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Mancata decontribuzione,
per Alessandrini è il fallimento del Fermano
“Agiamo compatti, subito l’emendamento”

POLITICA - Il segretario provinciale e vice segretario regionale del Pd invita la sottosegretaria Morani a rispettare gli impegni presi. Dopo le critiche a Putzu, Lucentini e al mondo degli industriali, l'invito a fare fronte comune
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di Andrea Braconi

Se c’è un tratto caratterizzante di Fabiano Alessandrini, segretario provinciale e vice segretario regionale del Pd, è che quando si tratta del territorio non guarda in faccia nessuno, compreso il suo partito. “Penso di averne dato prova in questi anni” ribadisce, prima di riprendere le fila del suo recentissimo allarme sul mancato inserimento delle aree di crisi marchigiane, quella Fermana compresa, in un emendamento approvato alla Camera dei Deputati ed inerente l’estensione della decontribuzione alle imprese.

Alessia Morani, sottosegretaria al Mise, afferma testualmente: la partita è chiusa e vanno perseguite altre strade.

“La partita è chiusa se non la vuole riaprire. E quali sarebbe queste altre strade? Lei deve impegnare il Governo a subemendare per includere le aree di crisi. C’è stato un impegno preciso e va rispettato. Non si capisce perché devi includere soltanto le aree ex Cassa del Mezzogiorno: perché fa comodo a qualcuno e noi andiamo solo di risulta? Così non funziona.”

Oltre al Fermano-Maceratese, c’è anche il punto interrogativo sull’Ascolano e, nello specifico, sulla zona di Comunanza.

“Dove io e Verducci siamo andati a fare il presidio quando la Whirlpool intendeva chiudere e c’è stato un forte impegno di tutto il partito. Come si può dimenticare tutto questo? Morani faccia presentare al Governo l’emendamento, è questo l’impegno che le chiediamo. E poi quei fondi messi per la zona ex Cassa sarebbero già sufficienti, non occorrerebbe nemmeno fare un ulteriore stanziamento.”

Immancabilmente, il fatto ha alimentato polemiche dal fronte opposto. In particolare, il consigliere regionale Puztu si è espresso in maniera chiara.

“Questi sono momenti in cui chi ha un minimo di senso istituzionale dovrebbe capire che la polemica politica dovrebbe lasciare il passo al fronte comune. Capisco che Putzu è stato abituato a fare il succhia ruota, il gregario in gergo ciclistico, ma siccome oggi fa il consigliere regionale nonché il presidente della Commissione Sviluppo Economico ed è il referente, come ci dice, di Giorgia Meloni che durante la campagna elettorale ha soggiornato a Porto Sant’Elpidio, ecco, se voleva fare la sua parte poteva far presentare un emendamento alla Meloni o a chi per lei alla Camera dei Deputati, dove si discute. Inutile tirare in ballo Verducci che sta al Senato. Bisogna che Putzu, oggi che non fa più il gregario, si metta a tirare in salita.”

Anche l’onorevole Lucentini, della Lega, si è espresso non ha risparmiato critiche.

“Lucentini è andato alla Camera come campione del calzaturiero, ma mi sembra che abbia dormito in questa fase, probabilmente paga l’inesperienza. Invece di perdere tempo a fare video con Sgarbi, probabilmente da parlamentare avrebbe potuto presentare un proprio emendamento o un subemendamento. È anche una persona sincera, glielo riconosco, ma in questa situazione è stato veramente superficiale. L’ordine del giorno alla Camera che impegna il Governo può servire per fare un altro video ad uno e consumo dei propri fan, ma non ha alcun effetto pratico, contrariamente all’attivarsi con l’ufficio legislativo della Lega presentando un emendamento.”

Però, guardando i fatti, sembrano aver “dormito” tutti.

“È stata una dormita collettiva, compresi i miei. Infatti, ce l’ho principalmente con i miei, ma anche gli altri non possono mettersi a pontificare. Qui bisogna che gli attori, tutti, compresi gli industriali, facciano fronte quando ci sono momenti cruciali. Perché piangere poi, battersi il petto o fare la polemica di parte non serve a nulla quando il treno è passato. E questo inciderà pesantemente e a lungo sul nostro territorio. Se non si capisce, siamo destinati a scomparire o a non contare nulla.”

Una storia che si ripete.

“Invece bisogna che ci sia un’assunzione di responsabilità collettiva. Per questo invito tutti ad avere uno scatto di reni, specie dopo la fotografia fatta dal Sole 24Ore. Al di là della classifica, se andiamo a guardare gli elementi che la rendono così qui stiamo indietro su digitalizzazione, banda larga, riconversioni industriali e ambientali. Sono temi che una classe dirigente seria a tutti i livelli, dalla politica a Confindustria, dai servizi alle banche, dovrebbe porsi ed affrontare con rapidità.”

Però è innegabile che in questi anni, anzi, decenni a livello locale avete governato voi (e penso a tanti grandi Comuni e alla Provincia nel pieno delle sue funzioni, così come alla Regione Marche).

“Quelli sulla digitalizzazione e la banda larga sono provvedimenti messi in campo da Ceriscioli cinque anni fa e ci si è riso sopra, come a dire: ‘A cosa servono queste cose?’. Così come le famose piste ciclabili. Invece sono questioni che attengono alla riconversione del territorio. Penso anche a Industria 4.0, utilizzato solo marginalmente dalle aziende del Fermano e questo la dice lunga anche sulla preparazione collettiva. Non è soltanto una questione di governo da parte della politica, bisogna che tutti si muovano.”

Allora la sintesi è che ha fallito un’intera classe dirigente?

“Sicuramente. Noi ci prendiamo la nostra parte di responsabilità, ma siamo tutti in ritardo e lo si vede nella risposta in momenti come questi. Se chi ha responsabilità l’unica cosa che fa non è quella di attivarsi per tempo ma di dire ‘in campagna elettorale avevate detto questo e quello’, allora significa che stiamo tutti molto indietro. Così come i nostri industriali, la cui capacità di lobbying mi sembra sia stata prossima allo zero. Diciamoci la verità: siamo tutti molto piccoli e forse l’unico modo è agire in maniera compatta, invece che singolarmente.”


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