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La Chiesa fermana fa memoria
del beato Antonio Grassi
a 120 anni dalla sua beatificazione

FERMO - Don Michele Rogante, parroco di San Domenico e rettore della Cattedrale: "Il tempo da un lato ed il terremoto che ha reso inagibile la chiesa dall’altro, stava purtroppo facendo dimenticare la figura del beato. Da qui nasce l’idea di spostare il suo corpo in cattedrale, posizionandolo accanto alla nicchia in cripta nella quale già erano conservate molte sue importanti reliquie"
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Tante sono le figure dei Santi e dei Beati che la liturgia ogni giorno ci invita a conoscere, e nel ricordarli in una ‘Festa’ o ‘Memoria’, continuano a splendere come importanti testimoni di fede per la crescita spirituale di ciascun battezzato (e non).
Oggi la Chiesa fermana fa memoria di un Beato della Congregazione di San Filippo Neri, il terzo dei beati filippini in ordine di glorificazione, innalzato agli altari da papa Leone XIII nell’Anno Santo 1900 (30 settembre). Si tratta del Beato Antonio Grassi, nato a Fermo il 13 novembre del 1592, vissuto per gran parte della sua vita nel complesso conventuale della città (attuale palazzo del Tribunale), morto il 13 dicembre 1671.
In occasione dei 120 anni dalla sua beatificazione (1900 – 2020), la Cattedrale, su concessione della Parrocchia di San Domenico custode del corpo del Beato, ha dato avvio ad un importante progetto di recupero e valorizzazione del culto del fermano Antonio Grassi, così da far conoscere a più persone possibili la sua bella ed intensa testimonianza di vita.

“Il beato Antonio è una figura che conosco da tempo – dice don Michele Rogante, parroco di San Domenico e rettore della Cattedrale – perché il suo corpo era collocato nella chiesa della Madonna del Carmine, della quale in quanto parroco, sono responsabile. Il tempo da un lato ed il terremoto che ha reso inagibile la chiesa dall’altro, stava purtroppo facendo dimenticare la figura del beato. Da qui – continua don Michele – nasce l’idea di spostare il suo corpo in cattedrale, posizionandolo accanto alla nicchia in cripta nella quale già erano conservate molte sue importanti reliquie”.

Perché tutto venisse fatto nel migliore dei modi, sotto la supervisione dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi, sono state richieste alla Soprintendenza le autorizzazioni necessarie, organizzando ogni cosa nel pieno rispetto delle regole. Si è così potuto dare avvio ad un intervento di restauro sia dei paramenti liturgici indossati dal beato Antonio, sia delle sue reliquie custodite in Cattedrale; intervento che, una volta concluso, permetterà ai fedeli di conoscere ed apprezzare uno dei pochissimi beati in Italia appartenenti alla Congregazione di San Filippo Neri.
Antonio Grassi nasce, come scritto sopra, a Fermo; entra nella congregazione l’11 ottobre 1609 e viene ordinato sacerdote il 17 dicembre 1617. Eletto ininterrottamente Preposto della Comunità fermana dal 1635 fino alla sua morte, esercitò il suo ministero nell’istruzione catechistica e spirituale, nella carità verso gli infermi ed i carcerati, nella cura dei fanciulli e dei giovani. Fu “angelo di pace” nel comporre numerose rivalità, e fu chiamato ‘padre dei poveri’ per la carità eroica con la quale tutto distribuiva, persino i propri indumenti. Coltivò verso la Vergine una forte devozione, manifestata anche con i numerosi pellegrinaggi a piedi alla Santa Casa di Loreto, nel cui Santuario, il 4 settembre 1621, rimase prodigiosamente illeso da un fulmine che pure bruciò le sue vesti. Muore il 13 dicembre 1671 a Fermo e la fama di santità che godette in vita, si estese subito, in Italia e fuori, particolarmente in Germania, favorita da molti miracoli ottenuti per sua intercessione.
“Presto – conclude don Michele – sarà possibile tornare a pregare sulla tomba del Beato Antonio Grassi nella sua nuova collocazione nella cripta della Cattedrale e conoscere, così, un uomo umile e di grande fede, riconosciuto da tutti nella storia come un importante modello di vita e testimone di carità”.


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