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“Basta con l’inseguire l’emergenza,
serve una nuova mission
per questo territorio
“,
la road map di Cifani (Cisl)

RILANCIO - Il segretario Cisl: "La cabina di regia dovrebbe essere affidata alla Regione. Puntiamo sui servizi, innovazione, banda larga e formazione, ma la politica si assuma la responsabilità”
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di Federica Broglio

“Dovremmo convertire questo momento di crisi profonda in opportunità per generare una nuova forma di sviluppo ed invece questa pandemia sta offuscando ogni visione di politica lungimirante per inseguire solo le emergenze”.

Il segretario della Cisl di Fermo Alfonso Cifani si dice deluso e sconfortato nel vedere come il modello di eccellenza fermana sia stato abbandonato e lasciato alla deriva per una serie di condizioni contingenti, come la crisi mondiale, la globalizzazione, il sisma e ora la pandemia, ma soprattutto per “una politica che latita, che non ha saputo reagire e cogliere le occasioni che via via si affacciavano sul panorama economico“. “Finché resisteva il modello ‘piccolo è bello’ siamo riusciti a crescere a livello produttivo, sociale e occupazionale – dice Cifani – poi si è parlato di associazioni di impresa che però non si sono tradotte in realtà a causa di un’imprenditorialità miope e infine non si sono saputi sfruttare i fondi europei a causa di un’incapacità di concertazione tra le parti”.

Insomma, il segretario della Cisl ritiene che ci fossero le condizioni per arginare la crisi, ma che non ci sia stata la volontà. La responsabilità maggiore, per il sindacalista, l’ha avuta la giunta regionale di Ceriscioli, che “non ha accolto la richiesta da parte del territorio fermano di riconoscimento dello stato di area di crisi industriale complessa (L.181/89, ndr.) a causa della grave débacle del settore calzaturiero che avrebbe portato 1 milione di euro di investimenti tra capitale pubblico e privato”. “Avremmo potuto godere di ammortizzatori sociali e di nuove forme di sviluppo – evidenzia Cifani – Il tessuto imprenditoriale del Fermano è ancora operoso, laborioso, predisposto alla crescita e all’innovazione. A dimostrazione ci sono le 80 richieste di adesione al bando regionale che nonostante offrisse pochissimo tempo per la presentazione delle domande, il 30 settembre scorso, in piena pandemia, ha presentato progetti di startup e innovazione tecnologica. La nostra classe imprenditoriale ha ancora voglia di fare impresa, ma dobbiamo affiancarla e sostenerla”. Era stato creato anche un tavolo dello sviluppo provinciale nel 2017 che radunava le associazioni di categoria e le sigle sindacali per ideare e progettare nuove forme di aiuti e di sviluppo “ma non è mai stato riconosciuto a livello regionale, quando invece, in funzione di una programmazione degli interventi sarebbe stato uno strumento utilissimo e strategico per la giunta di Palazzo Raffaello di Ancona, anzi – sollecita il segretario della Cisl – dovrebbe essere istituito in tutte le province marchigiane. Invece noto che manca un collegamento tra politica e mondo imprenditoriale”.

A soffrire ora non è solo il settore calzaturiero, ma anche quello edilizio e del commercio e della ristorazione e “non dovremmo nemmeno sottovalutare il cronico invecchiamento della popolazione, che grava pesantemente sulle famiglie”. L’analisi di Cifani è dunque di ampio respiro, mettendo in evidenza problematiche che non sono solo legate all’aspetto economico, ma soprattutto sociale, senza trascurare quello della scuola che dovrebbe essere riqualificata in funzione delle opportunità lavorative dei giovani. “La politica locale e regionale non si assume responsabilità e soprattutto non sembra riuscire ad individuare una mission per questo territorio, manca una cabina di regia in grado di orientare lo sviluppo futuro”. Il segretario della Cisl pensa dunque ad un marketing territoriale che sappia valorizzare le peculiarità turistiche, ad un percorso di formazione per i giovani, ad una nuova economia di servizi, ad investimenti sulla banda larga, alla valorizzazione dell’entroterra, ad una pista ciclabile lungo tutto il litorale che colleghi anche le aree montane.

Le idee ci sarebbero – conclude Cifani – basterebbe crederci e programmare, guardando al di là del proprio orticello, con una visione più ampia. Gli strumenti di aiuto e sostegno economico si possono trovare anche a livello europeo, spesso però non si sanno sfruttare. E’ l’ora di investire sul cambiamento, perché non so quante aziende, terminato il blocco dei licenziamenti e finiti gli ammortizzatori sociali, riusciranno a sopravvivere ancora. Dobbiamo individuare delle alternative di crescita”.


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