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Delitto di Jennifer, la madre in carcere non mangia più: “Ho paura che mi avvelenino”

SERVIGLIANO - L'Istituto penitenziario ha chiesto il trasferimento in una struttura psichiatrica per la donna, proroga di altri 6 mesi per le indagini preliminari, primi contatti telefonici tra il padre e l'altra figlia
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di Pierpaolo Pierleoni

Ha rifiutato categoricamente di mangiare, spiegando di temere che qualcuno possa avvelenarla. Una situazione che si trascina ormai da un paio di settimane e che ha spinto l’Istituto penitenziario di Pesaro a chiedere al Gip il trasferimento in una struttura psichiatrica. Questi gli ultimi sviluppi per Pavlina Mitkova, la 38enne di origini bulgare, in carcere da gennaio con l’accusa di omicidio volontario della figlia Jennifer Krasniqi, di appena 6 anni.

Il caso aveva sconvolto Servigliano, la notte dell’8 gennaio scorso, quando un incendio divampò dalla cucina dell’abitazione in cui soggiornava la famiglia Krasniqi, intorno alle 3 di notte. In casa c’erano la Mitkova, la povera Jennifer e la sorellina minore. Il papà delle bimbe, Ali Krasniqi, non era sul posto. Quando arrivarono i soccorsi, mamma e figlia minore erano scappate fuori casa, Jennifer era esanime nel letto, già morta. L’origine volontaria del rogo è stata accertata rapidamente, sin dai primi giorni d’indagine, tanto da portare all’arresto della madre per incendio doloso e morte come conseguenza di altro reato. L’autopsia, depositata mesi dopo, ha fatto emergere la più tremenda delle verità. Jennifer era già morta da almeno due ore al momento dell’incendio, soffocata secondo il medico legale con un corpo morbido. Per la Mitkova, l’accusa si è così trasformata in omicidio volontario.

La donna è parsa imperturbabile in tutti questi mesi, difficile anche per i legali riuscire a stabilire un contatto con lei, che si è trincerata nel silenzio ed ha sempre rigettato ogni responsabilità. Fino ad un paio di settimane fa, a parte il suo atteggiamento di chiusura, non dava segni di particolari problemi di salute. Poi, la 38enne ha smesso di alimentarsi ed ha perso vistosamente peso. “L’Istituto penitenziario ha segnalato il problema al Gip, che ha dato parere favorevole al trasferimento in un ospedale psichiatrico – spiega l’avvocato Emanuele Senesi, difensore della Mitkova insieme all’avvocato Gianmarco Sabbioni – In questi mesi, con l’aiuto della dottoressa Federica Bruzzone, nostra consulente, abbiamo cercato di rompere il silenzio, ma la signora è sempre rimasta molto chiusa in se stessa. Nelle ultime settimane sono emersi questi comportamenti paranoici e il rifiuto di mangiare, con una significativa perdita di peso”.

Intanto, il Pm della Procura della Repubblica di Fermo ha chiesto una proroga di 6 mesi per il termine delle indagini preliminari. Jennifer Krasniqi, a 10 mesi dal delitto, non ha ancora avuto sepoltura, perchè non è ancora stato concesso il nulla osta e il suo corpo resta all’obitorio di Fermo. La sorella minore, di 5 anni, è custodita in una struttura protetta per minori. Nelle scorse settimane ha potuto avere i primi colloqui telefonici col padre, Ali Krasniqi, estraneo alle indagini per il terribile delitto della figlia. Il suo avvocato, Maria Cristina Ascenzo, si è battuta in questi mesi, contestando le misure che avevano vietato ogni contatto della piccola con il papà ed il ritardo nell’esecuzione delle misure avallate dal Tribunale dei minori. La bimba ha potuto risentire il padre e dalla prossima a cadenza settimanale. Nei prossimi giorni la frequenza dei contatti aumenterà a due telefonate a settimana ed il mese prossimo dovrebbe essere autorizzato il primo incontro fisico tra i due.


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