facebook twitter rss

Six Feet Under,
l’abbigliamento che si racconta
e l’e-commerce che si fa negozio

PORTO SAN GIORGIO – Alla scoperta del negozio di sneakers e streetwear in Via Simonetti, gestito da Matteo e Anna: “Prendiamo anche marchi poco conosciuti e ogni stagione il nostro cliente ne trova sempre di nuovi”
Print Friendly, PDF & Email

“Comprate dove volete, ma supportate gli indipendenti, quella realtà medio piccole che puntano sulla qualità e sulla ricerca. Come noi di Six Feet Under”. Un messaggio che travalica il Natale in arrivo, e quindi la corsa sfrenata ai regali. Considerazioni che, nelle intenzioni di Matteo Leoni, mirano a convincere chi si dedica anima e portafogli a curiosare nei megastore, dimenticando quei negozi incastonati nei nostri piccoli centri dove i prodotti (nel caso specificio sneakers e streetwear) parlano, attraverso la voce dei commercianti. Come, appunto, quel sogno – suo e della compagna Anna – nato nel 2012 e radicatosi in una Porto San Giorgio che, anno dopo anno, ha imparato ad apprezzarne le proposte, lo stile e gli obiettivi. Arrivando a travalicare i confini regionali.

PERCHÉ SIX FEET UNDER

L’ispirazione iniziale del nome è partita da un negozio europeo, Six Feet Down, che vendeva sneakers. “Studiandoli ho ripreso il concetto che c’era dietro: una sorta di altezza standard per la quale ti vesto dalla testa ai piedi. E noi siamo partiti dalle scarpe. A questo si aggiunge il fatto che siamo una realtà underground: quando abbiamo aperto questa tipologia di negozi specializzati nel discorso sneakers non esisteva. Quest’anno sono 8 anni di attività, iniziata in uno spazio ripreso da una realtà già operativa da 6-7 anni, per arrivare alla nuova sede in Via Simonetti”.

Il concetto di base, spiega, era ricalcare l’idea di questi negozi europei con una vendita di calzature limitate. “All’epoca era una novità, ma negli ultimi anni ci si sono buttati tutti, rendendoci un po’ più complicato il lavoro. Ma noi continuiamo a fare ricerca, per toccare un target sicuramente più giovanile ma adatto a tutte le età, che ha voglia di comprarsi magari una Nike che però non trova nei megastore”.

A Matteo piace raccontare come la vera titolare del negozio sia Anna. “Io sono un po’ il ghostwriter, provo a cercare nuovi canali e insieme guardiamo sempre oltre”.

DENTRO L’E-COMMERCE

L’oltre, appunto. Che potrebbe benissimo essere contenuto in un termine di grande attualità: l’e-commerce, vale a dire quell’infinita rete di vendite che passano attraverso il virtuale. “Tutto quello che era il mondo dell’on line e dei social lo abbiamo abbracciato sin da subito, e-commerce compreso. Bisogna avere un’idea su come raggiungere le persone dentro casa, anche se nel tempo abbiamo fatto cambiamenti in negozio, inserendo il discorso dell’abbigliamento e allargando la proposta a donne e bambini”.

La deflagrazione dell’emergenza Covid, con l’immediata chiusura delle attività commerciali, è stata per paradosso lo stimolo ad accelerare verso quella direzione. “Una volta chiuso in casa ho rifatto il sito da capo per farlo diventare uno strumento più importante. Prima era un po’ una sorta di vetrina, ma aiutato anche da amici esperti ho voluto rimetterci le mani. E adesso sta lavorando sempre, non riesce certamente a sopperire a quello che puoi fare in negozio, ma ci sta dando una mano”.

E se da un lato Six Feet Under ha puntato deciso su Instagram (“Facebook lo usiamo meno”) considerando la tipologia di clienti, dall’altro c’è stato un investimento massiccio sul cosiddetto marketing digitale. “Internet è sicuramente meno fidelizzante rispetto al negozio, che ti permette di instaurare un rapporto con il cliente, ma sicuramente è ottimo per una raccolta dati da utilizzare per inviare newsletter ed informazioni. Abbiamo investito molto sul marketing digitale, con costi importanti per portare a casa dei risultati significativi in termini di visibilità. Oggi un commerciante internet dovrebbe valutarlo come una risorsa, un’opportunità; il mondo va avanti, invece di contrastarlo sapendo che è impossibile bisognerebbe guardarlo in maniera diversa”.

Trattare un sito e-commerce come tratteresti il tuo negozio: questa la regola che Matteo e Anna si sono dati. “Non esistere lì è quasi non esistere. Ti dà la possibilità di varcare i confini, anche a livello mondiale, partendo da un computer di casa. Per venire fuori on line, però, devi investire molto sulla pubblicità e sui motori di ricerca”.

LE STORIE DEI PRODOTTI

Ma il cardine del loro business resta il prodotto. Che necessità di una narrazione e che, quindi, trova il suo habitat naturale nelle vetrine, tra gli scaffali e gli appendiabiti. “Ci piace raccontare le storie di un prodotto o un dettaglio. L’esperienza che fai in negozio non è quella che fai in un centro commerciale, noi qui facciamo ricerca e sviluppo, prendiamo anche marchi poco conosciuti e ogni stagione il nostro cliente ne trova sempre di nuovi, con numerose realtà legate al panorama urban sia nazionale che internazionale”.

Oltre alla già citata e sempre ricercatissima Nike, tra i marchi più apprezzati c’è la finlandese Karhu, una delle più longeve aziende produttrici di scarpe e con una storia molto particolare, anche legata alla realizzazione di attrezzature per l’atletica. Ci sono Iuter e Octopus, realtà tutte italiane esplose nel mondo dei teenager. E poi Caterpillar, l’italiana Phobia (“Famosa per la stampa con il tema del fulmine”), passando per le felpe di Ninì Tirabusciò, marchio creato da uno skater abruzzese e con un mood molto femminile. “Sono tutti prodotti di altissima qualità – rimarca Matteo – che vanno scoperti, toccati, persino ascoltati. E questo è possibile farlo soltanto qui, insieme a noi”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


X