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Virus, nella Marche cala l’Rt
ma resta alta la pressione
sulle strutture sanitarie

COVID 19 - Scende l'indice Rt nelle Marche ma resta alta la pressione sulle strutture sanitarie. La Regione rimane così ancora in zona arancione, ma cominciano a vedersi gli effetti delle restrizioni messe in campo per arginare la pandemia.
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di Sandro Renzi

Cala il famigerato Rt nelle Marche passando, nell’ultima settimana, dall’1,55 all’ 1,17. Segno che le misure messe in atto per contrastare il virus cominciano a sortire i primi effetti. Di contro, però, non scende la pressione sulle strutture sanitarie regionali. L’indice che misura il tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva per pazienti Covid 19 è fermo al 45%, ben oltre la soglia di allerta che scatta superata la percentuale del 30. Non va meglio per un altro indice, quello relativo al tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti positivi. La soglia di allerta è fissata al 40%, mentre le Marche si attestano al 52%. E quanto emerge nell’aggiornamento epidemiologico fatto dalla cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità con dati aggiornati al 18 novembre e relativi alla settimana che va dal 9 al 15. Dati che lasciano le Marche in zona arancione. Ed anche se l’Rt migliora, altri numeri hanno indotto le autorità a congelare la situazione nella nostra Regione.

I casi totali al 15 novembre erano 22973 con una incidenza cumulativa di 1512,97 casi per 100000 abitanti. Casi invece con data prelievo/diagnosi nella stessa settimana sono stati 3108 con una incidenza di 204,69 per 100000 abitanti. La settimana precedente i casi totali erano saliti a 18765 e l’incidenza cumulativa a 1235,84. Il grafico che mostra la heatmap dei casi comincia pertanto a colorarsi di tinte più tenui, quelle rappresentate dal range 1-10. Il virus insomma frena. Stesso discorso per l’incidenza per 100000 abitanti. Le province marchigiane slittano in un range più basso, quello dei casi compresi tra 2,51 e 5. La settimana precedente il range era quello di colore bordò, ovvero dei 20 casi a salire. Un altro grafico racconta che dei 3049 casi positivi riscontrati, la concentrazione più alta resta nella provincia di Ancona, seguita da quella di Macerata, quindi Pesaro Urbino e Fermo. Vanno meglio le cose nell’ascolano. Il rapporto discusso venerdì nella cabina di regia, per le Marche descrive una “classificazione complessiva di rischio Moderata” e questo di per sé è già positivo vista che pochi giorni prima il rischio calcolato era Alto. Sempre ottima  la capacità di monitoraggio messa in atto dalla regione (indicatori di qualità dei sistemi di sorveglianza con raccolta dati a livello nazionale) con ben il 100%.  C’è poi l’indice che misura la resilienza dei servizi sanitari territoriali. Su 20 Regioni solo Marche, Umbria e Campania non hanno  segnalato allerte. E’ ancora la cabina di regia ad accendere qualche speranza in più di poter tornare nella zona gialla. “Le regioni Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Veneto sono classificate a rischio moderato, e tra queste solo nelle Marche non è evidenziata una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese se si mantengono gli attuali livelli di trasmissibilità (anche considerando i posti letto attivabili in tale periodo). Di queste Regioni, tutte presentano una compatibilità della trasmissibilità stimata al 4 novembre 2020 con lo scenario 2 fatto salvo il Molise che ha una trasmissibilità inferiore” così è stato scritto nel rapporto settimanale.

Ed ancora: “Nella maggior parte del territorio nazionale la trasmissibilità è compatibile con uno scenario di tipo 2 con alcune Regioni e province autonome in cui la velocità di trasmissione è ancora compatibile con uno scenario 3. Si osserva una riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente suggerendo un iniziale effetto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020. Tuttavia, poiché la trasmissibilità in gran parte del territorio è ancora con un Rt>1 e comporta un aumento dei nuovi casi, questo andamento non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti”. Da qui la raccomandazione a ridurre drasticamente le interazioni tra le persone in modo da ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione e quindi alleggerire la pressione sui servizi sanitari. “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-­‐sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine“.


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