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Faccia a faccia sindaci-Regione: “Il Murri
non solo Covid”, Acquaroli: “Condivido
la preoccupazione ma non posso promettere”

FERMO - I sindaci premono, ma la Regione spiega le difficoltà:"Non ci sono i medici per aprire altri moduli al Covid Hospital di Civitanova; non vogliamo saturare il Murri, ma nei prossimi giorni potrebbe servire"
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di redazione CF

Un confronto franco, in videoconferenza, quello di oggi pomeriggio tra i sindaci del Fermano e i vertici della regione Marche. Un incontro caldeggiato dagli amministratori locali, in testa il presidente della Conferenza dei sindaci Paolo Calcinaro, per ribadire il No del territorio fermano all’ipotesi che l’ospedale Murri venga tutto, o quasi, dedicato ai malati Covid. Richieste formulate dallo stesso Calcinaro a cui il governatore Francesco Acquaroli ha risposto senza sbilanciarsi: “Condivido la vostra richiesta, ma non voglio illudere nessuno. Se la curva dei contagi peggiora, il rischio c’è. Il personale per ampliare il Covid Hospital non lo abbiamo”.

Secondo il sindaco di Fermo, che ha aperto i lavori, “il nostro unico ospedale non può andare oltre il livello 2 del piano pandemico che prevede un massimo di 68 pazienti Covid. Se si passasse al terzo livello di emergenza – spiega Calcinaro – troveremmo gran parte dei reparti accorpati e la terapia intensiva adibita solo a malati Covid. Questo significherebbe di fatto ridurre drasticamente la chirurgia ed i servizi. Ci affidiamo a lei, presidente, per un’equa distribuzione. Si apra un modulo in più al Covid Hospital di Civitanova per liberare spazi al nostro nosocomio. Spero che non venga il meno il rispetto per l’ospedale di riferimento di questa area vasta”.

“Condivido la richiesta dei sindaci, comprendo la preoccupazione – la risposta del presidente delle Marche, Francesco Acquaroli – Nessuno ha intenzione di appesantire ancora l’ospedale Murri, se la curva dei contagi resterà contenuta ci auguriamo di poter mantenere la situazione sotto controllo, ma non sappiamo fino a quando la domanda di posti in terapia intensiva ce lo consentirà. Non voglio illudere nessuno. Ampliare i moduli al Covid Hospital di Civitanova Marche dipende dalla capacità di reperire il personale necessario. Il personale al momento non lo abbiamo, anche se stiamo percorrendo tutte le strade possibili. Ci è ben chiara la gravità di sospendere l’attività di assistenza ospedaliera ordinaria. Prendo l’impegno a fare tutto il possibile, ma ad oggi non il personale necessario non lo abbiamo”.

La dottoressa Nadia Storti, direttrice generale Asur, traccia una disamina dei posti letto in tutte le aree vaste, evidenziando che le difficoltà e il congestionamento degli ospedali sono problemi presenti in tutte le Marche. L’assessore regionale alla sanità, Filippo Saltamartini, parla di “un quadro devastante, abbiamo ancora la metà dei posti letto di terapia intensiva da occupare. Abbiamo chiesto l’impiego dei medici della Protezione civile, della Croce rossa e della Marina militare. L’abbassamento dell’indice di contagio Rt a 1,25 è una buona notizia ma ha portato anche questi enti a negarci i medici e rianimatori che ci erano stati promessi, per inviarli a regioni con situazioni più critiche. Per aprire un modulo in più al Covid Hospital non ci sono medici. Abbiamo aperto un tavolo negoziale con sindacati e rappresentanze per chiedere un turno aggiuntivo al personale sanitario per guadagnare altre ore lavorative. L’aspetto positivo è che stiamo aprendo i Covid Hotel per aprire posti post acuzie che possono liberare spazi negli ospedali”.

Il direttore dell’Area vasta 4 , Licio Livini, apre “ad un coinvolgimento dei privati convenzionati, che dispongono di rianimatori e anestesisti. Qualora il quadro peggiori, potremmo portare in quelle strutture l’attività pulita, per renderli spazi convenzionati, tenendo i pazienti Covid al Murri. Sempre se riusciamo a superare gli ostacoli normativi legati alle incompatibilità. Credo che un accordo sarebbe possibile vista l’emergenza. Potremmo rispondere meglio alle esigenze dei malati oncologici ed altre categorie in attesa da tempo. Spero in un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia, ai quali potremmo delegare il tracciamento e l’indagine epidemiologica”. Una soluzione su cui la direttrice generale Storti frena. “Valutiamo tutto, ma ad oggi non ci sono atti normativi che hanno aperto alla possibilità che il personale pubblico operi nel privato e non possiamo bypassare le normative statali”.

Dopo altri interventi, dai sindaci di Montefortino e Monte Vidon Combatte, Ciaffaroni e Massucci, alla presidente dell’ordine dei medici Annamaria Calcagni, fino al segretario Cisl Giuseppe Donati, al sindaco Calcinaro le conclusioni. “Ringraziamo il presidente e la Regione per l’ascolto e la disponibilità. Ci mettiamo nelle vostre mani. L’Area vasta 4 non può arrivare al livello 3 di emergenza e vedersi privata di gran parte dell’assistenza sanitaria. Arriviamoci solo dopo che tutte le altre strutture delle Marche saranno al massimo, perchè ci sono altre strutture che nella prima ondata dell’emergenza avevano numeri più che doppi di ricoveri rispetto ad oggi, mentre noi siamo già agli stessi livelli di 6 mesi fa. Dateci un segno”.


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