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Virus, terapie intensive e Rt
fanno “scivolare” le Marche
nella zona ad alto rischio

COVID - A mezzanotte le Marche passeranno nella zona arancione con nuove restrizioni necessarie a limitare la diffusione del contagio da Covid 19. I dati presi in esame dalla cabina di regia ieri mostrano una situazione critica con il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid-19 salito nella settimana di riferimento al 45%.
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di Sandro Renzi

A mezzanotte per le Marche scatterà la zona arancione. L’ordinanza è stata firmata ieri dal Ministro Speranza sulla base del report settimanale trasmesso all’Iss ed esaminato dalla cabina di regia n.26. La decisione è stata presa valutando quindi un peggioramento della situazione legata alla pandemia ed alla diffusione del contagio nella nostro territorio. I numeri delle due ultime settimane, se messi a confronto, lasciano in realtà poco spazio ad interpretazioni e giudizi su tempistiche ed andamenti. Raccontano, al di là del dato Rt medio, di un incremento dei casi totali. Nell’aggiornamento epidemiologico aggiornato al 7 novembre i casi totali erano infatti 17439 ovvero 1148,51 per 100000 abitanti. L’Rt era all’1,29 ed i casi con data prelievo/diagnosi 3536.

Nell’aggiornamento dell’11 novembre, riferito alla settimana che va dal 2 all’8, i casi totali sono saliti a 18765 e l’incidenza cumulativa a 1235,84. In salita anche l’Rt passato a 1,55 mentre i casi con data prelievo/diagnosi nella settimana sono stati 3139. Anche la curva epidemica mostra segnali preoccupanti con picchi che hanno indotto la cabina di regia a suggerire il passaggio delle Marche nella zona arancione considerando tuti i 21 criteri. Stesso discorso per la heatmap dei casi da cui si evince una chiara concentrazione dei contagi nelle cinque province già dal mese di ottobre con particolare riferimento alla provincia di Ancona che finisce nel range 201-500. L’incidenza del virus per 100000 abitanti colloca ugualmente le province marchigiane in un range alto, graficamente rappresentato nel rapporto dal colore bordò, quello dai 20 casi a salire. Un altro dato, ugualmente grafico, mostra che dei 3078 casi positivi registrati tra il 2 ed l’8 novembre, la concentrazione più alta si è avuta nel comprensorio anconetano, a seguire le province di Macerata, Fermo, Ascoli e Pesaro-Urbino a chiudere.

Il rapporto discusso ieri nella cabina di regia per le Marche descrive una “classificazione complessiva di rischio Alta” e stima un Rt a 1,55. Ottima invece la capacità di monitoraggio messa in atto dalla regione (indicatori di qualità dei sistemi di sorveglianza con raccolta dati a livello nazionale) con ben il 99,9%, di pochissimo sotto alla Toscana, all’Emilia Romagna ed alla provincia autonoma di Trento (100%).  Il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid-19 è salito nella settimana di riferimento al 45%, di molto sopra la soglia del 30% che viene considerata di allerta per l’Iss. Stesso discorso per il tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid-19 passato al 56%. Capitolo “resilienza dei servizi sanitari preposti nel caso di una recrudescenza dell’epidemia da Covid-19”, ovvero l’elenco degli indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti. Rispetto alla settimana precedente le Marche hanno fatto registrare un incremento percentuale dei tamponi positivi “escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “retesting” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese” si legge nel rapporto. Si è così passati  dal 26 al 30,8%. Alto dato che avrebbe pesato sulla decisione di far cambiare colore alla nostra Regione.

Marche:

Numero di casi totale:  18765
Incidenza cumulativa per 100,000 ab:  1235,84
Diagnosi ultimi 7 gg:  3139
Incidenza 7 gg per 100,000 ab: 206.73
Diagnosi ultimi 14gg:  6675
Incidenza 14gg:  439.61

Rapporto

“Il report della Cabina di regia numero 26 relativo al periodo 2 – 8 novembre evidenzia che l’epidemia in Italia seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020.
Tale andamento andrà confermato nelle prossime settimane e non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti. Nella maggior parte del territorio nazionale la trasmissibilità è compatibile con uno scenario di tipo 3 con diminuzione nel numero di Regioni e province autonome in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4” così l’ultimo rapporto che ha modificato il colore di molte regioni tra cui la Toscana e la Campania passate in zona rossa. “La situazione descritta evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale, in un numero crescente di Regionie province autonome, o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri. Questo interessa l’intero territorio nazionale”.   Cabina di regia che invita peraltro a “rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni e province autonome”. Un invito che neanche troppo velatamente lascerebbe intendere il passaggio prossimo delle ultime tre regioni, tra cui Lazio e Sardegna; dalla zona gialla alla zona arancione.

Acquaroli

“Il contesto epidemiologico della nostra regione risulta in questo momento in una fase di rallentamento della crescita progressiva dei casi positivi, e l’andamento dell’incidenza, ossia i nuovi casi giornalieri, nell’ultimo periodo risulta in una fase di stabilizzazione seppur con numeri totali elevati che risultano, oramai da una settimana, attorno ai 700 casi al giorno” così il Presidente della Regione, Francesco Acquaroli che avrebbe voluto “un confronto preventivo tra l’Iss e le nostre strutture sanitarie regionali, anche per valutare l’andamento conosciuto di questa ultima settimana. Comunque sarebbe stato auspicabile un maggiore preavviso che avrebbe evitato disagi a quelle attività economiche già penalizzate che si trovano improvvisamente chiuse “.

 

 


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