque prudenza, massima, ma evitare la loro demonizzazione. Questo, in poche parole, il messaggio a chiare note, lanciato dalla Polizia provinciale che più di ogni altro corpo di polizia, se non altro per le competenze specifiche, ha chiaro il trend sulla presenza di ungulati, lupi e tutta la fauna selvatica presente nel Fermano.

Partiamo, dunque, dalle orme lasciate dai primi. I cinghiali, nel Fermano come d’altronde in tutto il territorio nazionale, sono oggetto di una consistente proliferazione, a tratti incontrollata. E questo avviene perché stiamo parlando di una razza non autoctona, o meglio incrociata con una dell’est Europa. I cinghiali italici infatti si riproducono una volta all’anno e danno vita dai 4 ai 6 piccoli, in media. Quelli dell’est Europa con cui sono stati ibridati, invece, avendo una mortalità più alta, si riproducono 2/3 volte all’anno e fanno 10 cuccioli, di media, ogni volta. Ed ecco spiegata la proliferazione. Ma come si arrivati, allora, all’ibridazione? A spiegarlo è l’ispettore capo della Polizia provinciale di Fermo, Simone Egidi: “Per cause naturali ma sull’ibridazione non si può escludere l’intervento dell’uomo che nei decenni scorsi potrebbe aver facilitato il fenomeno. E quella dell’est Europa – spiega Egidi – produce cucciolate continuamente. Altro elemento da non sottovalutare, le femmine di quella specie non autoctona sono fertili già al sesto mese di vita. E mettiamoci anche che fino a poco tempo fa nel Fermano non avevano predatori. Sono sempre alla ricerca di nuove zone. I maschi, una volta fecondate le femmine, vengono allontanati dal branco dal predominante, e quindi cercano nuovi branchi. Ultimamente, con l’abbandono di molti fondi agricoli e con una vegetazione in espansione, si spostano anche verso la costa. Comunque la loro presenza sul territorio è monitorata dalla Polizia provinciale. Nel 2020, con il piano di controllo regionale, abbiamo effettuato già oltre 60 interventi con 300 esemplari abbattuti, contando anche i due mesi di stop dell’attività causati dal Covid. Perché arrivano fino al mare? Semplice: per cercare del cibo, e per proteggersi. I cinghiali, come anche i caprioli, trovano nelle montagne e nelle colline il loro luogo ideale. Dove sono? Praticamente dappertutto. Nel Fermano tutti i 40 Comuni sono stati scenario di segnalazioni e avvistamenti, non c’è un fosso dove non siano stati visti, da Monterubbiano a Petritoli, da Moresco a Lapedona. In quella zona ce ne sono a centinaia, ad esempio”. Per proteggersi, si diceva. E qui entra in scena il lupo selvatico appenninico.

“I lupi non spingono i cinghiali verso la costa ma è risaputo che li predano. Ecco anche perché i secondi si raggruppano in branchi anche di 30/40 esemplari (a differenza del passato), semplicemente per proteggersi. Tra Moresco, Lapedona e Altidona ci sono circa dieci branchi di cinghiali. Il lupo appenninico nel 2012 è stato oggetto di un censimento nazionale e in Italia ne avevamo circa 2mila. Abbiamo avuto avvistamenti a Falerone, Servigliano, Santa Vittoria in Matenano, Amandola, Montefortino. Poi, dalla tutela della specie è scaturita la ricolonizzazione perché prima dello sterminio per mano dell’uomo, il lupo era presente su tutto il territorio nazionale. Avvistamenti e, purtroppo, investimenti, anche a ridosso della costa. Però per sapere quanti realmente ce ne sono nel Fermano dobbiamo attendere il prossimo censimento del Ministero e dell’Ispra. Possiamo azzardare nel dire che abbiamo qualche decina di nuclei familiari, dalla montagna alla costa. Stiamo parlando di un animale in cima alla catena alimentare, non ha predatori e ha molta fauna, qui da noi, a sua disposizione. Sia chiaro che il nostro lupo appenninico non è stato mai reintrodotto da nessuno ma, a seguito delle disposizioni sulla protezione e tutela della specie, è proliferato rispetto alle poche decine di esemplari degli anni ’60. Sentiamo parlare anche del lupo cecoslovacco che però non ha nulla a che vedere con il lupo appenninico selvatico: si tratta di un cane allevato e commercializzato. In cosa si distinguono? Il primo pesa di più del secondo (30/35 kg contro i 20/25), il lupo appenninico ha un mantello grigio beige e d’estate ha il ventre rossiccio-marrone, il cane è grigio argento, le orecchie del lupo sono più corte e tonde, quelle del cane più appuntite, il lupo ha una coda lunga circa 35 centimetri con una punta nera, spesso è ritratta e se estesa è dritta, il cane ce l’ha più lunga, non è nera e se estesa è ricurva verso l’alto, il cane ha il collo e il torace più bianchi, il lupo ha bande nere verticali sulle zampe anteriori.

L’ispettore capo della Polizia Provinciale, Simone Egidi

E poi il lupo ha una conformazione più tozza, il cane è più slanciato”.

Qualche raccomandazione in caso di incontro ravvicinato con un lupo? “Specifichiamo che non si registra un attacco di lupo all’uomo da fine ‘800, quando i bimbi seguivano i genitori nel lavoro dei campi. Francamente sono molto meno pericolosi di tanti altri animali. E poi i lupi non amano certo farsi notare. Questo significa che o si nascondono o scappano. E’ un animale straordinario. E chi dice il contrario, mente. E’ in cima alla catena alimentare, dicevamo, e ci aiuta a mantenere l’equilibrio faunistico. Non è un mostro come tanti vorrebbero dipingerlo, anzi andrebbe visto come una risorsa per il nostro territorio, un’attrattiva. Il lupo cecoslovacco, invece, è un cane a tutti gli effetti: è allevato, selezionato e commercializzato. Ed è anche piuttosto costoso. Non è un cane molto socievole ma sicuramente è un animale dall’indole quieta e non è assolutamente pericoloso.

Cosa bisogna fare quando ci si imbatte in un lupo o in un cinghiale? Beh la cosa più naturale – il consiglio dell’ispettore capo Simone Egidi – è goderseli senza mostrare nervosismo. Certo, il lupo può essere una minaccia per gli animali da affezione o da reddito e quindi prestare massima attenzione alla loro cura, dalle recinzioni ai guinzagli. Entrambi, cinghiali e lupi, muovendosi liberamente sul territorio, possono rappresentare un pericolo per gli automobilisti. Ma in questo caso vale il discorso del codice della strada, ossia occhi aperti e prudenza quando si è alla guida. E se si resta coinvolti in un sinistro, se si vuole recuperare il 60% del danno, come previsto dalla Regione, bisogna sempre chiamare subito le forze dell’ordine per rilevare l’incidente. Ultimi avvistamenti di lupo? Una quindicina di giorni fa dalle parti di Altidona abbiamo trovato un escremento, una ‘fatta’. La scorsa estate delle impronte di cinghiale, e dietro quelle di lupo, tra Marina di Massignano e Campofilone. Abbiamo altre segnalazioni tra Lapedona, Monterubbiano, la Valdaso di Altidona. Insomma ci sono, sì, senza dubbio. Ma evitiamo di demonizzarli. Sono una risorsa e come tale vanno trattati, con attenzione e prudenza come si farebbe con qualsiasi altro animale selvatico”.

 

 


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