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Buon anno a chi combatte il virus
ed a chi non vuole arrendersi:
si vince solo col gioco di squadra

Si è chiuso un anno, il 2020, che giocoforza resterà indelebilmente fissato nella memoria di tutti, e se n'è aperto un altro, tra speranze e tante incertezze, che, richiamando senza retorica un passo del nostro inno, impone ancora l'obbligo morale di stringersi a coorte per sentirsi comunità.
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di Sandro Renzi

Si è chiuso un anno, il 2020, che giocoforza resterà indelebilmente fissato nella memoria di tutti, e se n’è aperto un altro, tra speranze e tante incertezze, che, richiamando senza retorica un passo del nostro inno nazionale, impone ancora l’obbligo morale di stringersi a coorte per sentirsi comunità e combattere insieme contro l’invisibile nemico chiamato Covid 19. Mai come questa volta, allora, augurare Buon Anno a chi lotta in prima linea ed a chi ha sofferto e sta soffrendo ancora per le conseguenze della pandemia e  perché no, anche a chi si trincera nelle retrovie del negazionismo, per convinzione o una sorta di pigrizia, snobbando il virus prima e l’efficacia del vaccino ora -sperando che il 2021 possa contribuire a diffondere una diversa consapevolezza- – può sembrare tutt’altro che scontato.

Buon Anno allora ai nostri medici, ai nostri infermieri ed alle nostre infermiere, al personale sanitario che da dieci mesi combatte una guerra subdola con l’impegno e la dedizione di chi, pur trovandosi di fronte ad un buco nero col rischio di esserne risucchiati, non abbandona la missione e non cede il passo.

Buon Anno ai nostri sindaci, simbolo delle nostre piccole comunità, costretti a fare i salti mortali nel tentativo di dare una mano concreta a chi improvvisamente si è trovato senza lavoro o con l’attività chiusa per settimane. A fare quadrare i bilanci spesso precari pur di garantire in molti casi un pasto caldo a decine e decine di famiglie. Pressati e sconfortati, ma non per questo pronti ad alzare bandiera bianca.

Buon Anno alle associazioni di volontariato, alla Protezione civile, che non hanno mai smesso di dare una mano a chi era in difficoltà, senza timore del contagio, offrendo assistenza continua. Vicine alla sofferenza e ad una nuova povertà. 

Buon Anno alle pubbliche assistenze, massacrate da ore ed ore di lavoro, nel pieno della pandemia. Mai però un passo indietro, anche loro sempre in prima linea per aiutare chi ne aveva bisogno, in una lotta spesso impari. 

Buon Anno alle forze dell’ordine, chiamate ad un compito ingrato in questi mesi, vigilare sul lockdown e le sue misure restrittive. Servizio svolto sempre nella consapevolezza della eccezionalità dell’evento, con quella comprensione e quella attenzione che appartengono tradizionalmente ad un padre di famiglia.

Solidarietà a chi ha perso il lavoro a causa del Coronavirus, o è stato costretto a chiudere per sempre la sua bottega o la sua fabbrica. A chi ha subito le peggiori conseguenze economiche della pandemia e stenta a rialzarsi. Che il nuovo anno sia quello della svolta e della ripartenza. 

Un pensiero, il più sofferto, a chi non c’è più. Portato via per sempre dal male, strappato agli affetti, tra strazi e dolori che hanno umiliato non solo il fisico ma anche l’anima. Il loro sacrificio non sia dimenticato.

 


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